Legge di stabilità, oggi in C.d.M. il sì alla manovra da 10-12 mld

Legge di stabilità, oggi in C.d.M. il sì alla manovra da 10-12 mld

Redazione

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(tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

Allentamento del Patto di stabilità per i comuni e arrivo della nuova Trise, come è stata rinominata la service tax. Giro di vite su statali e pensioni d’oro

La legge di stabilità arriva all’atto decisivo: oggi il Governo presenterà il testo della legge di bilancio per il prossimo triennio in Consiglio dei Ministri. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere, ma per il pomeriggio il testo con ogni probabilità verrà approvato.
Nelle ultime ore sono andati in scena incontri frenetici tra i ministri per limare un testo che presenta non pochi elementi di criticità. Su cifre e misure il Governo sta in realtà ancora lavorando alacremente, se infatti alcune norme sono ormai scontate su altre si sta ancora cercando la quadra in attesa del C.d.M., come per esempio sul rischio di tagli alla sanità per oltre 2,65 miliardi in tre anni, sul quale avrebbe espresso dubbi anche il Colle. Il Ministro Lorenzin ha già fatto sapere che il sistema sanitario nazionale non può reggere altri tagli. ”Stiamo lavorando per evitare ulteriori sacrifici alla gente”, ha assicurato anche Graziano Delrio, cercando di venire incontro anche alle esigenze espresse dal Pd di Guglielmo Epifani. In forse sarebbe infine anche l’aumento delle tasse sulle rendite finanziare che nelle bozze è stimato dal 20 al 22%.

I punti principali della legge di stabilità 2014-2017
Molteplici gli ambiti coinvolti nella legge, che inizia oggi il suo iter fino all’approvazione parlamentare: meno tasse sul lavoro, detrazioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato, ma anche allentamento del Patto di stabilità per i comuni e arrivo della nuova Trise, come è stata ribattezzata quella che ci eravamo ormai abituati a chiamare service tax, il tutto per 10-12 miliardi sul 2014, con l’obiettivo di stimolare la crescita.
È una manovra che negli intenti del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, darà certezze a imprenditori e lavoratori per almeno tre anni e contribuirà, come spiegato dal Ministro dell’economia Saccomanni, a dare una spinta alla crescita.

Il succo della legge starà soprattutto nel taglio del cuneo fiscale: sarà spalmato su più anni e, secondo indiscrezioni circolate in questi giorni, ammonterà a circa 5 miliardi di euro, di cui 3 a favore dei lavoratori. Per favorire l’occupazione, in base ad alcune bozze del provvedimento, sarebbero invece concesse detrazioni fino a 15.000 euro per le assunzioni a tempo indeterminato.

Non è previsto alcun decreto correttivo per l’aumento del’Iva, ma nella legge di stabilità potrebbe trovare spazio la nuova aliquota, compresa tra il 4 e il 10%, dove dovrebbero convogliare beni ora sottoposti a entrambe le fasce già esistenti.

Per sostituire Imu e Tares, proprietari e affittuari saranno chiamati a pagare la Trise, suddivisa in due componenti: la prima, a copertura dei costi per la gestione dei rifiuti urbani (Tari), e la seconda per coprire i costi dei servizi indivisibili dei comuni (Tasi), con un’aliquota di base all’1 per mille.
Per compensare i comuni del nuovo sistema sarà quindi concessa una deroga di 2 miliardi in due anni al Patto di stabilità interno, ma andrà peggio alle Regioni che invece vedranno imporsi nuovi tetti alla spesa per circa un miliardo di euro nel triennio 2014-2017.

Al via inoltre una nuova fase di dismissioni, in scia alla manovrina approvata la settimana scorsa, che dovrebbero coprire uno spettro di circa 2 miliardi della manovra di fine anno. Gli immobili individuati passerebbero dal demanio alla Cassa depositi e prestiti. Naturalmente, il grosso della legge verrà sostenuto tramite una nuova spending review agli enti statali, di cui immediati 4 o 5 di tagli a sostegno proprio della flessione prevista delle tasse sul lavoro.

Ricco anche il capitolo dedicato alla razionalizzazione della spesa della pubblica amministrazione: i dipendenti pubblici dovranno fare i conti con un taglio del 10% degli straordinari (5% per la Polizia) a decorrere dall’anno 2014 e con un nuovo blocco dei contratti per tutto il 2014.

Stop anche alla rivalutazione legata all’inflazione delle pensioni oltre i 3.000 euro, come annunciato più volte dal Ministro del lavoro Enrico Giovannini, e contributo di solidarietà per le pensioni d’oro oltre i 100 mila euro “con la finalità di concorrere al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico”. Il contributo sarebbe del 5% per la parte eccedente i 100 mila euro fino 150 mila, del 10% oltre i 150 mila e del 15% oltre i 200 mila.
Una delle ultime novità trapelate dalla stesura della legge è quella dell’arrivo di un sussidio per gli ex lavoratori ancora sprovvisti dei requisiti minimi per la pensione, che si trovino senza impiego con 35 anni di contributi e non meno 62 di età. L’assegno dovrà coprire il tratto che separa il contribuente dalla pensione e andrà restituito all’Inps una volta che il diretto interessato sarà a tutti gli effetti sotto l’ombrello della previdenza. Allo studio del Ministero del lavoro anche l’introduzione di un reddito minimo per chi non riesce a trovare lavoro.

Per gli ammortizzatori in deroga sono stati invece stanziati 600 milioni di euro, una cifra inferiore al miliardo atteso da Regioni e parti sociali.

Il Fondo per la social card è incrementato di 250 milioni di euro per il 2014. La carta acquisti non è più riservata solo ai cittadini italiani ma a “cittadini italiani o comunitari ovvero familiari di cittadini italiani o comunitari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadini stranieri in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo”.

Si riporta qui di seguito la lettera aperta inviata dal Presidente Anci Piero Fassino al premier Enrico Letta in vista del C.d.M. di oggi pomeriggio e pubblicata dal Corriere della Sera di domenica 13 ottobre.

Caro Presidente Enrico Letta, è con un doppio stato d’animo – di preoccupazione e di speranza – che i sindaci italiani guardano al consiglio dei Ministri che nelle prossime ore dovrà varare il disegno di legge per la stabilità economica finanziaria. Preoccupazione perché l’esperienza insegna che ogniqualvolta si mette mano alla finanza pubblica, i Comuni ne escono pesantemente penalizzati nelle risorse e mortificati nell’autonomia. Speranza perché vogliamo credere che questo Governo – come lei, Presidente, ha autorevolmente dichiarato il 7 agosto incontrando l’Anci – davvero inauguri una «stagione nuova» nel rapporto tra Stato e Comuni.

Non ignoriamo naturalmente le criticità finanziarie con cui deve misurarsi il Governo e la difficoltà di attendere a tutte le esigenze. E, dunque, è giusto che ognuno – anche gli Enti locali – siano chiamati all’assunzione delle proprie responsabilità. Il punto è che città e Comuni la loro parte l’hanno fatta e la fanno, stante che sono più di dieci anni che subiscono – anno dopo anno – costanti e continue riduzioni di trasferimenti. Dal 2007 al 2013 i Comuni italiani hanno dato un contributo di 16 miliardi: 8 miliardi con il Patto di stabilità e altri 8 di tagli nei trasferimenti dello Stato. Uno sforzo grande che non ha avuto e non ha analogo riscontro negli altri livelli istituzionali, a partire dallo Stato e dalle sue amministrazioni a cui non sono stati chiesti né i tagli, né i sacrifici imposti ai Comuni.

Fino a oggi i Comuni sono riusciti a mantenere i servizi essenziali erogati ai cittadini, riorganizzando le loro macchine comunali, razionalizzando e riducendo la spesa corrente, rinegoziando contratti di servizio e appalti, contrattando con i nostri dipendenti riduzioni di istituti salariali accessori, alienando beni immobiliari e aprendo ai privati le nostre società di servizi.

Oggi siamo al punto limite. Un’ulteriore riduzione delle nostre risorse significa compromettere la erogazione di servizi fondamentali per la vita dei cittadini. Sì perché è bene ricordare che i Comuni non sono «centri di spesa parassitari». Quando spendono, le nostre amministrazioni lo fanno per assicurare asili nido, scuole materne, assistenza domiciliare agli anziani, sostegno ai disabili, trasporto locale, tutela ambientale, promozione culturale e turistica. Tutte cose essenziali per persone, famiglie, imprese e necessarie per contrastare la crisi e rimettere in movimento la crescita.

Da queste considerazioni derivano le scelte, per noi irrinunciabili, che ci attendiamo essere assunte dal Governo. La prima è la certezza che nel 2014 non ci siano ulteriori tagli di risorse (tenuto conto che in ogni caso 250 milioni di trasferimenti in meno sono già previsti per l’anno prossimo dalla spending review pluriennale). La seconda nostra aspettativa è che venga allentato il Patto di stabilità, sopprimendo l’applicazione del Patto ai Comuni con meno di 5.000 abitanti e allentando il peso del Patto per gli altri Comuni, condizione essenziale per liberare risorse, consentendo la immediata ripresa – e in tutto il Paese – di investimenti oggi del tutto bloccati.

Ci attendiamo poi che la service tax sia con noi condivisa – visto che sarà tributo di competenza dei Comuni – e sia configurata secondo criteri di equità e di sostenibilità, tali da assicurare che le famiglie siano gravate di un onere inferiore a ciò che hanno pagato sommando Imu e Tares. E, infine, ricordo che i Comuni sono in attesa dell’erogazione dell’equivalente della seconda rata Imu. Sappiamo che compiere queste scelte non è facile. Ma non si dimentichi che oggi, in un panorama di generale sfiducia dell’opinione pubblica verso la politica e le istituzioni, i sindaci sono l’unica figura istituzionale a cui i cittadini guardano ancora con fiducia. Mortificarli e impedire di assolvere ai loro compiti è un danno non solo per i Comuni, ma per la credibilità della democrazia e delle sue istituzioni.

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