Manovra Monti (D.L. 201/2011): uno spiraglio alle province

Redazione 07/12/11
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La decadenza degli organi non è automatica ma va disciplinata con legge dello Stato. Lo si legge nella relazione tecnica alla Manovra Monti. Ma l’Upi non è soddisfatta

 

articolo di Fortunato Laurendi tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

 

“Con legge dello Stato è stabilito il termine decorso il quale gli organi in carica delle province decadono”. Una riga per dare ancora qualche mese, forse anni, di respiro alle amministrazioni provinciali. La versione definitiva della manovra Monti, il decreto-legge 201/2011 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, non fissa più un termine perentorio allo scadere del quale si determina la decadenza degli organi. Ma la misura sembra non bastare all’Unione delle province d’Italia. “La versione definitiva della norma della manovra finanziaria che riguarda le province non sposta di una virgola la posizione e il giudizio nettamente negativo espresso dall’Upi in questi giorni. L’articolato deve essere stralciato dal decreto, perché le riforme istituzionali, per avere un effetto reale di riduzione della spesa pubblica, non possono essere improvvisate e devono essere condivise e complessive”, dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, al termine dei lavori dell’Assemblea generale delle province che si è chiusa a Roma. “È già ridicolo e umiliante – afferma Castiglione – che le norme che aboliscono le province, istituzioni previste dalla Costituzione come parte fondante della Repubblica, vengano inserite nello stesso articolo in cui si parla di Autorità di Governo e Autorità indipendenti. La relazione tecnica e il Parlamento chiariranno che gli effetti finanziari della norma in termini di risparmio sono pari a zero, e anzi, che si produrranno nuovi costi. Come abbiamo annunciato oggi – conclude Castiglione – faremo ricorso alla Corte Costituzionale contro una norma che, come hanno confermato illustri costituzionalisti, incide con un decreto su una materia che gode di copertura costituzionale e lede l’autonomia organizzativa degli enti garantita dalla Costituzione, perché incide sugli statuti. Un intervento che certo non puo’ essere fatto per decreto”. La relazione tecnica, in effetti, evidenzia innanzitutto come venga previsto un intervento di carattere strutturale con riguardo all’assetto istituzionale delle province, con misure che investono le funzioni gli organi. In particolare si definiscono quali organi della provincia il consiglio provinciale (composto da non più di 10 membri) e il presidente. È prevista la decadenza degli attuali organi in carica al momento dell’entrata in vigore delle leggi regionale o statali che definiranno il trasferimento delle funzioni e delle relative risorse. “Considerando che le risorse umane, finanziarie e strumentali rimangono legate alle funzioni che si trasferiscono si ritiene di non stimare su tale versante risparmi di spesa (tali risparmi appaiono verosimilmente destinati a prodursi nel tempo, attraverso la futura razionalizzazione dell’assetto organizzativo e lo sfruttamento delle economie di scala)”, si legge nella relazione, che prosegue: “Per quanto attiene i c.d. “costi della politica” che – da dati SIOPE – ammontano a circa 130 milioni di euro lordi, appare verosimile considerare una riduzione percentuale nell’ordine del 50%, considerando che rimarrebbero quali organi i Presidenti e i componenti del Consiglio e che dovrà essere assicurato un supporto di segretaria, come previsto dal comma 19. Il risparmio di spesa associabile al complesso normativo in esame – 65 milioni di euro lordi – è destinato a prodursi dal 2013 e peraltro in via prudenziale non viene considerato in quanto verrà registrato a consuntivo”. Insomma, tanto rumore per un risparmio pari a un montepremi del Superenalotto, come qualcuno ha osservato.

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