Più vicina la disciplina delle professioni non regolamentate

Più vicina la disciplina delle professioni non regolamentate

Redazione

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Anna Costagliola

Via libera della Camera al disegno di legge che propone di dare finalmente una disciplina legislativa alle professioni non regolamentate.

Accanto alle professioni «ordinistiche» (o «protette») si sono andate sviluppando, anche nel nostro Paese e con intensità crescente nel corso degli ultimi anni, numerose professioni che non hanno ottenuto il riconoscimento legislativo e che nella quasi totalità dei casi hanno dato vita ad autonome associazioni professionali rappresentative di tipo privatistico. Si tratta delle cosiddette professioni non regolamentate o «non protette», diffuse in particolare nel settore dei servizi, che non necessitano di alcuna iscrizione ad un ordine o ad un collegio professionale per poter essere esercitate (es. tributaristi, grafologi, interpreti e traduttori, amministratori immobiliari, periti assicurativi, biblioltecari, archeologi, investigatori privati ecc.).

Dette professioni costituiscono espressione di un contesto economico dinamico e in espansione, frutto del costante adeguamento alle mutevoli esigenze del mercato e all’incalzante progresso scientifico e tecnologico. Tuttavia, l’importanza economica sempre crescente rivestita da queste professioni non ha trovato in Italia corrispondenza in una disciplina organica della materia, per cui la crescita del settore si è svolta in assenza di regole, col rischio, da un lato, di penalizzare i professionisti più seri e preparati e, dall’altro, di offrire ai consumatori prestazioni e servizi non sempre corrispondenti a quelli richiesti.

L’Unione europea ha fortemente stimolato un processo di normalizzazione, ovvero di regolamentazione normativa di questo settore in crescita, nella consapevolezza dell’importanza del settore medesimo per la competitività del sistema economico, stigmatizzando più volte il problema costituito da un esercizio senza regole delle professioni ed evidenziando la necessità di aprire alla concorrenza il mercato dei servizi.

La questione del riconoscimento delle professioni non regolamentate ha attraversato le legislature che si sono succedute negli ultimi quindici anni senza, purtroppo, arrivare ad un risultato concreto. Le sempre maggiori difficoltà anche per nuove professioni destinate alla prestazione di servizi, per lo più di carattere intellettuale, scaturenti dal fatto di non essere riconosciute dal punto di vista normativo e di non avere una propria identità, ha reso impellente l’esigenza di un intervento regolatore da parte del legislatore, attraverso la predisposizione di regole che si risolvano a vantaggio sia delle stesse professioni, sia anche della competitività del sistema e del cittadino consumatore. La necessità, peraltro, di aprire il mercato delle professioni ad attività finora non riconosciute e non regolamentate risponde altresì all’esigenza che i «nostri» professionisti non siano sopraffatti dalla concorrenza degli altri Paesi europei.

Il testo della proposta di legge approvato dalla Camera, che ora passa all’esame del Senato, risultante dall’unificazione di varie proposte di legge, tutte di iniziativa parlamentare, reca dunque una disciplina delle «professioni non organizzate in ordini o collegi». Si tratta di un provvedimento in linea con le nuove esigenze del mondo professionale non regolamentato e del mercato italiano ed europeo, che pone anche la necessità di standard qualitativi a garanzia dell’utenza.

Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista, al quale si consente di scegliere la forma in cui esercitare la propria professione, riconoscendosi espressamente l’esercizio di questa in forma individuale, associata, societaria, ovvero nella forma di lavoro dipendente.

I professionisti possono costituire associazioni professionali, con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. Tali associazioni hanno natura privatistica, sono fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva. Esse promuovono la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta, vigilano sulla condotta professionale degli associati, definiscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni al medesimo codice e promuovono forme di garanzia a tutela dell’utente, tra cui l’attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore.

La proposta di legge, approvata alla Camera, con il riconoscimento di libere associazioni, nel rispetto delle regole di concorrenza e di trasparenza del mercato, non risponde ad esigenze corporative ma ha l’obiettivo di garantire a queste nuove professioni una reale concorrenza basata su parametri di competenza e professionalità trasparenti e riconoscibili a tutela dei consumatori e delle imprese.

Le associazioni possono costituire forme aggregative, che rappresentano le associazioni aderenti e agiscono in piena indipendenza ed imparzialità. Le forme aggregative hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali. Su mandato delle singole associazioni, esse possono controllare l’operato delle stesse, ai fini della verifica del rispetto e della congruità degli standard professionali e qualitativi dell’esercizio dell’attività e dei codici di condotta definiti dalle associazioni medesime.

Sotto il profilo della pubblicità delle associazioni professionali e delle loro forme aggregative, si prevede che esse pubblichino sul proprio sito web gli elementi informativi, di cui si dà contezza nello stesso provvedimento, che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità.

Infine, allo scopo di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, si introduce la possibilità per le associazioni professionali di rilasciare ai propri iscritti delle attestazioni su molteplici aspetti (regolare iscrizione del professionista, requisiti e standard qualitativi, possesso della polizza assicurativa ecc.), previe le necessarie verifiche e sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale. La proposta di legge prevede che le attestazioni non rappresentano un requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale.

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