L’appalto nella visione politico-economica Appendice Potere locale e politiche pubbliche

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Potere locale e politiche pubbliche

I problemi che emergono nel confronto metodologico tra “elitisti” e “pluralisti” si concentrano sui seguenti otto punti:

  • Presenza o meno di un solo gruppo di potere ben definito e compatto;
  • Grado di coesione che i detentori del potere sono in grado di conseguire;
  • Tutela degli interessi particolari piuttosto che generali;
  • Separazione tra le risorse economiche e quelle politiche;
  • Livelli di funzionalità delle procedure democratiche;
  • Grado di controllo che gli amministrati riescono ad esercitare sui propri amministratori.

L’analisi del potere locale, secondo il metodo posizionale, ha individuato all’interno di una élite di potere più ampia, contraddistinta da una notevole circolazione di persone, una élite più ristretta in cui le posizioni di comando sono riservate ad un numero limitato di persone che ruotano fra loro nei vari settori finanziario, militare, amministrativo, ecc., questo tuttavia non elimina la conflittualità e le divergenze interne che il metodo reputazionale tende a sorvolare.

Si deve considerare che l’influenza diretta esercitata da una ristretta élite non può significare la possibilità di assumere da sola tutte le decisioni più rilevanti, essendovi comunque un frazionamento fra le diverse aree che rimangono peraltro sensibili all’influenza diretta degli elettori e dell’opinione pubblica (Dahl), risultano comunque scoperte quelle forme di potere che risiedono nel mantenere riservate le  discussioni e le scelte pubbliche.

Occorre inoltre distinguere tra la decisione di non agire o la decisione di non decidere e la non-decisione, una seconda forma di potere distinta dalla prima in quanto fondata sulla mancanza di decisioni in concreto, risolte in un soffocamento delle richieste o in ostacoli a decisioni già prese (Baratz e Bachrach), in tutte le forme di organizzazione politica si tende comunque a promuovere un insieme di valori e procedure tese a favorire alcuni individui o gruppi a scapito di altri (mobilitazione delle preferenze).

Si ha quindi un processo continuo altalenante tra chi sostiene le procedure e i valori esistenti e chi preme per cambiarli, questo processo viene ad investire sia la cultura che le istituzioni. Una volta entrati nell’arena decisionale i valori vengono ulteriormente manipolati anche attraverso le procedure ad essi  collegate, in modo tale da alterarne  sia i fini  che la portata, ma anche l’esecuzione propria della burocrazia può alterarne i risultati e l’ambito di applicazione fino ad annullarne gli effetti, una applicazione parziale coerentemente al modello sistemico ed estoniano può mediante la retroazione rinforzare l’esecuzione, la disapplicazione viene tuttavia a mettere il più delle volte la parola fine.

Decisori ed esecutori

La distinzione effettuata da Hunter e Dahl  tra “policy markers “ e policy executors”, ossia tra decisori ed esecutori nell’élite è ulteriormente suddivisa tra decisori intermedi e “top – leaderds” ultimi, un gruppo ristrettissimo fornito di un vero e proprio esprit de corps.

Solo occasionalmente il vertice è integrato dai leaders espressione di istituzioni economiche, politiche o di associazioni civiche e professionali, vi è comunque il prevalere degli interessi economici dominanti che agiscono in termini autonomi, usando la macchina politica e la democrazia ad essa collegata come una burocrazia privata.

L’azione dei decisori tende ad essere occultata ed i rapporti con la popolazione frequentemente manipolati, l’uso del web cambia solo la qualità della manipolazione pertanto  è soltanto  nel medio-lungo periodo che  le difficoltà della base possono emergere modificando le scelte, adattandole a nuovi possibili mercati; qualsiasi contrasto nelle élite sui singoli obiettivi deve essere ricomposto per l’esterno, il richiamo strumentale alla popolazione avviene prevalentemente nell’ipotesi di lotte per il controllo all’interno delle élite da parte di forze nuove.

Il potere amministrativo-istutuzionale è di fatto nelle mani dei leaders politici elettivi, i quali hanno il tempo e le conoscenze relazionali necessarie, essi sono collegati ai notabili economici e sociali, tuttavia sono costretti a relazionarsi ed influenzare ed essere influenzati dai sub-leaders che li aiutano nelle decisioni, come anche in parte dai cittadini che li eleggono e ne costituiscono la loro base visibile e di potere. Occorre pertanto innescare un vero e proprio scambio di ricompense, il politico è trasversale alle aree di potere delle singole élite e in caso di contrasto può ricorrere all’elettorato quale estrema ratio per fare prevalere le scelte sue e del gruppo di potere che in quella fase lo appoggia.

Dye, a sua volta, nella propria analisi osserva che coloro i quali devono operare delle scelte pubbliche non sarebbero condizionati dalle richieste provenienti dal corpo elettorale, ma piuttosto dal livello dello sviluppo economico della collettività amministrata, misurato in termini di urbanizzazione, industrializzazione, livello di reddito e grado di istruzione della popolazione, vi è quindi una relativa indipendenza sia dalla struttura di potere che dalle aspettative dell’opinione pubblica.

Nel paradigma sistemico Easton pone due problemi:

  • Come viene decisa ed attuata una politica pubblica;
  • Se vi è o meno la possibilità di un controllo da parte dell’elettorato sulle modalità di decisione, avente per oggetto una distribuzione imperativa di valori.

Almond e Powell  nel concentrarsi sugli effetti, distinguono tra emissioni ed esiti, ossia conseguenze attese o inattese, essendovi quasi sempre una distanza tra le “intenzioni” e le “conseguenze”, intervenendo un “processo” che ne altera la programmazione in una molteplicità di variabili e casualità nei rapporti di potere, tanto che gli autori si concentrano su “che cosa” e “come” piuttosto che  su “chi” . Non dobbiamo comunque ignorare “l’ambiguità” degli obiettivi, la scarsità di risorse e la carenza di informazioni che solo a posteriori ricreano il concetto di razionalità (modello incrementale e del “cestino dei rifiuti”).

Bibliografia

  • Della Porta D., Lo scambio occulto. Casi di corruzione politica in Italia, Il Mulino 1992;
  • Di Palma G., Sopravvivere senza governare. I partiti nel Parlamento italiano, Il Mulino 1978;
  • Mastropaolo A:, Saggio sul professionismo politico, Angeli 1984;
  • Mastropaolo A., Il ceto politico, La Nuova Italia Scientifica, 1993;
  • Ricolfi L., L’ultimo parlamento, La Nuova Italia Scientifica, 1993;
  • Mills W.C., L’élite del potere, Feltrinelli, 1959;
  • Bachrach P. – Baratz M. S., Le due facce del potere, Liviana ed., 1986;
  • Ferraresi F., Studi sul potere locale, Giuffrè, 1971;
  • Freddi G. (a cura di ), Scienza dell’amministrazione e politiche pubbliche, La Nuova Italia Scientifica, 1989;
  • Almond G. A. – Powell B. G. Jr., Politica comparata. Sistemi, processi e politiche, Il Mulino, 1988.

Leggi la Prima parte e la Seconda parte del contributo

Dott. Sabetta Sergio Benedetto

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