Lavoro pubblico, riforma a metà maggio

Lavoro pubblico, riforma a metà maggio

Redazione

Versione PDF del documento

L’annuncio del ministro Patroni Griffi: interventi in parallelo con la riforma Fornero, che entra nel vivo in commissione al Senato. Interessati anche dirigenza e formazione

 

di Fortunato Laurendi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Mentre entrano nel vivo le attività a palazzo Madama sulla riforma Fornero, entro la metà di maggio il ministro della pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, presenterà il provvedimento per adeguare il mercato del lavoro pubblico a quello privato. Lo ha detto lo stesso ministro conversando con i giornalisti al Senato. “A metà maggio dovremmo avere il testo pronto non solo sul mercato del lavoro ma anche sulla dirigenza e su altri aspetti del lavoro pubblico”, ha spiegato. “Riguarderà sicuramente il profilo dell’adeguamento del mercato del lavoro tra pubblico e privato – ha aggiunto -, ma anche alcuni aspetti peculiari del lavoro pubblico, in particolare sulla dirigenza e sulla formazione”. Sui tempi il ministro ha detto che nessuna decisione è stata ancora presa. “Vorrei vedere prima il contenuto del provvedimento poi il ‘veicolò per la sua approvazione. Sicuramente andremo in parallelo come tempistica” con il ddl lavoro all’esame. Provvedimento su cui come detto proseguono le attività in commissione Lavoro al Senato, dove sono oltre 800 gli emendamenti presentati, tra cui ben 300 del Pdl, 150 del Pd e 300 della Lega, cui però si dovranno aggiungere anche quelli degli altri gruppi a cominciare dall’Idv e dal terzo Polo. Sull’articolo 18 il Pdl lavorerà per due “aggiustamenti”, ha annunciato il relatore del Pdl Maurizio Castro. Modifiche potrebbero essere apportate alle norme sui licenziamenti disciplinari, limitando di fatto i poteri del giudice e correggendo le norme che potrebbero diminuire le tutele in appello per i lavoratori licenziati. Il tutto sotto forma di emendamenti che potrebbero avere anche l’imprimatur del Governo.
In particolare, ha spiegato Castro ai giornalisti, una modifica deve essere fatta sul licenziamento disciplinare: “La tipizzazione legale – ha detto – va espunta rispetto alla tipizzazione contrattuale e regolamentare. La tipizzazione legale è un residuo dell’idea che andasse esteso anche al lavoro pubblico questo tipo di impostazione ma non essendo prevista l’estensione al lavoro pubblico, la norma può essere tolta”. Il riferimento è all’articolo 2106 del codice civile. In sostanza, ha spiegato Castro entrando nei particolari, la norma sui licenziamenti disciplinari, così come è stata tradotta nell’articolato della riforma depositata in Parlamento, prevede tre tipizzazioni per il licenziamento disciplinare, “quella contrattuale, quella regolamentare e la tipizzazione legale”. L’idea sarebbe quella di eliminare la terza tipizzazione, cioè quella legale. La tipizzazione legale, in sostanza, fa riferimento all’articolo 2106 del codice civile che applica le “sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell’infrazione”: così “se un lavoratore fuma in azienda” pur essendo proibito “ma il giudice per esempio ritiene che ha fumato poco o altro e ritiene che non c’è una proporzione tra il fatto e la sanzione (il licenziamento) potrebbe disporre la reintegra”, ha spiegato Castro. Mentre se si cancella questa possibilità e si lascia solo il riferimento ai contratti e ai regolamenti, il giudice, nel caso in cui dovesse ritenere che c’è una sproporzione tra fatto e sanzione, può prevedere il “risarcimento” ma non il reintegro nel posto di lavoro. A sollevare il caso, ha spiegato il relatore, è stata “Confindustria che temeva che dietro la tipizzazione legale si sostenesse il riferimento alla norma del codice civile 2106 che dice che possono essere legittimi solo i provvedimenti proporzionati nella relazione tra gravità del fatto e gravità della sanzione. Questo per Confindustria è lo spiraglio nel quale può infilarsi il giudice che in tutti i provvedimenti, contestando la relazione tra fatto e sanzione potrebbe disporre la reintegra”. Non è escluso che il voto sugli emendamenti al ddl lavoro inizi non prima del 2 maggio: giovedì 26, venerdì 27 e sabato 28 aprile ci sarà l’illustrazione degli emendamenti e, se la Commissione bilancio non darà il parere sulla copertura delle proposte considerando la pausa del primo maggio non è escluso che si cominci a votare dal 2 maggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it