Le recenti elezioni del Presidente della Repubblica in Timor Orientale

Le recenti elezioni del Presidente della Repubblica in Timor Orientale

Vagli Giovanni

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In totale sono stati 12 i candidati che si sono presentati al primo turno elettorale delle terze elezioni presidenziali della Repubblica Democratica del Timor Orientale, Stato indipendente dal 20 maggio 2002; tra di essi anche il Presidente della Repubblica in carica, José Ramos-Horta, premio Nobel per la pace nel 1996, da molti dato come favorito, ma che, ciò nonostante, non è riuscito a passare il primo turno, svoltosi nel mese di marzo 2012, ottenendo egli solo il terzo posto nella “classifica” dei più votati. Tra le cause di tale insuccesso lo stesso politico annovera la mancanza di motivazione per una rielezione, elemento che ha condizionato negativamente la sua campagna.

I due candidati a Presidente della Repubblica che hanno ottenuto il maggior numero di suffragi sono stati “Lulo Olo” (alias Francisco Guterres), con il 28,45% dei voti, il quale anche nel 2007 aveva ottenuto il primo posto al primo turno, e “Taur Matan Ruak” (nome de guerre di José Maria de Vasconcelos), con il 25,18%; di seguito, come poc’anzi accennato, Ramos-Horta (17,81%) e al quarto posto Lasama (17,67%) [Fonte: Diário de Notícias, 18-04-2012, www.dn.pt/Common/print.aspx?content_id=241449].

Complessivamente, hanno espresso il loro voto nel corso del primo turno elettorale il 78,2% degli aventi diritto (fonte: http://sicnoticias.sapo.pt, 18-04-2012).

Per meglio comprendere la situazione, diamo uno sguardo più preciso e dettagliato alla disciplina costituzionale relativa all’elezione presidenziale in Timor Orientale.

Essa trova adito negli articoli 70 e seguenti della Costituzione, approvata il 22 marzo 2002 dall’Assemblea Costituente. Per essere eletti è necessario possedere la cittadinanza “timorense” originaria, ovvero dalla nascita; nondimeno, tale normativa non impone l’obbligo di essere nati in Timor, a differenza di quanto dispongono, per i rispettivi Paesi, altri testi fondamentali, quali quello brasiliano o quello statunitense; il sentimento nazionale non è un dato che si acquisisce con l’”impressing” natale, ma deriva da circostanze differenti, almeno secondo i costituenti del Timor Orientale, i quali sembrano prediligere elementi socio-culturali a circostanze puramente geografiche.

Gli altri requisiti per partecipare alle elezioni presidenziali sono l’età minima di 35 anni, l’essere nel pieno possesso delle proprie capacità ed essere stati proposti da almeno 5.000 cittadini elettori (art. 71).

È possibile il rinnovo del mandato per una sola volta; inoltre, il mandato presidenziale ha una durata quinquennale (art. 71).

L’elezione del Presidente della Repubblica avviene a suffragio universale diretto; nel caso in cui nessun candidato ottenga al primo turno la maggioranza assoluta dei voti, dopo 30 giorni si va al ballottaggio, al quale prendono parte i due candidati più votati (art. 72).

In virtù di quanto su indicato, in data 16 aprile 2012 hanno partecipato al secondo turno elettorale il Generale Taur Matan Ruak, ex capo delle forze armate, appoggiato dal Consiglio Nazionale di Ricostruzione del Timor Orientale (CNRT) del Primo Ministro Xanana Gusmão, antico capo della resistenza anti-indonesiana, e Francisco “Lu Olo” Guterres, ex Presidente del Parlamento, il quale godeva del sostegno del Fronte Rivoluzionario del Timor Orientale (“Fretlin”).

La campagna elettorale di entrambi i candidati ha avuto quale oggetto principale la forte preoccupazione verso la corruzione ed i simboli di stato sociale di ricchezza, contro cui sono state fatte promesse di indagini giudiziarie (fonte: Público, 17-04-2012, www.publico.pt/Mundo/taur-matan-ruak-e-o-novo-presidente-de-timorleste-15…); il primo dei due summenzionati candidati, che ha pure difeso la creazione del servizio di leva obbligatorio per i giovani a decorrere dai 18 anni di età, ha ottenuto il 61,23% dei suffragi ed è stato quindi eletto alla carica presidenziale.

Al secondo turno elettorale si è verificato un certo calo del numero dei votanti, i quali sono stati circa il 73% degli aventi diritto (ibidem).

Il procedimento si concluderà con la conferma della validità formale delle elezioni da parte del Supremo Tribunale e con l’investitura solenne, mediante il giuramento di fronte al Parlamento ed ai restanti organi istituzionali da parte del neoeletto Presidente (art. 73 della Costituzione).

Per la cronaca, riportiamo che la formula di rito del giuramento è la seguente: “Giuro sul mio onore di rispettare e di far rispettare la Costituzione e le leggi e di dedicare tutte le mie energie alla difesa ed al consolidamento dell’indipendenza e dell’unità nazionale” (art. 73, n. 3, della Costituzione del Timor Orientale; traduzione nostra); essa dimostra una chiara preoccupazione politica, su cui pesano le ancor recenti esperienze politiche subite, in particolare quella coloniale del Portogallo e quella dell’invasione militare del territorio da parte dell’Indonesia (1975).

Le elezioni sono state “seguite” dalle Nazioni Unite, attraverso la persona di Ameeerah Haq, rappresentante speciale del Segretario Generale e capo della Missione Integrata in Timor Orientale dell’ONU (UNMIT), che ha visitato cinque seggi elettorali ed ha elogiato il lavoro svolto dalla polizia nazionale del Timor Orientale e delle altre istituzioni che hanno preso parte al procedimento elettorale, elogio di cui è stato partecipe pure lo stesso Ban Ki-moon, che in un comunicato stampa ha affermato che “La forma pacifica e organizzata con cui il popolo del Timor Orientale ha esercitato il proprio diritto di voto riflette ancora una volta il compromesso con la democrazia, la stabilità e l’unità nazionale” (fonte: http://www.onu.org.br/ban-ki-moon-elogia-compromisso-democratico-do-timor-leste-no-segundo-turno -da-eleicao-presidenzial/, pagina 1).

La missione di pace dell’ONU in Timor Orientale si concluderà il 31 dicembre 2012 e sino a tale data continuerà a fornire assistenza elettorale, fatto assai rilevante in vista delle prossime elezioni politiche che si svolgeranno nel mese di luglio per il rinnovo del Parlamento (ibidem, pagine 1-2).

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