Legge anticorruzione: l'Europa entusiasta

Legge anticorruzione: l’Europa entusiasta

di Redazione

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Anna Costagliola

La Commissione europea ha salutato con favore l’adozione da parte del Senato della legge anticorruzione lungamente attesa. Riferisce il portavoce del Commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, che l’Esecutivo comunitario esaminerà attentamente il contenuto della legge e gli emendamenti introdotti durante il processo parlamentare, in attesa di una rapida adozione finale da parte della Camera.

L’auspicio dell’Ue sembra trovare riscontro nelle intenzioni manifestate dal Ministro della Giustizia, Paola Severino, che ha assicurato un iter veloce di approvazione del provvedimento, non residuando più tempo per ulteriori modifiche non essenziali.

Per la Commissione europea le norme contenute nella legge «se applicate in modo corretto, potrebbero contribuire attivamente al miglioramento dell’ambiente per il business in Italia, in linea con le raccomandazioni del Consiglio dei Ministri dell’Ue del luglio 2012».

Rafforzare, anche con l’adozione del legge anticorruzione, gli strumenti per la lotta contro la corruzione e per l’integrità della pubblica amministrazione è, d’altra parte, una delle raccomandazioni dell’Ocse. Dare slancio alla crescita e alla produttività, assicurare integrità e trasparenza nel settore pubblico sono gli obiettivi che l’Italia deve perseguire in base al Rapporto messo a punto dall’Ocse, attuando un ambizioso programma di riforme volto a sostenere la crescita a lungo termine e a ripristinare la fiducia nell’azione pubblica, a cui è di ostacolo l’attuale dilagante corruzione, che contribuisce alla crisi del debito.

Dunque, secondo l’Ocse, l’Italia deve rafforzare la lotta contro la corruzione «definendo chiaramente i ruoli e le responsabilità per l’attuazione delle misure di integrità tra funzioni complementari, e monitorando il rispetto e la valutazione dell’impatto; sviluppando meccanismi di supporto per infondere una cultura dell’integrità tra funzionari statali, aggiornando il codice di condotta e fornendo una reale protezione dei ‘whisteblowers’ alla luce delle buone pratiche internazionali» e, infine, «migliorando la capacità dei dirigenti di ridurre il rischio di frode e di corruzione mediante lo sviluppo di un sistema di controllo delle minacce all’integrità».

Occorrerà, pertanto, attendere l’approvazione definitiva del provvedimento per constatare se anche l’Ocse, come l’Ue, abbia apprezzato il lavoro effettuato e gli interventi che ne sono derivati sul piano legislativo per combattere la corruzione nel nostro Paese.

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