Lo scambio sociale

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

Il maggiore cambiamento prodotto dall’espansione culturali delle società occidentali nell’età moderna è la globalizzazione negli scambi commerciali che ha quasi completamente soppiantato i sistemi alternativi tradizionali di distribuzione dei beni, questo cambiamento ha avuto conseguenze inevitabili sia sul piano sociale e politico che psicologico, si è infatti passati da uno scambio necessario alla sopravvivenza alla commercializzazione dei beni al fine di soddisfare bisogni indotti ed accumulare l’utile, quello che ha rilevato il sistema culturale occidentale rispetto ai processi di commercializzazione delle precedenti società che avevano storicamente adottato tale modello, quali i fenici, gli indiani, gli arabi, gli indiani e i cinesi, è lo stretto rapporto funzionale tra progresso tecnologico e commercio unito ad una capacità espansiva che ha coinvolto e messo in relazione il globo nell’insieme.

Il mutamento del concetto di scambio sociale che la cultura occidentale ha indotto viene ad avere riflessi sugli equilibri economico-sociali delle comunità interessate, basta considerare ad esempio gli effetti degli interventi sanitari se non affiancati in contemporanea da mutamenti tecnici nella produzione tali da sostenere la pressione demografica che si innesta, altrimenti destinata a destabilizzare la società nativa con fenomeni di fame, alcolismo, violenza, emigrazione selvaggia, trasferendo solo il tasso di mortalità nel tempo, infatti come descritto più volte dagli antropologi (Scudder) è indispensabile analizzare gli effetti di un cambiamento non solo nel breve periodo ma bensì la sua sostenibilità sociale nel lungo termine, pertanto gli effetti benefici dell’agire di singole agenzie specializzate in missioni specifiche, se non inserite in più ampie relazioni sinergiche vengono ad avere effetti controproducenti nel lungo periodo.

Tre sono gli assunti su cui si fonda la teoria dello scambio sociale:

  1. Vi è nell’essere umano il desiderio primario di conseguire il piacere evitando il dolore, un piacere che può essere anche solo metafisico, fondato su una possibilità futura;

  2. L’azione altrui è fonte di piacere e di sofferenza, circostanza che rende attenti ai comportamenti e alle considerazioni altrui;

  3. Il singolo sollecita con le proprie azioni gli altrui interventi a proprio favore, si attua uno scambio fondato su una negoziazione e sulla moneta corrente delle proprie e altrui azioni;

  4. In questa negoziazione si tende a conseguire il massimo piacere al minimo costo, questo tentativo introduce l’uso di mezzi quali coercizioni e truffe il cui uso può tuttavia avere alti costi, si tende pertanto in presenza di costi elevati ad effettuare uno scambio soddisfacente per entrambe le parti, ossia un’accomodamento vicendevole.

Le classi su cui si concentrano gli scambi si possono individuare in sei ambiti che Uriel ed Edna Foa classificano nei Servizi, Beni, Denaro, Informazione, Status e Amore, le principali regole che disciplinano le modalità di scambio sono le dimensioni della “concretezza” e del “particolarismo” ossia il concetto di valore che varia a seconda dei beni e servizi o anche astrattamente in termini di status e informazione e la circostanza che non tutti possiedono e quindi possono fornire i valori richiesti, il coincidere di queste due categorie determina la appropriatezza dello scambio ma sono anche alla base del concetto di responsabilità e di simmetria, la cui esclusione nello scambio entro lo stesso contesto culturale determina l’ostilità, vi è quindi un richiamo e aggancio alle regole quantitative della teoria dell’equità per la quale i protagonisti di uno scambio lo ritengono appropriato ed equilibrato solo in presenza di una distribuzione di costi e benefici ritenuta giusta e come tale favorevole ad una coesione sociale, la frustrazione che si accumula se vi è un “senso di iniquità” destabilizza alla lunga il sistema, la rabbia esplode.

Logicamente non vi è un modo oggettivo di valutare il giusto in quanto su una base biologica intervengono i fattori culturali, come nell’ipotesi in cui un compenso eccessivo non richiesto può o indurre a maggiori prestazioni oppure più facilmente induce colui che lo riceve a considerare, in mancanza di disaccordi sulla valutazione, di livello superiore la propria prestazione, considerandolo un riconoscimento sociale del proprio valore, il diritto ha pertanto la funzione di riequilibrare valutazioni e compensi che si ritengono scorretti nel contesto sociale su cui il sistema normativo agisce, d’altronde in una coesione sociale accanto all’equità va considerata l’uguaglianza quale elemento necessario nella coesione sociale democratica, il concetto di eguaglianza è tuttavia a sua volta influenzato dai modelli culturali a seconda se prevale l’individualismo o la socialità (Rodriguez).

La razionalità individuale se portata all’estremo conduce a quella che è definita una “trappola sociale”, ossia a effetti disastrosi per la comunità (Hardin), i rimedi adottati più semplici e diretti sono controlli burocratici, richieste normative, controlli mediante semplici conflitti di interesse tra i membri del gruppo, questo tuttavia comporta disaffezione, frustrazione, autoritarismo e possibile corruzione, viene a mancare la comunicazione e la fiducia necessari per ridurre i conflitti interpersonali e creare una identificazione sociale nella quale il bene pubblico diventi effettivamente inteso come proprio della collettività, in altri termini viene a mancare quella che è detta “identificazione”, ossia essere parte di una comunità da tutelare, la formazione di una fiducia mediante la comunicazione è tuttavia molto delicata e vulnerabile (Worchel), soggetta a facile mistificazione con il risultato di ottenere l’effetto contrario della diffidenza, anche le norme migliori possono essere soggette a una loro “inversione”.

L’elaborazione di regole idonee a mantenere una certa equità ed eguaglianza nello scambio sociale fa emergere molte ambiguità insite nei due concetti sopra richiamati, sia sul concetto di quello che costituisce uno scambio equo che sulla distribuzione dell’entità dei costi e benefici, anche in rapporto all’eguaglianza, infatti occorre ricordare oltre all’interesse individuale le dinamiche di gruppo tese al settarismo e alla conflittualità con gli altri gruppi, circostanza che aumenta l’ambiguità e il tentativo di un reciproco sfruttamento secondo gradualità diverse, la cooperazione avviene solo successivamente in presenza di costi in crescita e di reazioni che aumentano le perdite, facilitando la comunicazione tra le parti in un misto di scambi e richieste ragionevoli e il possesso di strumenti di minaccia, normativi, ma anche di pressione economica e sociale, secondo una strategia della rigidità flessibile descritta da Pruitt.

I valori a cui si fa riferimento nella teoria dello scambio sociale sono valori biologici, sia fisici che psicologici, oltre che valori organizzativi o propri di un vivere organizzato, l’insieme di questi si risolvono nel sociale in valori culturali su cui si svolge lo scambio, quest’ultimo deve essere tuttavia regolamentato al fine di evitare condotte presunte o realmente dannose al tessuto sociale, ossia comportamenti truffaldini, ed impedire la privatizzazione della rappresaglia e della vendetta in situazioni di scambio iniquo.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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