Matrimonio con stranieri: ci si può sposare via Skype?

Matrimonio con stranieri: ci si può sposare via Skype?

di Redazione

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È possibile sposarsi con una persona straniera per via telematica, mentre il partner è residente nello Stato del quale è cittadino? La legge italiana dice di sì. A confermarlo è intervenuta recentemente la prima sezione civile della Corte di Cassazione, che con sentenza n. 15343 del 25 luglio 2016 ha stabilito che il matrimonio celebrato via Skype tra una donna italiana e un cittadino del Pakistan è regolare e riconosciuto a tutti gli effetti.

 

Il matrimonio via Skype e le successive vicende legali

La donna italiana e il cittadino pakistano si erano sposati via videoconferenza a settembre 2012, e già ad ottobre il matrimonio era stato riconosciuto dalle autorità del Pakistan. La nazione asiatica ammette infatti le celebrazioni per via telematica, e il matrimonio era avvenuto secondo modalità espressamente previste dalla legge pakistana: lo sposo era fisicamente presente alla celebrazione, officiata dall’autorità pakistana, assieme i suoi testimoni; la sposa era presente soltanto per via telematica. Mentre però, come accennato, l’uomo non ha avuto problemi a farsi riconoscere l’avvenuto matrimonio dall’autorità del suo Stato, l’Ufficiale di Stato civile del Comune della donna ha rifiutato la trascrizione dell’atto “in considerazione delle modalità di celebrazione”, ritenute “contrarie all’ordine pubblico, sul presupposto che costituisca principio fondamentale dell’ordinamento italiano”. Il caso era dunque finito in Tribunale, che aveva dato ragione alla donna sia in primo che in secondo grado.

Il Ministero dell’interno è allora ricorso alla Corte di Cassazione, denunciando la violazione degli artt. 16 e 65 del d.lgs. n. 218/1995 e dell’art. 18 del dPR n. 396/2000 e il riconoscimento di un atto matrimoniale contrario all’ordine pubblico italiano. Anche la Cassazione, però, si è espressa in favore della cittadina italiana. Il matrimonio celebrato all’estero, ha sentenziato la Suprema Corte, “è valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento”. Essendo il matrimonio stato celebrato in Pakistan ed essendo previsto e riconosciuto dall’ordinamento di tale nazione, esso deve essere riconosciuto anche in Italia.

 

Cosa dice la legge italiana

La decisione della Corte di Cassazione sé basata in primo luogo sull’art. 28 della Legge n. 188 del 31 maggio 1995. La normativa stabilisce infatti che, nel diritto internazionale privato, il matrimonio è valido proprio “se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione”. Nonostante l’Italia non ammetta attualmente il matrimonio per videoconferenza, inoltre, è interessante ricordare che in alcuni casi eccezionali il nostro ordinamento riconosca il matrimonio per procura. Esso è infatti possibile quando uno dei due sposi sia un militare in missione in una nazione straniera o quando risieda all’estero e non possa, per gravi motivi, entrare in Italia.

 

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