Le sanzioni previste per il reddito di cittadinanza

Le sanzioni previste in materia di reddito di cittadinanza: vediamo in cosa consistono

Antonio Di Tullio D'Elisiis Referente Area Diritto penale e Procedura penale

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Premessa

Come è noto, per effetto del decreto legge, 28 gennaio 2019, n. 4, è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico il reddito di cittadinanza.

Orbene, scopo del presente scritto è quello di capire le sanzioni in cui si va incontro ove si accedi a questo reddito ove non si abbiano i requisiti di legge, o si continui a percepirlo ove tali requisiti vengano meno.

Le sanzioni penali

L’art. 7 del d.l. n. 4/2019 prevede innanzitutto, al primo comma, che, salvo che “il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, e’ punito con la reclusione da due a sei anni”.

Tal che ne consegue che, con questa norma incriminatrice, chiunque (e quindi si tratta di un reato comune), ove agisca allo scopo di conseguire il beneficio economico di cui all’art. 3 del d.l. n. 4 del 2019[1], è sanzionato con la pena da 2 a 6 anni di reclusione ove ponga in essere una di queste condotte illecite: a) rendere o utilizzare dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere; b) omettere di fornire informazioni dovute.

E’ dunque evidente che, sotto il profilo soggettivo, ad avviso di chi scrive, è richiesto il dolo specifico essendo necessario che si agisca al fine di ottenere indebitamente il beneficio previsto per il reddito di cittadinanza, e quindi si sia consapevoli del fatto di non avere i requisiti di legge per poter usufruire di tale reddito.

Invece, sotto il profilo oggettivo, la condotta pare essere a forma vincolata rilevando unicamente, tra le azioni commissive, il rilasciare dichiarazioni false o in cui vengono dette cose non veritiere, il produrre documenti volti a tale scopo ovvero l’utilizzare siffatte dichiarazioni o documenti (presumibilmente) rilasciati da terzi e impiegati per questi scopi illeciti mentre, tra quelle omissive, il non menzionare delle informazioni che, invece, colui che è vuole conseguire il reddito di cittadinanza, è tenuto a dire.

A sua volta il comma secondo dell’art. 7 di questo decreto legge contempla un ulteriore illecito penale essendo ivi previsto che l’“omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attivita’ irregolari, nonche’ di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11, e’ punita con la reclusione da uno a tre anni”.

Questo illecito penale, pertanto, qualificabile come reato omissivo proprio, prevede la reclusione da 1 a 3 anni per chi viola la mancata osservanza di taluni degli obblighi previsti da questo decreto legge e, segnatamente: 1) non comunicare le variazioni reddituali patrimoniali, anche se derivanti dal lavoro c.d. in nero; 2) non fornire tutte quelle altre informazioni tenute ad essere comunicate o comunque rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio economico concesso con il conseguimento del reddito di cittadinanza.

Detta norma, tuttavia, prevede la configurabilità di tale delitto solo nella misura in cui tali condotte omissive siano poste in essere entro precisi limiti temporali ossia siano decorsi i seguenti termini: a) trenta giorni entro i quali il lavoratore è tenuto a comunicare l’avvio  dell’attivita’  di lavoro dipendente all’INPS  per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il  lavoro  di cui all’articolo 6, comma 2, d.l. n. 4/2019 (ossia: la Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per  il lavoro) dall’inizio dell’attivita’, ovvero di persona presso  i centri per l’impiego; b) trenta giorni entro i quali deve essere comunicata la variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attivita’ d’impresa o di lavoro autonomo, svolta sia in forma individuale che di partecipazione, da parte di  uno  o  piu’ componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc all’INPS dall’inizio della stessa mediante la Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per  il lavoro ovvero tramite persona  presso  i  centri  per l’impiego; c) quindici giorni entro i quali il beneficiario di questo reddito è tenuto a comunicare ogni variazione patrimoniale  che  comporti  la  perdita   dei   requisiti   di   cui all’articolo 2, comma 1, lettere b)[2] e c)[3].Oltre alle sanzioni detentive sancite per questi illeciti penali, l’art. 7 di questo decreto legge ne prevede altre sempre afferenti la materia penale.Ebbene, vediamo in cosa esse consistono.A tal proposito va prima di tutto osservato che il comma terzo dell’art. 7 del d.l. n. 4 prevede un ulteriore conseguenza in cui vanno incontro gli autori di questi reati disponendo che, alla “condanna in via definitiva per i reati di cui ai commi 1 e 2 e per quello previsto dall’articolo 640-bis del codice penale (ossia il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ndr.), nonche’ alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per gli stessi reati, consegue di diritto l’immediata revoca del beneficio con efficacia retroattiva e il beneficiario e’ tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito” (primo capoverso) fermo restando che, da un lato, la “revoca e’ disposta dall’INPS ai sensi del comma 10” (secondo capoverso), dall’altro, il “beneficio non puo’ essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna” (terzo capoverso).Di talchè ne discende come la revoca, in casi di questo tipo, venga disposta dall’INPS che, in particolare, una volta rilevata la decadenza dal beneficio, provvede alla disattivazione della Carta Rdc.Inoltre, va altresì fatto presente che, una volta che si verifichi una situazione di questo genere, il beneficio non può essere invocato se non prima che siano passati dieci anni dalla condanna (da doversi, intendersi, ad avviso di chi scrive, quella definitiva e non quella ancora soggetta ad impugnazione).Dal canto suo, il successivo comma quarto dell’art. 7 sancisce che, “quando l’amministrazione erogante accerta la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e delle informazioni poste a fondamento dell’istanza ovvero l’omessa successiva comunicazione di qualsiasi intervenuta variazione del reddito, del patrimonio e della composizione del nucleo familiare dell’istante, la stessa amministrazione dispone l’immediata revoca del beneficio con efficacia retroattiva” (primo capoverso) e, a “seguito della revoca, il beneficiario e’ tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito” (secondo capoverso).Da ciò discende che la commissione di questi illeciti penali non solo comporta la revoca del beneficio economico concesso per effetto del riconoscimento del reddito di cittadinanza, ma anche la perdita dei benefici già indebitamente conseguiti e la loro restituzione.  Altre ipotesi di decadenza dal reddito di cittadinanza In questo articolo, non solo sono previste sanzioni penali nei termini già esposti in questo scritto, ma anche altre ipotesi di decadenza dal diritto di cittadinanza.Orbene, vediamo in cosa esse consistono.

Il quinto comma dell’art. 7 del d.l. n. 4/2019 statuisce a tal proposito quanto segue: “E’ disposta la decadenza dal Rdc, altresi’, quando uno dei componenti il nucleo familiare: a) non effettua la dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro, di cui all’articolo 4, commi 4 e 6, ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero; b) non sottoscrive il Patto per il lavoro ovvero il Patto per l’inclusione sociale, di cui all’articolo 4, commi 7 e 12, ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero; c) non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva o di attivazione, di cui all’articolo 20, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 150 del 2015 e all’articolo 9, comma 3, lettera e), del presente decreto; d) non aderisce ai progetti di cui all’articolo 4, comma 15, nel caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti; e) non accetta almeno una di tre offerte congrue ai sensi dell’articolo 4, comma 8, lettera b), numero 5), ovvero, in caso di rinnovo ai sensi dell’articolo 3, comma 6, non accetta la prima offerta congrua utile; f) non effettua le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9, ovvero effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del Rdc maggiore; g) non presenta una DSU aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare ai sensi dell’articolo 3, comma 12; h) venga trovato, nel corso delle attivita’ ispettive svolte dalle competenti autorita’, intento a svolgere attivita’ di lavoro dipendente in assenza delle comunicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, ovvero attivita’ di lavoro autonomo o di impresa, in assenza delle comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9”.

Di conseguenza, sono rinvenibili i susseguenti casi in cui si decade dal reddito di cittadinanza vale a dire quando uno dei componenti del nucleo familiare di cui fa parte colui che si giova di siffatto reddito: I) non effettua la dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro, di cui all’articolo 4, commi 4 e 6, d.l. n. 4/2019 ossia di rendere dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro di persona tramite l’apposita piattaforma digitale di cui all’articolo 6, comma 2 (Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per  il lavoro), anche per il tramite degli istituti di patronato convenzionati, ovvero presso i centri per l’impiego, entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero ossia il richiedente, che non abbia gia’ presentato la dichiarazione di immediata disponibilita’, di cui al comma 4 (appena citato), non la rende all’atto del primo incontro presso il centro per l’impiego ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero (i quali riguardano, ad esempio, i beneficiari della Pensione di cittadinanza ovvero i beneficiari del Rdc titolari di pensione diretta o comunque di eta’ pari o superiore a 65 anni, nonche’ i componenti con disabilita’, come definita ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, fatta salva ogni iniziativa di collocamento mirato e i conseguenti obblighi ai sensi della medesima disciplina nonché i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni di eta’ ovvero di componenti il nucleo familiare con disabilita’ grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE);  II) non sottoscrive il Patto per il lavoro ovvero il Patto per l’inclusione sociale, di cui all’articolo 4, commi 7 (“I beneficiari di cui ai commi 5 e 6, non esclusi o esonerati dagli obblighi, stipulano presso i centri per l’impiego ovvero, laddove previsto da leggi regionali, presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, un Patto per il lavoro, che assume le caratteristiche del patto di servizio personalizzato di cui all’articolo 20 del medesimo decreto legislativo n. 150 del 2015[4], integrate con le condizioni di cui al comma 8, lettera b) (“Nel caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui all’articolo 20, comma 3, lettera a), del decreto legislativo n. 150 del 2015, da parte anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni: (…)la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione” ndr.). Ai fini del Rdc e ad ogni altro fine, il patto di servizio assume la denominazione di Patto per il lavoro. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito l’ANPAL, e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono definiti appositi indirizzi e modelli nazionali per la redazione del Patto per il lavoro, anche in esito al primo periodo di applicazione del Rdc”) e 12 (“Nel caso in cui, in esito alla valutazione preliminare, i bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti siano prevalentemente connessi alla situazione lavorativa, i servizi competenti sono comunque individuati presso i centri per l’impiego e i beneficiari sottoscrivono il Patto per il lavoro, entro i successivi trenta giorni. Nel caso in cui il bisogno sia complesso e multidimensionale, i beneficiari sottoscrivono un Patto per l’inclusione sociale e i servizi si coordinano in maniera da fornire risposte unitarie nel Patto, con il coinvolgimento, oltre ai centri per l’impiego e ai servizi sociali, degli altri servizi territoriali di cui si rilevi in sede di valutazione preliminare la competenza”), ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero; III) non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva o di attivazione, di cui all’articolo 20, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 150 del 2015 (“partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione”) e all’articolo 9, comma 3, lettera e), del presente decreto (cioè l’affiancamento di un tutor al beneficiario del Rdc); IV) non aderisce ai progetti di cui all’articolo 4, comma 15[5], nel caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti; V) non accetta almeno una di tre offerte congrue ai sensi dell’articolo 4, comma 8, lettera b), numero 5) (cioè una di tre offerte di lavoro congrue, ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015[6], come integrato al comma 9; in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3, comma 6, d.l. n. 4/2019[7], deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua ai sensi del comma 9)[8], ovvero, in caso di rinnovo ai sensi dell’articolo 3, comma 6, d.l. n. 4/2019 non accetta la prima offerta congrua utile; VI) non effettua le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9, d.l. n. 4/2019[9] ovvero effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del Rdc maggiore; VII) non presenta una DSU aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare ai sensi dell’articolo 3, comma 12, d.l. n. 4/2019[10]; VIII) venga trovato, nel corso delle attivita’ ispettive svolte dalle competenti autorita’, intento a svolgere attivita’ di lavoro dipendente in assenza delle comunicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608[11], ovvero attivita’ di lavoro autonomo o di impresa, in assenza delle comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9, d.l. n. 4/2019[12].

Oltre a ciò, è altresì disposta la decadenza di questo beneficio “nel caso in cui il nucleo familiare abbia percepito il beneficio economico del Rdc in misura maggiore rispetto a quanto gli sarebbe spettato, per effetto di dichiarazione mendace in sede di DSU o di altra dichiarazione nell’ambito della procedura di richiesta del beneficio, ovvero per effetto dell’omessa presentazione delle prescritte comunicazioni, ivi comprese le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 10[13], fermo restando il recupero di quanto versato in eccesso” (art. 7, c. 6, d.l. n. 4/2019).

Le altre sanzioni  L’art. 7 del d.l. n. 4/2019, oltre alle sanzioni penali, prevede altre sanzioni (di natura amministrativa/sanzionatoria) per coloro che non osservano talune delle disposizioni previste da questa normativa.

In particolare, il comma settimo di questo articolo statuisce che, in “caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni di cui all’articolo 4, commi 5 e 11, da parte anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni: a) la decurtazione di una mensilita’ del beneficio economico in caso di prima mancata presentazione; b) la decurtazione di due mensilita’ alla seconda mancata presentazione; c) la decadenza dalla prestazione, in caso di ulteriore mancata presentazione”.

Di conseguenza, sono concepite queste decurtazioni, rispetto a quanto spettante per il reddito di cittadinanza, nel caso in cui, senza che vi sia una giustificata ragione, il richiedente: 1) entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio, pur essendo stato convocato dai centri per l’impiego nel caso in cui appartenga a un nucleo familiare in cui vi sia almeno un componente, tra quelli tenuti agli obblighi di cui al comma 2, in possesso di uno o piu’ dei seguenti requisiti al momento della richiesta del Rdc (ossia: a) assenza di occupazione da non piu’ di due anni; b) eta’ inferiore a 26 anni; c) essere beneficiario della NASpI ovvero di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria o averne terminato la fruizione da non piu’ di un anno; d) aver sottoscritto negli ultimi due anni un Patto di servizio in corso di validita’ presso i centri per l’impiego ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150[14]), non si presenti entro questo lasso temporale; 2) si trovi in condizioni diverse da quelle di cui al comma 5 dell’art. 4 del d.l. n. 4 del 2019, e, pur essendo stato convocato dai servizi competenti per il contrasto alla povertà dei comuni, non si presenti entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio.

A sua volta il comma ottavo (sempre) di questo articolo statuisce che, in “caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui all’articolo 20, comma 3, lettera a), del decreto legislativo n. 150 del 2015, da parte anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni: a) la decurtazione di due mensilita’, in caso di prima mancata presentazione; b) la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione”.

Tal chè sono contemplate queste decurtazioni allorchè non si partecipi, sempre in assenza di un giustificato motivo, alle iniziative e ai laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro quali, in via esemplificativa, la stesura del curriculum vitae e la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento.

All’opposto, in “caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per l’inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di istruzione o di formazione da parte di un componente minorenne ovvero impegni di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, individuati da professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni: a) la decurtazione di due mensilita’ dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni; b) la decurtazione di tre mensilita’ al secondo richiamo formale; c) la decurtazione di sei mensilita’ al terzo richiamo formale; d) la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo” (art. 7, c. 9, d.l. n. 4/2019).

Dal canto suo il seguente comma decimo prevede che l’“irrogazione delle sanzioni diverse da quelle penali e il recupero dell’indebito, di cui al presente articolo, e’ effettuato dall’INPS. Gli indebiti recuperati nelle modalita’ di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2010” (primo capoverso) fermo restando che, per un verso, gli “indebiti recuperati nelle modalita’ di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010[15], al netto delle spese di recupero, sono riversate dall’INPS all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo per il Reddito di Cittadinanza” (secondo capoverso), per altro verso, l’“INPS dispone altresi’, ove prevista la decadenza dal beneficio, la disattivazione della Carta Rdc.” (terzo capoverso).

Il comma undicesimo dell’art. 7 del d.l. n. 4/2019, infine, dispone che, in “tutti i casi diversi da quelli di cui al comma 3 (e quindi nei casi in cui emergano illeciti penali nei termini precisati in precedenza ndr.), il Rdc puo’ essere richiesto dal richiedente ovvero da altro componente il nucleo familiare solo decorsi diciotto mesi dalla data del provvedimento di revoca o di decadenza, ovvero, nel caso facciano parte del nucleo familiare componenti minorenni o con disabilita’, come definita a fini ISEE, decorsi sei mesi dalla medesima data”.

Le norme di coordinamento

Il d.l. n. 4/2019 prevede inoltre le seguenti disposizioni che rappresentano un logico completamento, in special modo sotto il profilo organizzativo, di quelle sin qui esaminate: a) “I centri per l’impiego e i comuni comunicano alle piattaforme di cui all’articolo 6[16], al fine della messa a disposizione dell’INPS, le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni di cui al presente articolo, ivi compresi i casi di cui all’articolo 9, comma 3, lettera e), entro e non oltre cinque giorni lavorativi dal verificarsi dell’evento da sanzionare. L’INPS, per il tramite delle piattaforme di cui all’articolo 6, mette a disposizione dei centri per l’impiego e dei comuni gli eventuali conseguenti provvedimenti di decadenza dal beneficio” (art. 7, c. 12, d.l. n. 4/2019); b) “La mancata comunicazione dei fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni di decurtazione o decadenza della prestazione determina responsabilita’ disciplinare e contabile del soggetto responsabile, ai sensi dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20[17]” (art. 7, c. 13, d.l. n. 4/2019); c) “Nei casi di dichiarazioni mendaci e di conseguente accertato illegittimo godimento del Rdc, i centri per l’impiego, i comuni, l’INPS, l’Agenzia delle entrate, l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL), preposti ai controlli e alle verifiche, trasmettono, entro dieci giorni dall’accertamento, all’autorita’ giudiziaria la documentazione completa del fascicolo oggetto della verifica” (art. 7, c. 14, d.l. n. 4/2019); d) “I comuni sono responsabili delle verifiche e dei controlli anagrafici, attraverso l’incrocio delle informazioni dichiarate ai fini ISEE con quelle disponibili presso gli uffici anagrafici e quelle raccolte dai servizi sociali e ogni altra informazione utile per individuare omissioni nelle dichiarazioni o dichiarazioni mendaci al fine del riconoscimento del Rdc” (art. 7, c. 15, d.l. n. 4/2019).

Conclusioni Il sistema delle sanzioni approntate dal legislatore, per evitare che si usufruisca del reddito di cittadinanza pur non avendone i requisiti, sembra chiaramente finalizzato a prevenire e reprimere fenomeni di questo genere.Il problema che, ad avviso di chi scrive, comunque resta al di là del dato normativo, è se vi saranno sufficienti risorse, sia economiche, che umane, per poter controllare un così elevato numero di persone stante il fatto che di questo reddito ne beneficeranno in tanti.Non resta dunque che aspettare se questo sistema sanzionatorio, così strutturato dal legislatore, troverà una efficace applicazione sul piano pratico.

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Note

[1]Ai sensi del quale: “1. Il beneficio economico del Rdc, su base annua,  si  compone  dei seguenti due elementi: a) una componente ad integrazione  del  reddito  familiare,  come definito ai sensi dell’articolo 2, comma 6, fino alla soglia di  euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della  scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4;     b)  una  componente,  ad  integrazione  del  reddito  dei  nuclei familiari residenti in abitazione in  locazione,  pari  all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto in locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino ad un massimo di euro 3.360 annui. 2. Ai fini della definizione della  Pensione  di  cittadinanza,  la soglia di cui al comma 1, lettera a), e’ incrementata ad euro  7.560, mentre il massimo di cui al comma 1, lettera  b),  e’  pari  ad  euro 1.800 annui. 3. L’integrazione di cui  al  comma  1,  lettera  b),  e’  concessa altresi’ nella misura della rata mensile  del  mutuo  e  fino  ad  un massimo  di  1.800  euro  annui  ai  nuclei  familiari  residenti  in abitazione di proprieta’ per il cui acquisto o per la cui costruzione sia stato contratto un mutuo  da  parte  di  componenti  il  medesimo nucleo familiare.  4. Il beneficio economico di cui al comma 1 e’ esente dal pagamento dell’IRPEF ai sensi dell’articolo 34, terzo comma,  del  decreto  del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.  Il  beneficio in ogni caso non puo’ essere complessivamente superiore ad una soglia di euro 9.360 annui, moltiplicata  per  il  corrispondente  parametro della scala  di  equivalenza,  ridotta  per  il  valore  del  reddito familiare. Il beneficio economico non puo’ essere altresi’  inferiore ad euro 480 annui, fatto salvo  il  possesso  dei  requisiti  di  cui all’articolo 2. 5. Il Rdc decorre dal mese successivo a quello della richiesta e il suo valore mensile e’ pari ad un dodicesimo del valore su base annua. 6. Il Rdc e’ riconosciuto  per  il  periodo  durante  il  quale  il beneficiario si trova nelle condizioni  previste  all’articolo  2  e, comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto  mesi. Il Rdc puo’ essere rinnovato, previa sospensione dell’erogazione  del medesimo per un periodo di un  mese  prima  di  ciascun  rinnovo.  La sospensione non opera nel caso della Pensione di cittadinanza.    7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali, di concerto  con  il  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ di erogazione del Rdc  suddiviso per ogni  singolo  componente  il  nucleo  familiare  maggiorenne,  a decorrere dai termini di cui all’articolo 5, comma 6, terzo  periodo. La Pensione di cittadinanza  e’  suddivisa  in  parti  uguali  tra  i componenti il nucleo familiare.  8. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attivita’ di lavoro dipendente da  parte  di  uno  o piu’ componenti il nucleo familiare  nel  corso  dell’erogazione  del Rdc, il maggior reddito da lavoro concorre  alla  determinazione  del beneficio economico nella misura dell’80 per cento, a  decorrere  dal mese successivo a quello della variazione e fino a quando il  maggior reddito  non  e’  ordinariamente  recepito  nell’ISEE  per   l’intera annualita’.  Il  reddito  da  lavoro  dipendente  e’  desunto   dalle

comunicazioni   obbligatorie,   di   cui   all’articolo   9-bis   del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con  modificazioni, dalla legge 28  novembre  1996,  n.  608,  che,  conseguentemente,  a decorrere dal mese di aprile  2019  devono  contenere  l’informazione relativa alla retribuzione o al compenso. L’avvio  dell’attivita’  di lavoro dipendente e’ comunque comunicato dal lavoratore all’INPS  per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il  lavoro  di cui all’articolo 6, comma 2, a pena di decadenza dal beneficio, entro trenta giorni dall’inizio dell’attivita’, ovvero di persona presso  i centri per l’impiego. 9. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attivita’ d’impresa o di lavoro autonomo, svolta sia in forma individuale che di partecipazione, da parte di  uno  o  piu’

componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc,  la variazione dell’attivita’ e’ comunicata all’INPS entro trenta  giorni dall’inizio della stessa a pena di decadenza dal  beneficio,  per  il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di  cui all’articolo 6, comma 2,  ovvero  di  persona  presso  i  centri  per l’impiego. Il reddito e’ individuato secondo il  principio  di  cassa come differenza tra i ricavi  e  i  compensi  percepiti  e  le  spese sostenute nell’esercizio dell’attivita’ ed  e’  comunicato  entro  il quindicesimo  giorno  successivo  al  termine  di  ciascun  trimestre dell’anno. A titolo  di  incentivo,  il  beneficiario  fruisce  senza variazioni del Rdc per le  due  mensilita’  successive  a  quella  di variazione della condizione occupazionale, ferma restando  la  durata di cui al comma 6. Il beneficio e’  successivamente  aggiornato  ogni trimestre avendo a riferimento il trimestre precedente. 10. Le medesime previsioni di cui ai commi 8 e 9 si  applicano  nel caso di redditi  da  lavoro  non  rilevati  per  l’intera  annualita’ nell’ISEE  in  corso  di  validita’  utilizzato  per   l’accesso   al beneficio. In tal caso, i  redditi  di  cui  ai  commi  8  e  9  sono comunicati e resi disponibili all’atto della richiesta del  beneficio secondo modalita’ definite nel provvedimento di cui  all’articolo  5, comma 1.    11.  E’  fatto  obbligo  al  beneficiario  di  comunicare  all’ente erogatore,  nel  termine  di   quindici   giorni,   ogni   variazione patrimoniale  che  comporti  la  perdita   dei   requisiti   di   cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c).   12. In  caso  di  variazione  del  nucleo  familiare  in  corso  di fruizione del beneficio, fermi restando il mantenimento dei requisiti e la presentazione  di  una  DSU  aggiornata  entro  due  mesi  dalla variazione, a pena di decadenza dal beneficio  nel  caso  in  cui  la variazione produca una riduzione del  beneficio  medesimo,  i  limiti temporali di  cui  al  comma  6  si  applicano  al  nucleo  familiare modificato, ovvero a ciascun nucleo  familiare  formatosi  a  seguito della variazione. Con la sola eccezione delle variazioni  consistenti in decessi e  nascite,  la  prestazione  decade  d’ufficio  dal  mese successivo a quello della presentazione della  dichiarazione  a  fini ISEE aggiornata, contestualmente alla quale i nuclei possono comunque presentare una nuova domanda di Rdc.  13. Nel caso in cui il nucleo familiare beneficiario  abbia  tra  i suoi componenti soggetti che si trovano in  stato  detentivo,  ovvero sono ricoverati  in  istituti  di  cura  di  lunga  degenza  o  altre strutture residenziali  a  totale  carico  dello  Stato  o  di  altra amministrazione pubblica, il parametro della scala di equivalenza  di cui al comma 1, lettera a), non tiene conto di tali soggetti.   14. Nell’ipotesi di interruzione della fruizione del beneficio  per ragioni diverse dall’applicazione  di  sanzioni,  il  beneficio  puo’ essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non  superiore al periodo residuo non goduto. Nel caso l’interruzione  sia  motivata dal  maggior  reddito   derivato   da   una   modificata   condizione occupazionale e sia decorso almeno un anno  nella  nuova  condizione, l’eventuale successiva  richiesta  del  beneficio  equivale  a  prima richiesta.   15. Il beneficio e’ ordinariamente fruito entro il mese  successivo a quello di erogazione. A decorrere dal mese successivo alla data  di entrata in vigore del decreto di cui al presente  comma,  l’ammontare di  beneficio  non  speso  ovvero  non  prelevato,  ad  eccezione  di arretrati, e’ sottratto, nei limiti del 20 per  cento  del  beneficio erogato, nella mensilita’ successiva a quella in cui il beneficio non e’ stato interamente speso.  Con  verifica  in  ciascun  semestre  di erogazione, e’ comunque decurtato dalla  disponibilita’  della  Carta Rdc di cui all’articolo 5, comma 6, l’ammontare complessivo non speso ovvero non prelevato nel semestre, fatta eccezione per una mensilita’ di beneficio riconosciuto. Con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia  e delle finanze, da adottarsi entro tre mesi dalla data di  entrata  in vigore del presente decreto, sono stabilite  le  modalita’  con  cui, mediante il monitoraggio delle spese effettuate sulla Carta  Rdc,  si verifica la  fruizione  del  beneficio  secondo  quanto  previsto  al presente comma, le possibili eccezioni, nonche’  le  altre  modalita’ attuative”.

[2]Secondo cui: “Il  Rdc  e’  riconosciuto  ai  nuclei  familiari  in   possesso cumulativamente, al momento della presentazione della domanda  e  per tutta  la  durata  dell’erogazione  del   beneficio,   dei   seguenti requisiti: (…) con riferimento a  requisiti  reddituali  e  patrimoniali,  il nucleo familiare deve possedere: 1)  un  valore  dell’Indicatore  della   situazione   economica equivalente (ISEE), di cui al decreto del  Presidente  del  Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, inferiore a 9.360 euro;  2) un valore del patrimonio immobiliare, come definito  a  fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad  una  soglia di euro 30.000; 3) un valore del patrimonio mobiliare,  come  definito  a  fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta  di  euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare  successivo  al  primo, fino ad un massimo di euro 10.000,  incrementato  di  ulteriori  euro 1.000 per ogni figlio successivo al  secondo;  i  predetti  massimali sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilita’, come definita a fini ISEE, presente nel nucleo; 4) un valore del reddito familiare inferiore ad una  soglia  di euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente  parametro  della scala di equivalenza di  cui  al  comma  4.  La  predetta  soglia  e’ incrementata ad euro 7.560 ai  fini  dell’accesso  alla  Pensione  di cittadinanza. In ogni caso la soglia e’ incrementata  ad  euro  9.360 nei casi  in  cui  il  nucleo  familiare  risieda  in  abitazione  in locazione, come da dichiarazione  sostitutiva  unica  (DSU)  ai  fini ISEE”.

[3]Alla stregua del quale: “Il  Rdc  e’  riconosciuto  ai  nuclei  familiari  in   possesso cumulativamente, al momento della presentazione della domanda  e  per tutta  la  durata  dell’erogazione  del   beneficio,   dei   seguenti requisiti: (…) con riferimento al godimento di beni durevoli: 1)  nessun  componente  il   nucleo   familiare   deve   essere intestatario a qualunque titolo  o  avente  piena  disponibilita’  di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti  la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la  prima volta  nei  due  anni  antecedenti,  esclusi  gli  autoveicoli  e   i motoveicoli per cui e’ prevista una agevolazione  fiscale  in  favore delle persone con disabilita’ ai sensi della disciplina vigente; 2) nessun  componente  deve  essere  intestatario  a  qualunque titolo o avente  piena  disponibilita’  di  navi  e  imbarcazioni  da diporto di cui all’articolo 3, comma 1, del  decreto  legislativo  18 luglio 2005, n. 171”.

[4]Per cui: “1. Allo scopo di confermare lo stato di disoccupazione, i lavoratori disoccupati contattano i centri per l’impiego, con le modalita’ definite da questi, entro 30 giorni dalla data della dichiarazione di cui all’articolo 19, comma 1, e, in mancanza, sono convocati dai centri per l’impiego, entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2, comma 1, per la profilazione e la stipula di un patto di servizio personalizzato. 2. Il patto di cui al comma 1 deve contenere almeno i seguenti elementi: a) l’individuazione di un responsabile delle attivita’; b) la definizione del profilo personale di occupabilita’ secondo le modalita’ tecniche predisposte dall’ANPAL; c) la definizione degli atti di ricerca attiva che devono essere compiuti e la tempistica degli stessi; d) la frequenza ordinaria di contatti con il responsabile delle attivita’; e) le modalita’ con cui la ricerca attiva di lavoro e’ dimostrata al responsabile delle attivita’. 3. Nel patto di cui al comma 1 deve essere inoltre riportata la disponibilita’ del richiedente alle seguenti attivita’: a) partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro quali, in via esemplificativa, la stesura del curriculum vitae e la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento; b) partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione; c) accettazione di congrue offerte di lavoro, come definite ai sensi dell’articolo 25 del presente decreto.4. Trascorsi sessanta giorni dalla data di registrazione di cui all’articolo 19, comma 1, il disoccupato che non sia stato convocato dai centri per l’impiego ha diritto a richiedere all’ANPAL, tramite posta elettronica, le credenziali personalizzate per l’accesso diretto alla procedura telematica di profilazione predisposta dall’ANPAL al fine di ottenere l’assegno di ricollocazione di cui all’articolo 23”.

[5]Alla stregua del quale: “In coerenza con il profilo professionale del beneficiario, con le competenze acquisite in ambito formale, non formale e informale, nonche’ in base agli interessi e alle propensioni emerse nel corso del colloquio sostenuto presso il centro per l’impiego ovvero presso i servizi dei comuni, il beneficiario e’ tenuto ad offrire nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione sociale la propria disponibilita’ per la partecipazione a progetti a titolarita’ dei comuni, utili alla collettivita’, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza, mettendo a disposizione un numero di ore compatibile con le altre attivita’ del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto ore settimanali. La partecipazione ai progetti e’ facoltativa per le persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc. I comuni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, predispongono le procedure amministrative utili per l’istituzione dei progetti di cui al presente comma e comunicano le informazioni sui progetti ad una apposita sezione della piattaforma dedicata al programma del Rdc del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di cui all’articolo 6, comma 1. L’esecuzione delle attivita’ e l’assolvimento degli obblighi del beneficiario di cui al presente comma sono subordinati all’attivazione dei progetti. L’avvenuto assolvimento di tali obblighi viene attestato dai comuni, tramite l’aggiornamento della piattaforma dedicata”.

[6]Secondo cui: “1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali provvede alla definizione di offerta di lavoro congrua,  u proposta dell’ANPAL, sulla base dei seguenti principi: a) coerenza con le esperienze e le competenze maturate;  b) distanza dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico; c) durata della disoccupazione; d) retribuzione superiore di almeno il 20 per cento rispetto alla indennita’ percepita nell’ultimo mese precedente, da computare senza considerare l’eventuale integrazione a carico dei fondi di solidarieta’, di cui agli articoli 26 e seguenti del decreto legislativo attuativo della delega di cui all’articolo 1, comma 2, della legge n. 183 del 2014. 2. I fondi di solidarieta’ di cui agli articoli 26 e seguenti del decreto legislativo attuativo della delega di cui all’articolo 1, comma 2, della legge n. 183 del 2014, possono prevedere che le prestazioni integrative di cui all’articolo 3, comma 11, lettera a), della legge n. 92 del 2012, continuino ad applicarsi in caso di accettazione di una offerta di lavoro congrua, nella misura massima della differenza tra l’indennita’ complessiva inizialmente prevista, aumentata del 20 per cento, e la nuova retribuzione. 3. Fino alla data di adozione del provvedimento di cui al comma 1, trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4, comma 41, e 42 della legge 28 giugno 2012, n. 92”.

[7]In virtù del quale: “Il Rdc e’ riconosciuto per il periodo durante il quale il beneficiario si trova nelle condizioni previste all’articolo 2 e, comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi. Il Rdc puo’ essere rinnovato, previa sospensione dell’erogazione del medesimo per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo. La sospensione non opera nel caso della Pensione di cittadinanza”.

[8]Per cui: “La congruita’ dell’offerta di lavoro di cui al comma 8 e’ definita anche con riferimento alla durata di fruizione del beneficio del Rdc e al numero di offerte rifiutate. In particolare, e’ definita congrua un’offerta dalle caratteristiche seguenti:a) nei primi dodici mesi di fruizione del beneficio, e’ congrua un’offerta entro cento chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta, ovvero entro duecentocinquanta chilometri di distanza se si tratta di seconda offerta, ovvero, fermo quanto previsto alla lettera d), ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta; b) decorsi dodici mesi di fruizione del beneficio, e’ congrua un’offerta entro duecentocinquanta chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario nel caso si tratti di prima o seconda offerta, ovvero, fermo quanto previsto alla lettera d), ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta; c) in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3, comma 6, fermo quanto previsto alla lettera d), e’ congrua un’offerta ovunque sia collocata nel territorio italiano anche nel caso si tratti di prima offerta; d) esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti con disabilita’, come definita a fini ISEE, non operano le previsioni di cui alla lettera c) e in deroga alle previsioni di cui alle lettere a) e b), con esclusivo riferimento alla terza offerta, indipendentemente dal periodo di fruizione del beneficio, l’offerta e’ congrua se non eccede la distanza di duecentocinquanta chilometri dalla residenza del beneficiario”.

[9]Secondo il quale: “In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attivita’ d’impresa o di lavoro autonomo, svolta sia in forma individuale che di partecipazione, da parte di uno o piu’ componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc, la variazione dell’attivita’ e’ comunicata all’INPS entro trenta giorni dall’inizio della stessa a pena di decadenza dal beneficio, per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di cui all’articolo 6, comma 2, ovvero di persona presso i centri per l’impiego. Il reddito e’ individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attivita’ ed e’ comunicato entro il quindicesimo giorno successivo al termine di ciascun trimestre dell’anno. A titolo di incentivo, il beneficiario fruisce senza variazioni del Rdc per le due mensilita’ successive a quella di variazione della condizione occupazionale, ferma restando la durata di cui al comma 6. Il beneficio e’ successivamente aggiornato ogni trimestre avendo a riferimento il trimestre precedente”.

[10]Per cui: “In caso di variazione del nucleo familiare in corso di fruizione del beneficio, fermi restando il mantenimento dei requisiti e la presentazione di una DSU aggiornata entro due mesi dalla variazione, a pena di decadenza dal beneficio nel caso in cui la variazione produca una riduzione del beneficio medesimo, i limiti temporali di cui al comma 6 si applicano al nucleo familiare modificato, ovvero a ciascun nucleo familiare formatosi a seguito della variazione. Con la sola eccezione delle variazioni consistenti in decessi e nascite, la prestazione decade d’ufficio dal mese successivo a quello della presentazione della dichiarazione a fini ISEE aggiornata, contestualmente alla quale i nuclei possono comunque presentare una nuova domanda di Rdc”.

[11]Secondo il quale: “2. In caso di instaurazione del rapporto di lavoro subordinato e di lavoro autonomo in forma coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto, di socio lavoratore di cooperativa e di associato in partecipazione con apporto lavorativo, i datori di lavoro privati, ivi compresi quelli agricoli, e gli enti pubblici economici sono tenuti a darne comunicazione al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro entro il giorno antecedente a quello di instaurazione dei relativi rapporti, mediante documentazione avente data certa di trasmissione. La comunicazione deve indicare i dati anagrafici del lavoratore, la data di assunzione, la data di cessazione qualora il rapporto non sia a tempo indeterminato, la tipologia contrattuale, la qualifica professionale e il trattamento economico e normativo applicato. Nei settori agricolo, turistico e dei pubblici esercizi il datore di lavoro che non sia in possesso di uno o più dati anagrafici inerenti al lavoratore può integrare la comunicazione entro il terzo giorno successivo a quello dell’instaurazione del rapporto di lavoro, purché dalla comunicazione preventiva risultino in maniera inequivocabile la tipologia contrattuale e l’identificazione del prestatore di lavoro. La medesima procedura si applica ai tirocini di formazione e di orientamento e ad ogni altro tipo di esperienza lavorativa ad essi assimilata. Le Agenzie di lavoro autorizzate dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione, al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la loro sede operativa, l’assunzione, la proroga e la cessazione dei lavoratori temporanei assunti nel mese precedente. Le pubbliche amministrazioni sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione, di proroga, di trasformazione e di cessazione, al servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro, l’assunzione, la proroga, la trasformazione e la cessazione dei rapporti di lavoro relativi al mese precedente. Tali comunicazioni sono effettuate anche nel caso di lavoratori detenuti o internati che prestano la loro attivita’ all’interno degli istituti penitenziari alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria o di altri enti, pubblici o privati. 2-bis. In caso di urgenza connessa ad esigenze produttive, la comunicazione di cui al comma 2 può essere effettuata entro cinque giorni dall’instaurazione del rapporto di lavoro, fermo restando l’obbligo di comunicare entro il giorno antecedente al Servizio competente, mediante comunicazione avente data certa di trasmissione, la data di inizio della prestazione, le generalità del lavoratore e del datore di lavoro. 2-ter. In caso di assunzione contestuale di due o piu’ operai agricoli a tempo determinato da parte del medesimo datore di lavoro, l’obbligo di cui al comma 2 e’ assolto mediante un’unica comunicazione contenente le generalita’ del datore di lavoro e dei lavoratori, la data di inizio e di cessazione della prestazione, le giornate di lavoro presunte e l’inquadramento contrattuale. 6. Il datore di lavoro ha facoltà di effettuare le dichiarazioni e le comunicazioni di cui ai commi precedenti per il tramite dei soggetti di cui all’art. 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, e degli altri soggetti abilitati dalle vigenti disposizioni di legge alla gestione e all’amministrazione del personale dipendente del settore agricolo ovvero dell’associazione sindacale dei datori di lavoro alla quale egli aderisca o conferisca mandato. Nei confronti di quest’ultima può altresì esercitare, con riferimento alle predette dichiarazioni e comunicazioni, la facoltà di cui all’art. 5, comma 1, della citata legge. Nei confronti del soggetto incaricato dall’associazione sindacale alla tenuta dei documenti trova applicazione l’ultimo comma del citato art. 5. 9. Per far fronte ai maggiori impegni in materia di ispezione e di servizi all’impiego derivanti dal presente decreto, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale organizza corsi di riqualificazione professionale per il personale interessato, finalizzati allo svolgimento della attività di vigilanza e di ispezione. Per tali finalità è autorizzata la spesa di lire 500 milioni per l’anno 1995 e di lire 2 miliardi per ciascuno degli anni 1996, 1997 e 1998. Al relativo onere, comprensivo delle spese di missione per tutto il personale, di qualsiasi livello coinvolto nell’attività formativa, si provvede a carico del Fondo di cui all’art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. 10. Le convenzioni già stipulate ai sensi, da ultimo, dell’art. 1, comma 13, del decreto legge 1° ottobre 1996, n. 511, conservano efficacia. 11. Salvo diversa determinazione della commissione regionale per l’impiego, assumibile anche con riferimento a singole circoscrizioni, i lavoratori da avviare a selezione presso pubbliche amministrazioni locali o periferiche sono individuati tra i soggetti che si presentano presso le sezioni circoscrizionali per l’impiego nel giorno prefissato per l’avviamento. A tale scopo gli uffici, attraverso i mezzi di informazione, provvedono a dare ampia diffusione alle richieste pervenute, da evadere entro 15 giorni. All’individuazione dei lavoratori da avviare si perviene secondo l’ordine di punteggio con precedenza per coloro che risultino già inseriti nelle graduatorie di cui all’art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56. 12. Ai fini della formazione delle graduatorie di cui al comma 11 si tiene conto dell’anzianità di iscrizione nelle liste nel limite massimo di sessanta mesi, salvo diversa deliberazione delle commissioni regionali per l’impiego le quali possono anche rideterminare, ai sensi dell’art. 10, comma 3, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, l’incidenza, sulle graduatorie, degli elementi che concorrono alla loro formazione. Gli orientamenti generali assunti in materia dalla Commissione centrale per l’impiego valgono anche ai fini della formulazione delle disposizioni modificative del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, capo III, contemplate dal comma 13. 13. Nel rispetto di quanto previsto dall’art. 2, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, al fine di realizzare una più efficiente azione amministrativa in materia di collocamento, sono dettate disposizioni modificative delle norme del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 345, intese a semplificare e razionalizzare i procedimenti amministrativi concernenti gli esoneri parziali, le compensazioni territoriali e le denunce dei datori di lavoro, del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, capi III e IV, e del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 346. Il relativo decreto del Presidente della Repubblica è emanato, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e, per la materia disciplinata dal citato decreto del Presidente della Repubblica n. 346 del 1994, anche con il concerto del Ministro degli affari esteri. Fino alla data di entrata in vigore del decreto e comunque per un periodo non superiore a 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto rimane sospesa l’efficacia delle norme recate dai citati decreti n. 345, n. 346 e n. 487, capo IV e l’allegata tabella dei criteri per la formazione delle graduatorie. 15. Contro i provvedimenti adottati dagli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione in materia di rilascio e revoca delle autorizzazioni al lavoro in favore dei cittadini extracomunitari, nonchè contro i provvedimenti adottati dagli ispettorati provinciali del lavoro in materia di rilascio dei libretti di lavoro in favore della medesima categoria di lavoratori, è ammesso ricorso, entro il termine di 30 giorni dalla data di ricevimento del provvedimento impugnato, rispettivamente, al direttore dell’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione e al direttore dell’ispettorato regionale del lavoro, competenti per territorio, che decidono con provvedimento definitivo. I ricorsi avverso i predetti provvedimenti, pendenti alla data del 14 giugno 1995, continuano ad essere decisi dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale”.

[12]Cfr. supra nota n. 9.

[13]Per cui: “Le medesime previsioni di cui ai commi 8 e 9 si applicano nel caso di redditi da lavoro non rilevati per l’intera annualita’ nell’ISEE in corso di validita’ utilizzato per l’accesso al beneficio. In tal caso, i redditi di cui ai commi 8 e 9 sono comunicati e resi disponibili all’atto della richiesta del beneficio secondo modalita’ definite nel provvedimento di cui all’articolo 5, comma 1”.

[14]Secondo il quale: “1. Allo scopo di confermare lo stato di disoccupazione, i lavoratori disoccupati contattano i centri per l’impiego, con le modalita’ definite da questi, entro 30 giorni dalla data della dichiarazione di cui all’articolo 19, comma 1, e, in mancanza, sono convocati dai centri per l’impiego, entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2, comma 1, per la profilazione e la stipula di un patto di servizio personalizzato. 2. Il patto di cui al comma 1 deve contenere almeno i seguenti elementi: a) l’individuazione di un responsabile delle attivita’; b) la definizione del profilo personale di occupabilita’ secondo le modalita’ tecniche predisposte dall’ANPAL; c) la definizione degli atti di ricerca attiva che devono essere compiuti e la tempistica degli stessi; d) la frequenza ordinaria di contatti con il responsabile delle attivita’; e) le modalita’ con cui la ricerca attiva di lavoro e’ dimostrata al responsabile delle attivita’. 3. Nel patto di cui al comma 1 deve essere inoltre riportata la disponibilita’ del richiedente alle seguenti attivita’: a) partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro quali, in via esemplificativa, la stesura del curriculum vitae e la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento; b) partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione; c) accettazione di congrue offerte di lavoro, come definite ai sensi dell’articolo 25 del presente decreto. 4. Trascorsi sessanta giorni dalla data di registrazione di cui all’articolo 19, comma 1, il disoccupato che non sia stato convocato dai centri per l’impiego ha diritto a richiedere all’ANPAL, tramite posta elettronica, le credenziali personalizzate per l’accesso diretto alla procedura telematica di profilazione predisposta dall’ANPAL al fine di ottenere l’assegno di ricollocazione di cui all’articolo 23”.

[15]Per cui: “Fermo restando la restituzione del vantaggio conseguito per effetto dell’indebito accesso alla prestazione sociale agevolata, nei confronti dei soggetti che in ragione del maggior reddito accertato hanno fruito illegittimamente delle prestazioni sociali agevolate di cui al comma 1 si applica la sanzione da 500 a 5.000 euro. La sanzione e’ irrogata dall’ente erogatore, avvalendosi dei poteri e delle modalita’ vigenti. [Ai fini della restituzione del vantaggio indebitamente conseguito, l’INPS comunica l’esito degli accertamenti agli enti che sulla base delle comunicazioni di cui al comma 1 risultino aver erogato prestazioni agevolate ai soggetti emersi.] Le medesime sanzioni si applicano nei confronti di coloro per i quali si accerti sulla base dello scambio di informazioni tra l’Istituto nazionale della previdenza sociale e l’Agenzia delle entrate una discordanza tra il reddito dichiarato ai fini fiscali o altre componenti dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), anche di natura patrimoniale, note all’anagrafe tributaria e quanto indicato nella dichiarazione sostitutiva unica di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, qualora in ragione di tale discordanza il soggetto abbia avuto accesso alle prestazioni agevolate di cui al comma 1. In caso di discordanza rilevata, l’INPS comunica gli esiti delle verifiche all’ente che ha erogato la prestazione, nonche’ il valore ISEE ricalcolato sulla base degli elementi acquisiti dall’Agenzia delle Entrate. L’ente erogatore accerta se, in esito alle risultanze della verifica effettuata, il beneficiario non avrebbe potuto fruire o avrebbe fruito in misura inferiore della prestazione. Nei casi diversi dall’accertamento del maggior reddito in via definitiva, per il quale la sanzione e’ immediatamente irrogabile, l’ente erogatore invita il soggetto interessato a chiarire i motivi della rilevata discordanza, ai sensi della normativa vigente. In assenza di osservazioni da parte dell’interessato o in caso di mancato accoglimento delle stesse, la sanzione e’ irrogata in misura proporzionale al vantaggio economico indebitamente conseguito e comunque nei limiti di cui al primo periodo”.

[16]Alla stregua del quale: “1. Al fine di consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, nonche’ per finalita’ di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del programma del Rdc, sono istituite due apposite piattaforme digitali dedicate al Rdc, una presso l’ANPAL nell’ambito del Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro (SIUPL) per il coordinamento dei centri per l’impiego, e l’altra presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito del Sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto legislativo n. 147 del 2017, per il coordinamento dei comuni. Le piattaforme rappresentano strumenti di condivisione delle informazioni sia tra le amministrazioni centrali e i servizi territoriali sia, nell’ambito dei servizi territoriali, tra i centri per l’impiego e i servizi sociali. A tal fine e’ predisposto un piano tecnico di attivazione e interoperabilita’ delle piattaforme da adottarsi con provvedimento congiunto dell’ANPAL e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 2. All’articolo 13, comma 2, dopo la lettera d), del decreto legislativo n. 150 del 2015 e’ aggiunta la seguente: «d-bis) Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il lavoro.». 3. Per le finalita’ di cui al comma 1, l’INPS mette a disposizione delle piattaforme di cui al comma 1 i dati identificativi dei singoli componenti i nuclei beneficiari del Rdc, le informazioni sulla condizione economica e patrimoniale, come risultanti dalla DSU in corso di validita’, le informazioni sull’ammontare del beneficio economico e sulle altre prestazioni sociali erogate dall’Istituto ai componenti il nucleo familiare e ogni altra informazione relativa ai beneficiari del Rdc funzionale alla attuazione della misura, incluse quelle di cui all’articolo 4, comma 5, e altre utili alla profilazione occupazionale. Le piattaforme presso l’ANPAL e presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali condividono, rispettivamente, con i centri per l’impiego e con i comuni, le informazioni di cui al presente comma relativamente ai beneficiari del Rdc residenti nei territori di competenza. 4. Le piattaforme di cui al comma 1 costituiscono il portale delle comunicazioni dai centri per l’impiego, dai soggetti accreditati di cui all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, e dai comuni all’ANPAL e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e, per il loro tramite, all’INPS. In particolare, sono comunicati dai servizi competenti alle piattaforme del Rdc: a) le disponibilita’ degli uffici per la creazione di una agenda degli appuntamenti in sede di riconoscimento del beneficio, compatibile con i termini di cui all’articolo 4, commi 5 e 11; b) l’avvenuta o la mancata sottoscrizione del Patto per il lavoro o del Patto per l’inclusione sociale, entro cinque giorni dalla medesima; c) le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo a sanzioni, entro cinque giorni dal momento in cui si verificano, per essere messe a disposizione dell’INPS che le irroga; d) l’esito delle verifiche da parte dei comuni sui requisiti di residenza e di soggiorno, di cui all’articolo 5, comma 4, per essere messe a disposizione dell’INPS ai fini della verifica dell’eleggibilita’; e) l’attivazione dei progetti per la collettivita’ da parte dei comuni ai sensi dell’articolo 4, comma 15; f) ogni altra informazione utile a monitorare l’attuazione dei Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, anche ai fini di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’articolo 4, comma 14. 5. Le piattaforme di cui al comma 1 rappresentano altresi’ uno strumento utile al coordinamento dei servizi a livello territoriale. In particolare, le piattaforme dialogano tra di loro al fine di svolgere le funzioni di seguito indicate: a) comunicazione da parte dei servizi competenti dei comuni ai centri per l’impiego, in esito alla valutazione preliminare, dei beneficiari per i quali i bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti siano risultati prevalentemente connessi alla situazione lavorativa, al fine di consentire nei termini previsti dall’articolo 4, comma 12, la sottoscrizione dei Patti per il lavoro; b) condivisione tra i comuni e i centri per l’impiego delle informazioni sui progetti per la collettivita’ attivati ai sensi dell’articolo 4, comma 15, nonche’ quelle sui beneficiari del Rdc coinvolti; c) coordinamento del lavoro tra gli operatori dei centri per l’impiego, i servizi sociali e gli altri servizi territoriali, con riferimento ai beneficiari per i quali il bisogno sia complesso e multidimensionale, al fine di consentire la sottoscrizione dei Patti per l’inclusione sociale, nelle modalita’ previste dall’articolo 4, comma 12; d) condivisione delle informazioni sui Patti gia’ sottoscritti, ove risulti necessario nel corso della fruizione del beneficio integrare o modificare i sostegni e gli impegni in relazione ad attivita’ di competenza del centro per l’impiego ovvero del servizio sociale originariamente non incluso nei Patti medesimi. 6. I centri per l’impiego e i comuni segnalano alle piattaforme dedicate l’elenco dei beneficiari per cui sia stata osservata una qualsiasi anomalia nei consumi e nei comportamenti dai quali si possa dedurre una eventuale non veridicita’ dei requisiti economici, reddituali e patrimoniali dichiarati e la non eleggibilita’ al beneficio. L’elenco di cui al presente comma e’ comunicato dall’amministrazione responsabile della piattaforma cui e’ pervenuta la comunicazione all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza che ne tengono conto nella programmazione ordinaria dell’attivita’ di controllo. Per le suddette finalita’ ispettive, l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza accedono, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al SIUSS. 7. Le attivita’ di cui al presente articolo sono svolte dall’INPS, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dall’ANPAL, dai centri per l’impiego, dai comuni e dalle altre amministrazioni interessate nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziare disponibili a legislazione vigente, come integrate dall’articolo 12 del presente decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Con riferimento alle attivita’ dei comuni di cui al presente articolo, strumentali al soddisfacimento dei livelli essenziali di cui all’articolo 4, comma 14, gli eventuali oneri sono a valere sul Fondo per la lotta alla poverta’ e alla esclusione sociale di cui all’articolo 1, comma 386, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. 8. Al fine di attuare il Rdc anche attraverso appropriati strumenti e piattaforme informatiche che aumentino l’efficienza del programma e l’allocazione del lavoro, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali puo’ avvalersi di enti controllati o vigilati da parte di amministrazioni dello Stato o di societa’ in house, previa convenzione approvata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali”.

[17]Secondo cui: “1. La responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali. In ogni caso e’ esclusa la gravita’ della colpa quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo preventivo di legittimita’, limitatamente ai profili presi in considerazione nell’esercizio del controllo. Il relativo debito si trasmette agli eredi secondo le leggi vigenti nei casi di illecito arricchimento del dante causa e di conseguente indebito arricchimento degli eredi stessi. 1- bis . Nel giudizio di responsabilità, fermo restando il potere di riduzione, deve tenersi conto dei vantaggi comunque conseguiti dall’amministrazione di appartenenza, o da altra amministrazione, o dalla comunità amministrata in relazione al comportamento degli amministratori o dei dipendenti pubblici soggetti al giudizio di responsabilità. 1- ter . Nel caso di deliberazioni di organi collegiali la responsabilità si imputa esclusivamente a coloro che hanno espresso voto favorevole. Nel caso di atti che rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la responsabilità non si estende ai titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito l’esecuzione. 1- quater. Se il fatto dannoso è causato da più persone, la Corte dei conti, valutate le singole responsabilità, condanna ciascuno per la parte che vi ha preso. 1- quinquies. Nel caso in cui al comma 1- quater i soli concorrenti che abbiano conseguito un illecito arricchimento o abbiano agito con dolo sono responsabili solidalmente. La disposizione di cui al presente comma si applica anche per i fatti accertati con sentenza passata in giudicato pronunciata in giudizio pendente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 28 giugno 1995, n. 248. In tali casi l’individuazione dei soggetti ai quali non si estende la responsabilità solidale è effettuata in sede di ricorso per revocazione. 1-sexies. Nel giudizio di responsabilita’, l’entita’ del danno all’immagine della pubblica amministrazione derivante dalla commissione di un reato contro la stessa pubblica amministrazione accertato con sentenza passata in giudicato si presume, salva prova contraria, pari al doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilita’ illecitamente percepita dal dipendente. 1-septies. Nei giudizi di responsabilita’ aventi ad oggetto atti o fatti di cui al comma 1-sexies, il sequestro conservativo [di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19] , e’ concesso in tutti i casi di fondato timore di attenuazione della garanzia del credito erariale. 2 . Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta. 2- bis . Per i fatti che rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 1, comma 7, del decreto-legge 27 agosto 1993, n. 324, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n. 423, la prescrizione si compie entro cinque anni ai sensi del comma 2 e comunque non prima del 31 dicembre 1996. 2- ter . Per i fatti verificatisi anteriormente alla data del 15 novembre 1993 e per i quali stia decorrendo un termine di prescrizione decennale, la prescrizione si compie entro il 31 dicembre 1998, ovvero nel più breve termine dato dal compiersi del decennio. 3. Qualora la prescrizione del diritto al risarcimento sia maturata a causa di omissione o ritardo della denuncia del fatto, rispondono del danno erariale i soggetti che hanno omesso o ritardato la denuncia. In tali casi, l’azione è proponibile entro cinque anni dalla data in cui la prescrizione è maturata. 4. La Corte dei conti giudica sulla responsabilità amministrativa degli amministratori e dipendenti pubblici anche quando il danno sia stato cagionato ad amministrazioni o enti pubblici diversi da quelli di appartenenza, per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge”.

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