La spending review del Governo

La spending review del Governo

Redazione

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Il piano di riordino varato dal Governo prevede che il commissario straordinario Bondi possa intervenire anche sulla spesa degli enti territoriali. Rilancio della riforma del trasporto locale. Restyling con decreto per la Protezione civile: è polemica

 

di Fortunato Laurendi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Il Consiglio dei Ministri dà via libera alla spending review. A occuparsi della revisione della spesa pubblica sarà un comitato presieduto dal premier Mario Monti. Ma un ruolo pregnante nell’individuare come e dove sforbiciare nella pubblica amministrazione lo avrà un commissario ad hoc, già individuato, nella riunione dell’esecutivo del 30 aprile, nella persona di Enrico Bondi, l’uomo che ha “resuscitato” Parmalat dopo il crack.  Il commissario straordinario Bondi avrà anche “il compito di definire i livelli di spesa per tutte le amministrazioni, comprese le regioni”, ha detto il sottosegretario Antonio Catricalà, specificando però che per le regioni ci sarà una procedura particolare che terrà conto della loro autonomia. I documenti diffusi dal Consiglio dei Ministri al termine di una riunione durata cinque ore entrano nel vivo delle valutazioni circa lo stato della spesa in alcune amministrazioni, quali la giustizia, l’interno, la scuola e i trasporti. Gli uffici del giudice di pace passeranno da 848 a 174. Il risparmio atteso a regime è di 28 milioni di euro l’anno. Verranno ridotti tribunali, sedi distaccate e uffici di procura. Il risparmio stimato è di 45-60 miliardi annui. Per quanto riguarda l’istruzione si prevede una riduzione dal 2014 del 50% di spese per fitti passivi e gestione immobili (dal 2013 riduzione del 10%), il riequilibrio della proporzione tra docenti e classi di alunni e la riduzione degli organici dirigenziali. Nei trasporti, menzione speciale per la riforma del trasporto pubblico locale, nuove forme di sostegno all’autotrasporto, riduzione del numero delle autorità portuali, riforma della motorizzazione civile. C’è poi lo stop all’organizzazione su base provinciale di prefetture, vigili del fuoco, polizia di Stato, mentre nella sanità si rileva come dal 1990 al 2009 la spesa sia aumentata dal 32,3% del totale al 37%. Nello stesso periodo è invece diminuita in percentuale la spesa per l’ordine pubblico e per la scuola.
Il Consiglio dei Ministri ha anche dato l’ok alla riforma con decreto-legge della Protezione civile, provvedimento al suo secondo passaggio in Cdm dopo una prima valutazione nelle settimane scorse. Iniziativa che le rappresentanze delle amministrazioni territoriali non hanno preso per nulla bene. “Siamo nettamente contrari allo strumento del decreto legge per la riforma della Protezione civile, è per noi, come abbiamo sempre detto, un errore”, ha detto il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani. “Valuteremo nei prossimi giorni il testo nel merito ma siamo delusi da questa scelta”. Attuare la riforma della Protezione civile con un decreto legge è, secondo l’Anci, “un vero blitz ingiustificato”. “Nell’ultima Conferenza unificata – spiega Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e delegato Anci alla Protezione civile – la discussione era stata sospesa e il Governo ci aveva assicurato che ci avrebbe presentato un nuovo testo che avrebbe recepito le nostre proposte”. “Lo spread non aumenta se la riforma della Protezione civile – prosegue il primo cittadino di Piacenza, Reggi, delegato Anci alla Protezione civile – si fa, invece che con un decreto di urgenza, con un disegno di legge. Noi continueremo a fare le nostre proposte, dal momento che il decreto dovrà essere convertito in legge, e ci auguriamo che il Parlamento accolga le modifiche che comuni, province e regioni avevano condiviso. Un tema come questo – ha concluso Reggi – avrebbe richiesto certamente più tempo”. La riforma prevede la possibilità del ricorso a nuovi rincari della benzina (con l’aumento dell’accisa in misura non superiore ai 5 centesimi per litro) in caso di calamità, la cosiddetta tassa sulla disgrazia. Prevista anche la cancellazione della norma dello scorso anno che stabiliva il «concerto» del Ministero dell’economia sulla spese da effettuare in caso di emergenza. Almeno per i primi venti giorni, trascorsi i quali le ordinanze devono passare il vaglio dell’Economia, “limitatamente ai profili finanziari”. In questo modo il Dipartimento riacquista quei poteri che il commissariamento voluto da Tremonti gli aveva sottratto, con la possibilità di intervenire in maniera tempestiva ed efficace nell’immediatezza dell’emergenza, senza aspettare il permesso dell’Economia. Confermata la collocazione del Dipartimento sotto la presidenza del Consiglio, con il rafforzamento del ruolo del ministro dell’Interno cui può essere delegato il coordinamento delle attività delle amministrazioni sul territorio. La durata dello stato di emergenza sarà di regola 60 giorni, più una proroga di 40, trascorsi i quali entrerà in campo l’amministrazione competente in via ordinaria. C’è infine la sforbiciata alla gestione commissariali. Quelle che operano già all’entrata in vigore della riforma non vengono prorogate o rinnovate, tranne alcune eccezioni “motivate”.

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