Politiche pubbliche, derivati e controllo

Politiche pubbliche, derivati e controllo

Sabetta Sergio

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“Guardate lo zero, e non vedrete niente. Guardate attraverso lo zero e vedrete il mondo”( Robert Kaplan – Zero. Storia di una cifra)
 
 
In un’ articolo apparso sulla Nazione di Firenze ( 4, 20/2/09) è stata riportata un’affermazione del presidente dell’ANCI, Domenici, per cui non sono stati solo i Comuni a ricorrere alla finanza creativa ma anche lo Stato e le Regioni per la spesa sanitaria, questa affermazione merita un approfondimento per quanto breve.
         Con la L. F. n. 448/01 si sono introdotti i contratti di finanza innovativa per la ristrutturazione del debito che ha sostanzialmente liberalizzato dal 2002 l’accesso al credito da parte degli enti locali, la manovra è intervenuta quale ulteriore allargamento della possibilità di finanziamento autonomo degli enti territoriali mediante proprie emissioni obbligazionarie circostanza già attuata a partire dal 1996.
         L’ingegneria finanziaria negli enti pubblici a cui la L. n. 488/01 ha dato il via si è inserita su due necessità opposte, da una parte contenere i trasferimenti dello Stato a causa dei vincoli del patto di stabilità a seguito dell’entrata dell’Italia nell’Euro, avvenuta proprio all’inizio del 2002, dall’altra, impedire che vi fosse sia una riduzione eccessiva per motivi sociali della capacità di spesa, che sostenere i consumi pubblici interni, proprio in quegli anni continuava la privatizzazione dei beni pubblici stessi.
         Si vede bene la complessità delle politiche pubbliche in atto e l’uso spinto di strumenti finanziari rischiosi, che per motivi politici non si è voluto filtrare da una cabina di regia centrale, seppure vi siano stati alcuni tentativi del Ministero dell’Economia ( D. M. n. 389/03 e relativa Circolare esplicativa).
         Nasce il problema del controllo che interviene successivamente, vi è infatti una difficoltà di base data dalla complessità delle variabili relative alle politiche pubbliche, le quali vengono ridotte a segmenti e parcellizzate al fine della loro analisi sull’efficacia, in realtà il sistema è a incastro e non può essere settorializzato eccessivamente come si è più volte verificato.
         L’azione degli enti locali rientra in un sistema organico più complesso e nasconde nelle sue pieghe delle volontà di politica pubblica molto più ampie, certamente l’ élite locale agisce secondo una miscela più o meno equilibrata di interessi propri e territoriali nelle pieghe di autonomia del sistema, ma sempre su direttrici di massima del sistema nel suo complesso.
         La visione strategica centrale è l’unica che permette di tessere i fili delle azioni locali, il localismo si risolve altrimenti in una frantumazione dell’ agire con la perdita della visione dell’insieme, si agisce sul territorio senza perdersi tuttavia nelle minutaglie ma raccordando in un unico quadro le dinamiche locali. L’azione di controllo si risolve molte volte in un’attività di valore fortemente giudiziario, proprio per la valenza del controllo contabile, tuttavia si frantuma nella sua capacità di analisi e connessione con le dinamiche di un intero sistema, si tratta di navigare sulla zona grigia fra ordine e disordine, ossia sull’orlo del caos.
Almond e Powell osservano che vi è quasi sempre una notevole differenza tra le “intenzioni” che sono alle origini delle politiche e i “risultati” delle stesse, questo a causa del loro processo di attuazione e delle dinamicità del contesto in cui sono calate, tale da modificarne contenuto e portata con effetti auto-catalitici nel momento del successo.,il controllo dovrebbe, quindi, assumere la funzione di feedback negativo al fine di stabilizzare il sistema, in questo aiutato da consulenti non auto-referenti.
         Dobbiamo considerare che molte volte coloro che operano scelte pubbliche, come afferma Dye, più che dalla volontà del corpo elettorale sono condizionati dal livello di sviluppo economico raggiunto dalla comunità da loro amministrata, inoltre si deve sempre valutare le modalità con cui vengono prese le decisioni che implicano una distribuzione imperativa dei valori (Easton).
         Nel valutare le politiche pubbliche dobbiamo considerare una carenza di informazioni, una scarsità di risorse reali e non fittizie, ma soprattutto una difficoltà nel fare emergere i veri obiettivi, se non una ambiguità degli stessi, solo a posteriori apparirà la razionalità della trama avvenuta con il metodo dell’incrementalismo a seguito di compromessi ( Wildavsky).
         Nei contratti di finanza innovativa vi è stata la mobilitazione, nel sostenere tale iniziativa, di quei gruppi fortemente interessati che Cobb ed Elder chiamano “imprenditori politici”, d’altronde il mercato era esteso e il numero dei giocatori vasto secondo la metafora del triangolo di ferro ( gruppi di interesse, dirigenti burocrati, politici- Adams), si che vi era una riformulazione continua dei provvedimenti amministrativi con il sottrarsi ai controlli esterni, tanto da indurre Rein e Rabinovitz ad affermare l’esistenza di una “logica circolare” che rende altamente problematico e ambiguo il risultato.
         L’ingegneria finanziaria ha quindi svolto il proprio compito in silenzio, celando la propria indispensabilità per le altre politiche pubbliche, come se la sua presenza non presentasse una differenza abissale rispetto al non contemplarla.
 
 
Sergio Sabetta
 
 
 
Nota
 
·        A. Massarenti, E lo zero sollevò il mondo, Sole 24 Ore Domenica, 43, 352, 21/12/2008;
·        D. Colombo, regioni ed enti esposti per 35 miliardi, Sole 24 Ore, 3, 145, 56, 26/2/2008,
·        S. Sabetta, Decentramento finanziario e ristrutturazione del debito ex art. 41 della L. 448/2001, Altalex.com;
·        S. Sabetta, Finalità e limiti dell’audit, in particolare negli enti pubblici non economici, Altalex.com ;
 
Bibliografia
 
·        G. A. Almond – B. G. Jr. Powell, Politica comparata. Sistemi, processi e politiche, Il Mulino 1988;
·        G. Adams, The politics of Defense Contracting. The Iron Trinangle, Transaction Press 1982;
·        T. R. Dye, Politics, economics and the Pubblic Policy, Rand Mc Nally 1966;
·        B. Dente, Politiche pubbliche e pubblica amministrazione, Maggioli 1989;
·        D. Easton, Il sistema politico, Comunità 1963;
·        N.Rein – F. Rabinovitz, Implementation: A Theoretical Perspective, in American Politics and Public Policy, Mit Press 1978;
·        A. Wildavsky, Bilancio e sistema politico, Angeli ed. 1978.

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