Mediazione: per l’Avvocatura è inopportuno reintrodurre l’obbligatorietà

Mediazione: per l’Avvocatura è inopportuno reintrodurre l’obbligatorietà

di Redazione

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Anna Costagliola

In attesa delle motivazioni con le quali la Consulta ha dichiarato incostituzionale la obbligatorietà della mediazione appare assolutamente inopportuno reintrodurre la medesima soluzione normativa. È quanto sostenuto dal Consiglio Nazionale Forense, sottolineando anche la posizione assunta al riguardo dallo stesso Ministro della Giustizia all’indomani della notizia della sentenza, il quale ha avanzato seri dubbi sull’eventualità di una reintroduzione, con diverso strumento normativo, di un meccanismo appena dichiarato non conforme a Costituzione.

Tanto premesso, il presidente del CNF, Guido Alpa, ha inoltrato una lettera al presidente della Commissione Industria del Senato, per esprimere preoccupazione su due emendamenti alla legge di conversione del decreto legge crescita 2.0 (D.L. 179/2012), all’esame della Commissione.
Si tratta di emendamenti di identico tenore, volti a reintrodurre l’istituto dell’obbligatorietà della mediazione finalizzata alla conciliazione della lite con previsioni del tutto analoghe alle precedenti. Circostanza che fa propendere per la inopportunità di tali modifiche nella more della motivazione della Consulta. L’occasione è ancora una volta favorevole per stigmatizzare come il sistema dell’obbligatorietà disciplinato dal D.Lgs. 28/2010 presenti ulteriori profili di criticità di natura tecnico-giuridica in relazione al rapporto tra procedimento mediazione e processo civile, che però mettono a rischio anche l’effettivo conseguimento dei giusti diritti dei cittadini. A giudizio del CNF si tratta, in buona sostanza, di una disciplina complessivamente mal congegnata e poco funzionale al programmato scopo di deflazione del contenzioso civile. Per migliorare il sistema giustizia l’Avvocatura, profondamente sensibile al tema del buon funzionamento e della ragionevole durata del processo civile, sostiene la necessità di promuovere, con il sostegno della categoria, meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie, segnatamente attraverso la predisposizione di Camere arbitrali presso ciascun Ordine circondariale.

Affianco al CNF anche l’Organismo Unitario dell’Avvocatura continua la sua iniziativa contro la presentazione in Commissione Industria del Senato degli emendamenti che reintroduco, di fatto, l’obbligatorietà della mediazione. Per l’OUA si tradisce in tal modo la decisione della Consulta che aveva bocciato questo istituto, e ciò prima ancora di conoscerne le motivazioni. L’Organismo, pertanto, chiede al Ministro Severino di dare parere negativo all’emendamento e con una lettera inviata ai Senatori invita a respingere questa proposta. Anche il presidente dell’OUA, Maurizio de Tilla, coglie l’occasione per evidenziare ulteriori profili di legittimità della media-conciliazione obbligatoria, riferibili non solo all’eccesso di delega ma anche all’onerosità della stessa, alla mancanza di indipendenza delle camere di conciliazione private, alle inidoneità di gran parte dei mediatori, alla speculazione che si è scatenata nel settore, agli ostacoli all’accesso libero del cittadino alla giustizia, alle gravi ripercussioni sul giudizio successivo, al fatto che nel 90% dei casi la parte non compare o la conciliazione ha insuccesso.

Si ribadisce, infine, la disponibilità dell’Avvocatura ad aprire un confronto sul tema, che miri anche ad implementare la mediazione, purché sia di qualità e, soprattutto, facoltativa.

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