Previdenza complementare: pubblicata un’indagine svolta dal Censis per la Covip tra i lavoratori italiani

di Redazione

Biancamaria Consales

Previdenza complementare come strumento efficace per una longevità serena: pubblicati le anticipazioni sull’indagine svolta dal Censis per la Covip tra i lavoratori italiani, in attesa dei risultati definitivi attesi per il mese di gennaio.

Pensioni pubbliche basse per una vecchiaia di ristrettezze e certezza di doverle integrare con strumenti diversi che, per la maggioranza dei lavoratori, sono altri rispetto alla previdenza complementare; e poi persistente mutevolezza delle regole previdenziali e tanta paura di non riuscire comunque a costruire nel tempo una propria posizione previdenziale per l’inadeguatezza dei propri redditi e/o per la paura di perdere il lavoro.

Sono questi, in estrema sintesi, alcuni aspetti del rapporto tra lavoratori e previdenza nella crisi che emergono dall’indagine eseguita su un campione di 2.400 lavoratori (composto da dipendenti pubblici, dipendenti privati e lavoratori autonomi) focalizzata su rapporto, aspettative e bisogni informativi dei lavoratori sulla previdenza complementare.

“Nel contesto di crisi – si legge nel documento – la diffusa paura di perdere il lavoro e soprattutto il crollo della capacità di risparmiare restringe la possibilità di destinare risorse sul futuro e rende molto severo lo scrutinio degli italiani sulle destinazioni dei propri risparmi. Però pensando alle basse pensioni pubbliche attese, la netta maggioranza dei dipendenti pubblici, privati e autonomi intervistati, inclusi quelli che potrebbero investire su strumenti integrativi, non mette al vertice delle proprie scelte la previdenza complementare e punta piuttosto su investimenti privati di autotutela, dalle forme mobiliari a quelle immobiliari all’assicurativo.

Quindi, la previdenza complementare sconta oggi difficoltà legate sia a fattori di contesto, come i redditi lenti, il basso risparmio possibile e la paura di perdere il lavoro, sia fattori specifici che la rendono meno attraente agli occhi dei lavoratori rispetto a forme alternative di investimento delle proprie risorse per una vecchiaia serena. C’è tra i lavoratori italiani la convinzione che le regole previdenziali sono destinate a cambiare ancora, e questa incertezza delle regole e certezza della loro mutevolezza non fa che generare inquietudine. Lo stop and go normativo di questi anni ha minato la fiducia in uno degli aspetti fondativi della previdenza, la certezza delle regole ed il fatto che essa è in grado di dare sicurezza alle persone relativamente alla loro vecchiaia. La previdenza infatti è uno dei pilastri della protezione sociale nata per dare copertura da uno dei grandi rischi, oltre alla salute e all’inabilità al lavoro, la vecchiaia”.

Dall’indagine emerge, dunque, una ridotta conoscenza degli aspetti relativi alla previdenza complementare: ai lavoratori intervistati, infatti, sono stati posti tre quesiti per verificare il grado di conoscenza di alcuni aspetti significativi della previdenza complementare relativi ai benefici fiscali accordati ad essa rispetto ad altri investimenti, alle modalità per la rivalutazione dei contributi versati, alla possibilità di disporre in tutto o in parte del capitale prima della pensione. Dalle risposte a tali quesiti si evince che sono 6 milioni i lavoratori che hanno una conoscenza sufficiente della previdenza complementare (intesa come abilità nel rispondere correttamente ad almeno due domande su tre), mentre 16 milioni di fatto non la conoscono o la conoscono male.

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