Primo acconto Imu tra le polemiche

Primo acconto Imu tra le polemiche

Redazione

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Mentre ancora ieri le associazioni dei consumatori chiedevano una proroga dei versamenti, il sottosegretario Polillo ha chiuso la porta a ogni ipotesi: chi non paga sarà sanzionato. E ora resta il ravvedimento operoso

 

di Giuseppe Manfredi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Chiusura tra le polemiche per il saldo dell’Imu. Ieri è stato l’ultimo giorno utile per pagare il primo acconto dell’Imposta municipale sugli immobili (da ora in avanti si può versare utilizzando il ravvedimento operoso), e non sono mancati, secondo quanto hanno denunciato le associazioni dei consumatori, disservizi e problemi. Che però non scalfiscono la posizione del governo: ipotesi di proroga (o a questo punto di riapertura dei termini) sono assolutamente da scartare. Il Codacons ha affermato in una nota di aver ricevuto centinaia di segnalazioni da parte dei cittadini. “Ancora troppi gli italiani che, nel giorno di scadenza dell’odiosa tassa, denunciano difficoltà e problematiche varie legate ai pagamenti – spiega il presidente, Carlo Rienzi – Una situazione di vero e proprio caos, che ci porta a chiedere al Governo Monti di prorogare i termini per il versamento dell’imposta, venendo incontro alle esigenze dei cittadini”. L’associazione denuncia anche disservizi al call center (848.800.444) messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per informazioni. “La confusione è tale – aggiunge Rienzi – che addirittura un Caf, ad un pensionato che chiedeva il calcolo dell’Imu, ha dato appuntamento per domani (oggi, ndr) 19 giugno, ossia dopo la scadenza della prima rata”. Il Codacons ricorda infine che il numero 892.007 messo a disposizione dall’associazione per assistenza e per il calcolo dell’Imu, proseguirà anche nei prossimi giorni a dare informazioni ai contribuenti e aiutare gli italiani alle prese con l’imposta. Nessuno spiraglio però per i contribuenti in difficoltà. “L’Imu per quest’anno assolutamente non si tocca”, ha affrmato il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, rispondendo a chi chiedeva se i ritardatari che iri non hanno versato il dovuto potessero farla franca. “Chi non paga andrà incontro alle sanzioni previste”, ha sottolineato il sottosegretario, a margine della presentazione del quarto rapporto annuale Assolowcost. In tutto questo non mancano le polemiche da parte di chi ancora si scaglia contro la natura stessa del prelievo. “Oramai è emerso in tutta la sua drammaticità che il carico fiscale per gli immobili d’impresa, con il passaggio dalla vecchia Ici all’Imu, aumenta fino al 243% per negozi e uffici, e fino al 154% per capannoni e centri commerciali. A determinare rialzi così netti non è la strategia dei singoli comuni, che applicano l’aliquota massima del 10,6 per mille, quanto la normativa nazionale che, con i nuovi moltiplicatori da applicare alla rendita catastale, espande del 20% la base imponibile di centri commerciali e capannoni, del 60% quella degli uffici e del 62% quella dei negozi. Qui si sta giocando con il fuoco”, afferma in una nota Filippo Pavan Bernacchi, presidente nazionale di Federauto, la federazione italiani dei concessionari auto. “Gli imprenditori che rappresento, e che da soli fatturano il 6% del Pil italiano sono stremati. Ma vale per tutti i settori merceologici, per i commercianti come per gli albergatori. Tornando a noi, da una parte l’attacco concentrico al mondo degli autoveicoli a suon di aumenti di accise, bolli, superbolli, Iva, Ipt, Rc, pedaggi autostradali, dall’altro un insostenibile aumento della pressione fiscale”. Federauto da tempo sprona il Governo a lanciare dei piani per la crescita e a limitare l’introduzione di nuove tasse, nazionali o locali. Inoltre fa presente che distruggendo le imprese, si distruggono centinaia di migliaia di posti di lavoro, la vera ricchezza di ogni paese. “Invito il Governo ad applicare un po’ di sano buon senso, di cui sono convinto sia dotato, e lancio due proposte: si decreti che non pagherà l’Imu chi chiuderà un bilancio in perdita. Altrimenti questa tassa potrebbe concorrere a decretare la messa in liquidazione dell’azienda stessa con ulteriori danni per la collettività tutta. E che una singola tassa, da un anno all’altro, non possa crescere oltre il 10%. In assoluto non è concepibile subire aumenti del 200%, ma ancor di più in questo contesto”, conclude Pavan Bernacchi.

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