La “tabula” come specchio dell’anima?

La “tabula” come specchio dell’anima?

Sabetta Sergio

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E’ stato giustamente osservato che la tecnologia relativa alla scrittura e registrazione potenzia l’aspetto narcisistico dello scrivere, l’autocompiacimento che ci permette di accarezzare l’idea della sopravvivenza del proprio io, insita nell’autocoscienza della specie umana si da trasformare la “tavoletta” nello specchio della nostra anima, ma essa è anche mezzo per una responsabilizzazione dell’individuo utente (Mazzucchelli).

La scrittura contro la parola, la riflessione contro la velocità sfumante del verbo, tuttavia nella scrittura vi è un imporsi della codificazione tale da fare emergere ciò che viene definito quale “l’automa che noi siamo” (Mazzucchelli), depositari di formule registrate; ne nasce una ribellione spirituale che si trasforma nella resistenza, ma a cosa? All’ incasellamento procedurale di un Kafka moderno non più confinato al burocratese ma dell’intero sistema, a cui l’ignorare ed una visione a tunnel forse evita la sofferenza della coscienza? Si ripete l’ambiguità futurista e positivista delle magnifiche sorti, che in realtà nascondono il rischio dell’implosione.

Nel riconoscere alla scrittura funzioni emozionali e di responsabilità etica, che si integrano agli stimoli verbali e visivi, non si nasconde il rischio di una deresponsabilizzazione in risposte automatiche e predefinite o più sottilmente superficiali proprio per l’eccessivo afflusso e scorrere di informazioni, che si bruciano in una necessaria veloce recezione.

Si spera in un asservimento della memoria esterna alla memoria interna, ma può accadere proprio il contrario, l’accumulo di procedure facilmente variabili, la moltiplicazione all’infinito degli stimoli, possono determinare una possibile insensibilità culturale per assorbimento e saturazione della vigilanza cognitiva.

Necessita quindi il dovere essere della possibilità e della consapevolezza di una gestione della tecnica, ossia del modo e del tempo per l’interazione; la sopravvivenza non sarà quindi quantitativa, evaporata in un enorme indifferente deposito autodissolventesi, ma qualitativa in quanto oggetto di una necessità di scomporre e ricomporre, con perdita della originale informazione strutturata, ma trasmissione di “geni culturali”.

Il concetto di selettività da più parti richiamato quale elemento fondamentale (Villani) del relazionarsi nelle strutture complesse, dal mondo molecolare a quello sociale, ancor più entra nel difficile rapporto tra l’uomo e la moderna tecnologia della comunicazione in rete. La volontà di sostenere la memoria infinita si risolve in una selettività di una informazione tendente all’infinita moltiplicazione, in cui l’eccesso annulla il desiderio.

Già negli studi manageriali si parla di passare dai Sistemi di Gestione alla Gestione del Sistema, la ricerca dell’ottimo locale non porta come sperato all’ottimo complessivo, è nell’interazione dei sistemi che va concentrata l’attenzione e la capacità di gestire deve estendersi alla ridondanza, risultato ineluttabile del’intersezione fra due sistemi complessi, il tecnologico e il biologico, circostanza che conduce a riconfigurazioni ( Panetti).

Vi è un continuo affaticarsi relazionale tra architetture tecnologicamente sempre più complesse e persone complessiate , che parallelamente viaggiano e reciprocamente si condizionano nel costruire nuove realtà impreviste, ma anche tali da essere “eticamente invisibili”.

 

Bibliografia

  • C. Mazzucchelli, I Pad, You Tube, We doc, in retidivalore.it

  • G. Villani, Il mondo molecolare e il mondo moderno, in retidivalore.it

  • R. Panetti, Organizzazioni, Complessità, Semplicità, Focalizzazione … appunti sparsi a margine, in Complexlab.com

  • A. F. De Toni- L. Comello – L. Ioan, semplicità e complessità nelle auto-organizzazioni, in ComplexLab.com

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