Porti: la nuova riforma per competitività e razionalizzazione è legge

Porti: la nuova riforma per competitività e razionalizzazione è legge

Redazione

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Dopo esser passata nel giro di ventiquattro’ore al Senato e alla Camera, la riforma dei porti italiani, che prevede l’accorpamento delle autorità portuali in “autorità di sistema”, è stata approvata in settimana dal Consiglio dei Ministri per la trasformazione in decreto come emendamento alla “legge Madia” (124/2015) sulla Pubblica amministrazione.

Dall’ultimo miglio ai fast corridor, si tratta di una riforma a tutto tondo. Dieci sono gli obiettivi fissati dal Piano strategico della portualità e della logistica, vale a dire le misure per la semplificazione e lo snellimento, la competitività e la concorrenza, l’accessibilità, l’integrazione del sistema logistico, il potenziamento delle infrastrutture, l’innovazione, la sostenibilità, la certezza delle risorse, il coordinamento nazionale e la nuova governance.

La riforma, in breve

Semplificazione burocratica

Invece degli attuali 113 procedimenti amministrativi svolti da 23 soggetti, il decreto mira all’istituzione di due sportelli per abbassare i tempi di attesa, dello Sportello Unico Doganale per il Controllo sulla merce – che già si avvale delle semplificazioni attuate dall’Agenzia delle Dogane – e dello Sportello Unico Amministrativo, che si farà carico di tutti gli altri procedimenti e le altre attività produttive in porto non esclusivamente commerciali.

Inoltre, sono previste delle semplificazioni per quanto riguarda le norme d’imbarco e sbarco dei passeggeri e delle misure di snellimento per le procedure e l’innovazione amministrativa volte all’adozione dei Piani Regolatori Portuali.

Si è anche svolta un’attività di razionalizzazione con la creazione delle Autorità di Sistema portuale. Dei 57 porti di rilevanza nazionale, si effettuerà una riorganizzazione in 15 nuove Autorità di Sistema Portuale. Questi nuovi centri decisionali strategici avranno sede nelle realtà maggiori, cioè in quei porti definiti come ‘core’ dall’Unione Europea:

  • Mar Ligure Occidentale (Genova),
  • Mar Ligure Orientale (La Spezia),
  • Mar Tirreno Settentrionale (Livorno),
  • Mar Tirreno Centro-Settentrionale (Civitavecchia),
  • Mar Tirreno Centrale (Napoli),
  • Mare di Sardegna (Cagliari),
  • Mare di Sicilia Occidentale (Palermo),
  • Mare di Sicilia Orientale (Catania),
  • Mar dello Stretto (Gioia Tauro),
  • Mar Ionio (Taranto),
  • Mare Adriatico Meridionale (Bari),
  • Mare Adriatico Centrale (Ancona),
  • Mar Adriatico Centro Settentrionale (Ravenna),
  • Mare Adriatico Settentrionale (Venezia),
  • Mare Adriatico Orientale (Trieste).

A queste 15 Autorità di Sistema Portuale è affidato il ruolo strategico di indirizzare, programmare e coordinare il sistema dei porti della propria area di riferimento. Tra le loro funzioni, ci sarà anche quella di attrarre investimenti sui diversi scali e di fare da punto di raccordo con le amministrazioni pubbliche. Ulteriori porti considerati di rilevanza regionale potranno essere inseriti nelle Autorità di Sistema Portuale su richiesta delle Regioni.

La riorganizzazione della governance

Sarà un ente snello, composto di 3-5 persone, quello che andrà alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale. Il cosiddetto “Comitato di gestione”, con il ruolo di decisore pubblico istituzionale, sarà guidato da un presidente manager scelto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti d’intesa con la Regione o le Regioni interessate dall’Autorità di sistema. Diversamente dai precedenti Comitati Portuali, che avevano limitata capacità decisionale e circa 336 membri a livello nazionale, il nuovo sistema di governance coinvolgerà circa 70 persone.

I rappresentanti degli operatori e delle imprese confluiranno, invece, in enti con funzioni consultive, chiamati Organismi di partenariato della Risorsa Mare. Pur partecipando al processo decisionale, non potranno più votare atti amministrativi.

Al fine di garantire la coerenza con la strategia nazionale si darà vita a una “Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di Sistema Portuale” che, istituzionalizzata e presieduta dal Ministro, sarà il luogo per la stesura della programmazione nazionale, per la presa di decisioni strategiche e infrastrutturali e la definizione di un Piano regolatore portuale nazionale.

Saranno necessari circa 45 giorni nominare i presidenti delle autorità di sistema, e porre quindi fine ai commissariamenti della maggioranza delle autorità portuali.

Per quanto riguarda invece il “Tavolo di partenariato”che rappresenterà i privati fuoriusciti dal Comitato portuale, ci vorrà qualche settimana in più. Voci ministeriali dicono che la cosa si farà entro l’autunno, per avere così il tempo d’emanare un regolamento dedicato.

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