Pensione anticipata: ecco come funziona l’Ape

Pensione anticipata: ecco come funziona l’Ape

Redazione

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La riforma pensioni introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 ha portato a numerose novità per i lavoratori, la più importante delle quali è l’anticipo pensionistico Ape. Grazie all’Ape è possibile ritirarsi dal lavoro fino a tre anni e sette mesi prima rispetto alla pensione di vecchiaia, ma è necessario restituire poi a rate in venti anni l’anticipo di cui si è goduto.

L’Ape social e l’Ape aziendale permettono invece a determinate categorie di lavoratori di andare in pensione anticipata a costo gratuito o comunque sensibilmente ridotto.

Le varie forme di anticipo pensionistico prenderanno il via (anche se per ora solo in forma sperimentale) il 1° maggio 2017. Vediamo di fare il punto.

 

Come funziona l’anticipo pensionistico Ape?

LApe “volontaria” introdurrà la possibilità per i lavoratori dipendenti e per gli autonomi iscritti alla gestione separata di poter accedere alla pensione anticipata a 63 anni, quindi fino a un massimo di 3 anni e 7 mesi prima rispetto alla normale pensione di vecchiaia. I lavoratori dovranno inoltre aver maturato ameno 20 anni di contributi.

L’Ape, è importante notare, funzionerebbe come un vero e proprio prestito bancario: l’anticipo pensionistico, infatti, dovrà essere restituito a rate non appena si saranno raggiunti i requisiti maturati per il pensionamento. Il prestito, per l’esattezza, dovrà essere restituito in 20 anni, dopodiché la pensione tornerà integra.

 

Qual è l’importo massimo dell’Ape?

Ma a quanto ammonterà l’importo massimo ottenibile tramite Ape? La cifra esatta sarà definita da un decreto attuativo di prossima pubblicazione e dipenderà dai mesi di anticipo richiesti del lavoratore, ma l’importo si aggirerà probabilmente tra l’85 e il 95% della pensione netta futura.

Ricordiamo comunque che la durata minima del prestito è di 6 mesi.

 

Ape volontaria: come si presenta la richiesta?

A partire dal 1° maggio 2017, il lavoratore potrà presentare istanza all’Inps per la verifica dei requisiti per usufruire della misura. Una volta certificato il diritto all’Ape, l’Istituto comunicherà al richiedente gli importi minimi e massimi ottenibili.

Il lavoratore potrà dunque presentare domanda per l’Ape allo stesso Istituto, utilizzando gli appositi modelli che verranno messi a disposizione dei richiedenti nelle prossime settimane. Maggiori dettagli, anche in questo caso, saranno forniti dall’imminente decreto attuativo.

 

L’Ape social a costo zero

La cosiddetta Ape social, invece, permette a determinate categorie di lavoratori in situazione di difficoltà di andare in pensione a 63 anni senza dover ricorrere a prestiti bancari e dunque senza dover restituire alcuna rata. L’intero processo è infatti a carico dello Stato. Si ricorda, però, che l’Ape social non può superare i 1.500 euro mensili.

Come specificato dalla Legge di Bilancio 2017, possono usufruire del beneficio:

  • i disoccupati, anche a seguito di licenziamento collettivo, che non percepiscono le prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi;
  • i lavoratori che assistono da almeno 6 mesi un parente convivente con handicap grave;
  • gli invalidi civili con invalidità uguale o superiore al 74%;
  • i lavoratori dipendenti che svolgono mansioni gravose, e che siano stati impiegati in tale attività in maniera continuata per almeno 6 anni prima dell’invio della domanda.

Mentre i lavoratori impiegati in mansioni gravose possono accedere all’Ape solo con un minimo di 36 anni di contributi, agli appartenenti alle altre tre categorie sono richiesti solo 30 anni di contribuzione.

 

Come funziona l’Ape aziendale?

L’Ape aziendale, infine, permetterà al lavoratore dipendente di far gravare la gran parte dei costi della pensione anticipata sull’impresa. A differenza dell’Ape “volontaria”, però, l’Ape aziendale può essere utilizzata solo nel caso di esubero del lavoratore a seguito di crisi o per ristrutturazione aziendale.

Nella pratica, con l’Ape aziendale le aziende verseranno all’Inps, in un’unica soluzione, un contributo relativo all’ultimo stipendio percepito dal lavoratore prima della cessazione del servizio. Il versamento avrà lo scopo di produrre un aumento della pensione tale da compensare (o comunque da ridurre sensibilmente) gli oneri relativi alla concessione dell’anticipo.

In sostanza, il meccanismo permetterà all’Inps di versare una pensione più alta e consentirà al lavoratore di ripagarsi le rate che dovrà poi versare per la concessione dell’anticipo.

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