Pensioni, dal 2018 si alza l’età minima

di Redazione

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Formazione del lavoratore

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Dal 2018 l’età pensionabile si alzerà per migliaia di lavoratrici a 66 anni e 7 mesi, diventando per tutti la più alta in Europa. Dal 2019, poi, si passerà a 67 anni, mentre negli anni successi l’età dovrebbe continuare ad alzarsi con i progressivi adeguamenti alla speranza di vita. Nel frattempo, però, il Governo si mette a lavoro su alcune iniziative che migliorino le cose per alcune categorie di lavoratori, come uno sconto sull’Ape social per le donne e un importo minimo per la pensione per i giovani. Vediamo di fare chiarezza.

 

Anche le donne in pensione a 66 anni e 7 mesi

Dall’anno prossimo, dunque, anche tutte le lavoratrici donne andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni 7 mesi. Non si tratta di una novità, visto che la parificazione dell’età pensionabile di uomini e donne era già prevista dalla tanto vituperata riforma Fornero del 2011, che ha primo alzato l’età della pensione per tutti e poi ha previsto la parità di genere entro il 2018. Una parità senz’altro giusta nella teoria, che però in qualche modo nasconde le diverse condizioni di lavoro di maschi e femmine.

Nello specifico, l’anno prossimo le lavoratrici dipendenti del settore privato (che oggi vanno in pensione a 65 anni e 7 mesi) e le autonome (la cui età pensionabile è ferma a 66 anni e 1 mese) saranno equiparate ai lavoratori uomini e alle dipendenti del settore pubblico, che lasciano già il lavoro a 66 anni e 7 mesi. Come accennato in apertura, questo porterà la totalità dei lavoratori italiani ad andare in pensione all’età più alta d’Europa.

 

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L’adeguamento alla speranza di vita

Molte polemiche, comunque, suscita l’adeguamento progressivo alla speranza di vita che avrà luogo per tutti a partire dal 2019. L’innalzamento dell’età pensionabile in base ai dati Istat in realtà c’è già stato due volte: nel 2013 la soglia è stata alzata di 3 mesi e nel 2016 di altri 4 (è per questo che oggi la pensione è a 66 anni e 7 mesi). Nel 2019, come visto, l’età minima si alzerà di altri 5 mesi: 67 anni per tutti. E, quel che è peggio, i 67 anni sono fissati per legge e quindi non dipenderanno da un eventuale allungamento della vita media degli italiani.

Dal 2019 in poi, teoricamente, l’adeguamento alla speranza di vita diventerà strutturale e “scatterà” una volta ogni due anni. Si stima, ma non ci sono ancora dati certi un innalzamento di 2 o 3 mesi a biennio. Con buona pace, almeno per ora, delle proteste di lavoratori e sindacati.

Ape social, sconto di 2 anni per le mamme?

Nel frattempo, però, sul tavolo fra Governo e sindacati è stata messa sul piatto un’offerta interessante: uno sconto nei requisiti contributivi per tutte le lavoratrici con figli. Il Governo parla di 6 mesi di contributi in meno a figlio, con un tetto massimo di 2 anni, per accedere alla pensione anticipata. Un’offerta che mirerebbe a controbilanciare il fatto che nella pratica hanno chiesto l’Ape social relativamente poche donne, solo il 30% delle domande totali.

L’Ape social, ricordiamo, permette di andare in pensione a 63 anni ad alcune categorie di lavoratori che si trovano in condizioni svantaggiate: i disoccupati che non percepiscono la prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi, gli invalidi civili con invalidità superiore al 74%, i lavoratori che assistono un parente affetto da handicap grave e i lavoratori che hanno svolto mansioni gravose in 6 degli ultimi 7 anni. A differenza dell’Ape volontaria, l’Ape social è gratuita.

Pensioni minime di 650 euro per tutti

Allo studio del Governo anche una proposta che aiuti i lavoratori ancora giovani la cui pensione verrà calcolata col sistema contributivo, e in particolare per chi avrà una carriera discontinua e maturerà un assegno pensionistico basso. Se, infatti, attualmente è possibile lasciare il lavoro a 66 anni e 7 mesi solo se si ha maturato un importo superiore a 1,5 volte l’assegno sociale (che è pari a 448 euro), con la nuova proposta la soglia sarebbe ridotta a 1,2 volte tale importo. Si potrà dunque andare in pensione di vecchiaia anche avendo maturato solo 537 euro.

Ma non solo: il punto più importante del nuovo progetto sta nel fatto che i lavoratori si vedrebbero garantito in ogni caso un assegno minimo “di sicurezza” pari a 650 euro al mese.

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