La pratica della mediazione familiare in Brasile

La pratica della mediazione familiare in Brasile

Fabiana Marion Spengler

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LA PRATICA DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE IN BRASILE1

Fabiana Marion Spengler2

1 Note introdutorie

La familia è sicuramente, una delle istituzioni che ha sofferto più alterazioni nell’era moderna, passando per diverse fasi, dagli aspetti religiosi da cui veniva permeata, nella riproduzione di un modelo di discriminazione della donna, nello stereotipo dell’uomo maschilista e dominatore (il capo della familia), girando intorno alla disparità nel trattamento tra figli biologici e adottivi e alla paternità irresponsabile. Istigata dall’evoluzione sociale, questa visione limitata della familia ha cominciato a conquistare apertura e ha, gradatamente, ottenuto altri contorni.

Tali alterazioni del nucleo e dei costumi familiari sono successe principalmente in funzione di una “crisi familiare”. In questo senso, si ha come obiettivo discutere la disistituzionalizzazione/distruzione del modello familiare cominciando dalle crisi per cui passano le istituzioni moderne, senza comunque avere la pretenzione di analizzare a lungo ognuna di loro e centrando la discussione nella familia e nel trattamento3 dei suoi conflitti. Analizzare la distruzione4 che il modello familiare sta soffrendo con il passare del tempo è importante quando ciò che si intende dibattere è il modo mediante il quale i conflitti familiari continuano ad essere trattati. In questo senso quello che si verifica è che la familia è cambiata e questa è una realtà assoluta, però, la giurisdizione decide ancora i conflitti familiari mediante l’utilizzazione di antiche “cornici”, ossia, la familia è cambiata ma il concetto processuale dei suoi conflitti, basata su riti inflessibili ed in legislazioni molte volte inadeguate continua la stessa.

In questo senso, la proposta è quella di abbordare la mediazione come una pratica più adeguata sia qualitativamente sia quantitativamente nel trattamento dei conflitti familiari. Considerata come un’arte, “l’arte di condivisione”5, la sua analisi avrà come filo conduttore il ristabilimento della comunicazione fra le parti, senza l’imposizione di regole, ausiliandole ad arrivare ad un riconoscimento reciproco che produca una nuova percezione del conflitto.

Padrone di una propria cadenza teporale, mettendosi “fra” le parti e atteggiandosi come strumento di giustizia sociale, la mediazione può organizzare le relazioni familiari, ausiliando i discordi a trattare i loro problemi con autonomia, riducendo la dipendenza da un terzo (giudice), possibilitando la consapevolezza mutua ed il consenso.

Senza abbordare la teoria del conflitto e le pratiche rimanenti dell’ADR (Alternative Dispute Resolution) per una questione di limitazione spaziale, il presente testo propone pensare la mediazione familiare non soltanto come mezzo di acesso alla giustizia, avvicinando il cittadino comune e “sbloccando” il Potere Giudiziario. Si intende “discutere la mediazione familiare” come mezzo di trattamento di conflitti non solo in modo quantitativo, mas qualitativamente più efficace, assegnando alle parti la riappropriazione del problema, responsabilizzandosi delle proprie scelte e “jurisconstruindo”6 le strade possibili.

Così, essendo questa la proposta di discussione, è importante che anzitutto si faccia menzione della nozione esatta di quello che si intende discutendo la crisi familiare e le difficoltà attuali nel trattare i conflitti da essa risultanti.

 

2 La disistituzionalizzazione del modello familiare e i nuovi mezzi di “essere famiglia”

In verità, per parlare di disistituzionalizzazione del modello familiare bisogna iniziare definendo i contorni della parola crisi per, da questo punto, intavolare le discussioni proposte. In questo modo, Jean André Arnaud osserva che, quando si parla di “crisi”, è possibile cominciare esattamente nella stessa maniera in filosofia o nella storia delle scienze, medicina, psichiatria oppure economia. Di conseguenza, esiste un insieme di tracce comuni a tutte le crisi, a patto che si possa situare l’analisi ad un livello, o meglio, delle strutture reali del fenomeno studiato. “In effetto, la crisi appare dunque come un momento nel quale si inizia il gioco della coppia di opposizione continuità/rottura”7.

Però, se si discorre sulla continuità/rottura, è necessário supporre un’“intervenzione parecchio forte per creare un rischio di rottura nel seno di uno stato di cose, di un ‘ordine’ fino ad ora non contestato…o perlomeno non messo in questione”. Dinnanzi a tale situazione è sufficiente dire che “siamo in crisi”: inoltre, conviene precisare “in quale misura la crisi si rivela minacciosa in un determinato intervento, quale continuità si trova in pericolo, di quale ordine essa è suscettibile di rovinare l’estabilità”.8

Riguardo alla crisi della famiglia brasiliana, la rottura è successa (e continua a succedere ) in funzione della sua ristrutturazione, nella nuova distribuzione dei ruoli, nella valorizzazione della parità fra i coniugi, nell’impossibilità di discriminazione rispetto ai figli, nelle nuove maniere di costituire ed essere famiglia (famiglia monoparentale, unipersonale, famiglia fondata su matrimonio, unita stabilmente, omoaffettiva, famiglia pluriparentale…) e nella valorizazzione dell’affetto indipendentemente dall’esistenza di diversità sessuale nei rapporti. In questo modo, la famiglia è vista oggi come “un istituto storicamente e socialmente condizionato: le sue funzioni e la sua struttura mutano nelle diverse società, evolvono di pari passo con le trasformazioni economiche, sociali, culturali, e sono profondamente condizionate dal fattore religioso”9.

Così, le crisi e le conseguenti influenze economiche, culturali e sociali che sono state provate dalla società, dallo Stato e dal diritto sono anche stati dei fattori importanti per la distruzione dell’attuale modello familiare.

Di conseguenza, la proposta è discutere la famiglia come un’istituzione che, come le altre, soffre delle influenze sociali, culturali ed economiche, passando per crisi che invariabilmente risultano nella sua trasformazione. Si può iniziare menzionando che nel secolo XIX, la famiglia fino ad allora estesa, lentamente comincia a disgregarsi, perdendo, gradualmente, il sentimento di solidarietà, nello stesso tempo, lo spazio familiare si trasforma, e il fondamento della famiglia perde il suo carattere istituzionale. In questo modo, secondo Arnaud quello che rimane della famiglia è percepito come luogo della “tirannia”, essa passa ad essere vista “come struttura di opressione”, che è stato ripreso dalle “feministe alle quali si deve un certo numero di miglioramenti ulteriori della situazione della donna sposata nel seno della cellula familiare”, posteriormente, questo stesso discorso è successo per i difensori dei diritti dei bambini e degli adolescenti e pure degli anziani con grande successo10.

Adesso siamo dinanzi ad una profonda mutazione della famiglia. I demografi e i sociologi osservano che il vincolo affettivo si è sovrapposto alla concezione della famiglia come spazio economico. Così, la mutazione familiare richiede: la sua evoluzione, la sua doppia natura (il che significa essere, allo stesso tempo, fenomeno di diritto e fenomeno di costumi), così come i problemi che le sue diverse funzioni, economica, sociale e affettiva pongono.

In questo modo, la famiglia è diventata così importante nel produrre norme di regolamentazione sociale che, oggi si parla, accanto ad una politica legislativa della famiglia, di poliche pubbliche di famiglia o semplicemente di una politica della famiglia. Il che assolutamente non implica, come osserva uno specialista, che “il che si potrebbe chiamare la privatizzazione della famiglia oppure la sua disistituzionalizzazione, […] significhi […] un’autonomizzazione della struttura familiare riguardo all’intervento pubblico. Da questo, si può dimostrare che una politica familiare deve essere concepita come una volontà politica di promozione e di protezione piuttosto lontana da “una sottomissione pragmatica e senza una linea direttrice alle urgenze del momento11.

In questo contesto Luiz Edson Fachin risalta la disistituzionalizzazione del modello familiare quando analizza diverse fotografie descritte minuziosamente. Presenta i principali cambiamenti del nucleo familiare con il passare del tempo, puntando verso il fallimento di certi dogmi fino ad allora predominanti. Risalta l’esistenza di “una certa libertà di scelta e la valutazione del sentimento di elezione affettiva”, cosicché il modello classico comincia a spaccarsi. Lentamente, nasce la “famiglia moderna, con la progressiva eliminazione della gerarchia, emergendo una ristretta libertà di scelta; il matrimonio si dissocia dalla legitimità dei figli. Cominciano a dominare le relazioni di affetto, di solidarietà e di cooperazione. Si proclama la concezione eudemonistica della famiglia: non è più l’individuo che esiste per la famiglia e per il matrimonio12. In questa maniera, si ambisce alla felicità13.

La disistituzionalizzazione del modello familiare finora vigente determina innovazioni nell’interpretazione e nell’applicazione del testo legale che non possono più succedere in modo cartesiano. Queste necessità vanno oltre la legislazione posta fino a questo momento, nuove questioni si impongono, la certezza e la sicurezza si dissolvono con in tempo.

Specificamente riguardo al tempo, alla sicurezza e alla certezza, Francois Ost lavora i legami familiari risaltando che “la famiglia è stata per eccellenza, l’istituzione più resistente al tempo: la stabile base dell’appartenenza, fondata sulla natura, capace di assicurare l’impossibilità dell’alleanza e la perennità del legame di parentela”. Così, la resistenza temporale si dava tramite l’articolazione della differenza fra i sessi e le generazioni, in maniera che i ruoli e i posti venivano distribuiti proponendo a ogni persona “un tempo stabilizzato che poteva significare sicurezza e sviluppo”. Però, l’evoluzione ha liberato la famiglia dei nodi religiosi e l’ha fatto diventare contrattuale, basata sulle volontà libere e uguali dei suoi protagonisti. In questa maniera, la famiglia ha smesso di sfidare il tempo e si è esposta ad esso, come tutto il resto. Dunque, “chiamata a costruire il tempo – il tempo negoziabile dell’alleanza, e il tempo incondizionale della genitorialità e in caso di divorzio o separazione, i tempi dell’ ‘antica’ e della ‘nuova’ famiglia – nell’incertezza dei riferimenti”14.

In questo modo, la famiglia ha smesso di essere l’istituzione incaricata di rassicurare la prole legittima e la trasmissione del patrimonio, quella che garantiva la distribuzione dei ruoli e dei posti per trasformarsi in una rete di relazioni affettive, sentimentali e di solidarietà, sulla quale si scommette per la costruzione di lacci di affetto basati sulle identità personali di ognuno dei suoi componenti e sull’interazione fra i suoi membri. Così, avremmo un mondo nel quale le relazioni familiari potrebbero essere scelte, la paternità affettiva si sovrapporrebbe alla paternità del registro e pure a quella biologica. Questo nuovo modello propone che la rottura della società coniugale succedesse quando l’affetto, la comunione fra la coppia e gli obbiettivi comuni non esistessero più.

La rottura succede dinanzi il fatto che la società ha bisogno di invenzioni che possano dire “chi è chi riguardo a chi”, risparmiando agli individui il “delicato compito di avere il dovere di fondarsi a sé stessi”15. È come se la rottura, “facendo riferimento all’individuo come un corpo collettivo socialmente istituito, gli conferisse un’identità più forte e più stabile, fonte di riconoscimento e di statuto: qualcosa di diverso dalla dipendenza instabile delle traiettorie di vita individuali sottomesse alla seduzione, ma pure alla minaccia dello sguardo dell’altro”16.

Ma, secondo Ost, c’è bisogno di questionare se la definizione del vincolo familiare rimane, dunque, affidata alla volontà degli individui, essendo permesso tutto. Lo stesso autore risponde: a volte, pare di sì, quando si esaminano certe richieste rivolte ai tribunali per esempio, oppure quelle dei nonni desiderosi di adottare il loro nipote, esponendolo così a diventare fratello di sua madre. Potremo, tuttavia, censurare le volontà, senza dubbio bene intenzionate, di trasgredire le differenze di età, visto che la legge abbia rinunciato a dire a priori il senso di queste relazioni? E cosa pensare delle richieste, molto numerose, dei patrigni e delle matrigne che desiderano procedere all’adozione piena del figlio del suo coniuge, il che ha come conseguenza tagliare qualsiasi vincolo giuridico con l’altro progenitore del bambino, così come con il suo lignaggio: si avrà il diritto di mettere così un termine a tutta una parte della storia personale del bambino17?

Di conseguenza, resta come proposta del riferito autore la possibilita “ dell’emergenza di due figure di compromesso originali: l’invenzione di un tempo coniugale più permanente, nonostante e al di là della separazione, e l’installazione di un tempo genitoriale più aperto, flessibile e plurale, dovuto alla ricomposizione familiare che sarà occorsa con frequenza. Nel primo caso, il tempo coniugale più permanente, malgrado la separazione dei coniugi, può essere tradotto tramite un nuovo modello genitoriale che garantisca al bambino la responsabilità di entrambi i genitori nel ambito della sua crescita e della sua educazione (qui si potrebbe fare riferimento alla custodia condivisa18). In questo modo avremmo una coppia “coppia genitoriale” che può “sopravvivere alla coppia coniugale”, credendo che sia possibile divorziarsi dal coniuge, non divorziarsi dai figli. “Inversamente, tornare il tempo genitoriale aperto e plurale significa inventare le figure del “multi-parentale”, corrispondente alle nuove costellazioni familiari tra le quali il bambino gira d’ora in poi.”19.

Conseguentemente, la disistituzionalizzazione della famiglia la espone al tempo in modo che nuovi “tempi” devono essere creati. Il nucleo familiare ristretto e chiuso in sé stesso, che prima non subiva nessuna o quasi nessuna influenza dello Stato, adesso viene sostituito da un nuovo modello che assorbisce le trasformazioni quotidiane. Così, la famiglia attuale si presenta “sequestrata ed esposta” al tempo, di conseguenza, ha bisogno di nuovi “tempi” coniugali e genitoriali per poter offrire risposte alle questioni prementi.

 

3 La mediazione familiare come mezzo di ristabilire la comunicazione e umanizzare le relazioni di affetto

Precisamente per soffrire in modo diretto l’evoluzione sociale, e per riflettere quest’evoluzione nel suo contesto conflittuale, la famiglia attuale ha bisogno di raddoppiare l’attenzione nel trattare i litigi avvenuti dal legame coniugale/genitoriale, specialmente quelli inerenti al suo rompimento.

La mediazione familiare potrà essere un’alternativa più vantaggiosa, più vicina e meno dolorosa nel trattamento di questi conflitti, proprio perché è un procedimento interdisciplinare che intende conferire ai coinvolti autonomia e responsabilità per le proprie decisioni, invitandoli a riflettere e ampliando le scelte e le alternative20. Non è avversariale giacché intende distruggere degli impasse che impediscono la comunicazione21, transformando un contesto di confronto in un contesto collaborativo. È un procedimento confidenziale e volontario tramite il quale il mediatore, terza persona imparziale, facilita e promuove la comunicazione tra i contendenti. Conseguentemente, l’accordo può essere una delle conclusioni possibili e anche quando questo non succede, se si riesce a ristabilire il dialogo, si può considerare che la mediazione abbia avuto buon esito.

In questo senso, si osserva che la mediazione familiare sia un procedimento “imperfetto che impieghi una terza persona imperfetta per aiutare persone imperfette a concludere un accordo imperfetto in un mondo imperfetto”22.

Specificamente nell’ambito della famiglia, la mediazione è un processo che, tramite delle tecniche di facilitazione, aplicate da un terzo che interviene in una disputa, stabilisce il contesto del conflitto esistente, identifica le necessità e gli interessi mediante ricorsi provenienti dalla psicologia e dall’assistenza sociale, producendo decisioni consensuali, posteriormente tradotte in un accordo che verrà, oppure no, omologato.

Giustamente perché untilizza le conoscenze e i servizi delle aree vicine, però diverse (diritto, psicologia e servizio sociale), la mediazione familiare viene considerata una pratica trasdisciplinare che si utlizza del lavoro di un mediatore e di uno o più mediatori che formano un équipe multidisciplinare con diverse competenze che si complementano fra di loro, offrendo alle parti un’assistenza integrale. Il ruolo della trasdisciplinarietà è proprio quello di costituire una conoscenza in rete, che permetta l’integrazione dei differenti paradigmi, per rispondere alle diverse necessità23.

Di conseguenza, mentre strumento di diffusione e di miglioramento della pratica e del pensiero interdisciplinare, la mediazione presta al fenomeno giuridico – e qui si legga il diritto familiare – la necessaria visione della complessità inerente all’essere. Tale si dà perché la medizione inter/trasdisciplinare appella all’essere profissionista del campo delle scienze umane, richiedendo l’esercizio dell’empatia, contribuendo così per la formazione e per la pratica di un nuovo paradigma che vada oltre la cultura del litigio24.

Nelle procedure della mediazione familiare alcune definizioni si presentano dopo lo sviluppo dei lavori: a) nei casi di separazione e di divorzio il procedimento viene fatto con la coppia, ma può estendersi a tutto il gruppo familiare; b) la strada per arrivare all’accordo dipende dall’abilità del mediatore e della disposizione reale di ogni parte nel cambiare i propri concetti e atteggiamenti, evitando la condotta litigiosa; c) il mediatore deve contare sull’ausilio di un supervisore o di un co-mediatore, che abbia preferibilmente qualificazione profissionale diversa dalla propria; d) il mediatore lavora con la relazione familiare, con il rapporto della coppia; e) i due intermediari sono genitori e/o due persone che hanno costruito una vita in comune, una società coniugale o familiare; f) il consenso aiuta a riorganizzare la vita comune della coppia, a beneficio dei figli, così come la vita familiare nel caso di litigi tra genitori e figli25.

Però, ricorrere alla mediazione non interviene unicamente in caso di divorzio oppure di separazione; la misura familiare ricopre tutto quello che riguarda alla famiglia: i rapporti della coppia sì, ma pure e tanto quanto le relazioni fra genitori e figli (indipendentemente dalla loro età), nei rapporti tra fratelli e sorelle (in caso di sucessione, per esempio, ecc.), così come l’intero ambiente familiare.

Nella stessa maniera, si deve osservare che né tutti i casi che coinvolgano l’ambito familiare siano conciliabili. Esistono dei limiti nell’utilizzo della pratica della mediazione. Esistono, per esempio, dei casi che coinvolgono violenza coniugale che possono oppure non essere oggetto di mediazione. Se abbiamo un caso di violenza domestica fisica o psichica, avremmo forse una donna così impaurita da non riuscire esporre le proprie opinioni o curare i propri interessi. In questi casi, può darsi che la mediazione non sia la strada migliore26.

Trattandosi di un processo essenzialmente volontario, tutta la mediazione che viene imposta si traduce pure in un procedimento poco democratico, che non raggiungerà gli obbiettivi principali: ristabilire la comunicazione e il dialogo con lo scopo di arrivare ad un accordo27.

In questi casi, cosa si può proporre come etica particolare al mediatore familiare? a) per primo un’etica del tempo. La giustezza e la prudenza, in questo dominio, consistono in prevedere il tempo necessario: né molto né poco, giacché si tratta di rispettare le necessarie maturazioni; neanche troppo, dato che si tratta di non trasformare le mediazioni in interminabili assistenze passive, b) un’etica che comprenda anche lo spazio. Il mediatore non deve prendere le parti, esso deve guardare le proprie distanze per continuare a vedere in maniera chiare. Non è fredda neutralità, ma la necessità di evitare il sentimentalismo. Il mediatore deve stabilire un terzo spazio, essendo lui stesso questo spazio intermediario. Conviene anche che il mediatore stabilisca un campo chiaro, nel quale lui faccia strettamente la mediazione e che non sia altro che que un mediatore: un avvocato, per esempio, o uno psicoterapeuta; c) insomma, un’etica della relazione, nella quale la mediazione familiare sia per primo prevenzione, che, come per la salute, esistano indagini sulla salute familiare tramite le quali si possa appellare ad un mediatore con chi la famiglia potrebbe dialogare in modo pacifico, anche prima di manifestarsi un problema28.

La mediazione familiare brasiliana (così come quella realizzata in altri settori del diritto) si sta sviluppando in sezioni collettive o individuali (private) alla quale partecipano tutti i coinvolti nel conflitto e intende: a) ausiliare a individuare le aree creatrici della contrapposizione; b) valutare i motivi occulti della contrapposizione; c) direzionarla verso nuove direttrici di composizione; d) imporre delle restrizioni alle aree in conflitto affinché non prenda proporzioni inadeguate; e) dimostrare totale imparzialità del mediatore, come persona a servizio di tutti i coinvolti; f) finalizzare con la redazione di un accordo, se riuscito , dagli disputanti29.

Si vede che, nel decorrere del processo di mediazone, pian piano sono attribuite ai conflitti diversi significati, essendo che, avendo questa percezione le parti, che finiscono per accettarsi come gli autori del problema, riescono facilmente a tracciare la soluzione/forma di trattamento più vantaggiosa.

Attualmente, chi lavora con la mediazione riconosce innumerevoli vantaggi in questo istituto fra le altre: è un procedimento volontario e riservato, portando una certa tranquillità alle parti, specialmente nelle dispute che determinano privacy; le parti che ne sono coinvolte, di solito dividono proporzionalmente i costi e gli onorari, spese queste che , normalmente, sono molto inferiori ai casi che passano per un processo, oltre alla minore burocrazia; e principalmente, riduce molto il sentimento di angoscia sentito dalle persone che ne sono coinvolte.

La mediazione familiare può essere, molte volte, l’unica forma di gestione democratica dei conflitti. Inoltre, essa intende, nelle precise parole di Rodrigo da Cunha Pereira30, che il Giudiziario smetta di essere

Il posto dove le parti depositano i propri resti. Il resto dell’amore e di un connubio che sempre lascia la sensazione che qualcuno sia stato imbrogliato, tradito. Come la passione si è raffreddata e l’amore si è oscurato, il “matrimonio” si trasforma in “patrimonio”. E allora un lungo e tenebroso processo giudiziale dirà chi è il colpevole della separazione. Intanto, non si separano. Il conflitto, al contrario, è una forma di non avere separazione, poi mentre dura il litigio, la relazione continua. Siccome non possono relazionarsi per mezzo dell’amore, si relazionano tramite la piacevole relazione del dolore.

Non possiamo dimenticarci che accedere alla giustizia è un diritto del cittadino, però, più di accedere alla giustizia, più di essere sentito dai tribunali, quest’ultimo ha diritto ad una prestazione giurisdizionale tanto o più qualitativa che quantitativa e questo si darà solo quando la complessa società attuale supererà il modello conflittuale e lo sostituirà con un modello capace di “jurisconstruir” il trattamento dei conflitti. La mediazione potrà determinare questo salto di qualità!

1 Il presente testo è stato elaborato partendo da una ricerca realizzata presso il progetto intitolato “Mediazione di conflitti per una giustizia veloce ed efficace” finanziato dal CNPQ (Editto Universale 2009 – processo 470795/2009-3) e dalla FAPERGS (Editto di recente Dottore 03/2009, processo 0901814) coordinato da parte dell’autrice.

2 Dottorato in Giurisprudenza per Il corso di Laurea Specialistica stricto sensu dell’Università do Vale do Rio dos Sinos – UNISINOS – RS, com formazione di dottorato in Italia, presso l’Università Degli Studi di Roma Tre, Master in Sviluppo Regionale, focalizzato nell’area Politico Istituzionale dell’Università di Santa Cruz do Sul – UNISC – RS, docente dei corsi di Laurea e di Laurea Specialistica lato e stricto sensu di quest’ultima, presidente del Nucleo municipale del IBDFAM di Santa Cruz do Sul, avvocatessa.

3 Qui, si utilizzerà l’espressione “trattamento” al posto di “risoluzione” dei conflitti, proprio perché si capisce che i conflitti sociali non sono “soluzionati” dal Giudiziario nel senso di risolverli, sopprimerli, elucidarli oppure chiarirli. Questo perché “La soppressione dei conflitti è relativamente rara. Così come relativamente rara è l’intera risoluzione dei conflitti, cioè, l’eliminazione delle cause, delle tensioni, dei contrasti che li hanno originato (quasi per definizione, un conflitto sociale non può essere “risolto”).” (BOBBIO, Norberto; PASQUINO, Gianfranco. Dicionário de política. Tradução de Carmem C. Varriale, Gaetano Lo Mônaco, João Ferreira, Luís Guerreiro Pinto Cascais e Renzo Dini. 12. ed. Brasília: Universidade de Brasília, 2004. p. 228). Di conseguenza, l’espressione “trattamento” si torna più adeguata come atto o effetto di trattare o come misura terapeutica di discussione del conflitto cercando una risposta soddisfacente. Riguardo all’argomento vedere anche BOLZAN DE MORAIS, José Luis; SPENGLER, Fabiana Marion. Mediação e arbitragem: alternativas à jurisdição! 2. ed. Porto Alegre: Livraria do Advogado, 2008.

4 Riguardo alla costruzione e alla distruzione dei modelli familiari è importante la lettura di GRUNSPUN, Haim. Mediação familiar. O mediador e a separação de casais com filhos. São Paulo: LTr, 2000, specialmente le pagine 65 a 86.

5 WARAT, Luiz Alberto. Surfando na pororoca: o ofício do mediador. Florianópolis: Fundação Boiteux, 2004. p. 40.

6 Il termine “jurisconstrução” (costruzione giuridica) è un neologismo giuridico creato da José Luis Bolzan de Morais. Vedere BOLZAN DE MORAIS, José Luis; SPENGLER, Fabiana Marion. Mediação e arbitragem: alternativas à jurisdição! 2. ed. Porto Alegre: Livraria do Advogado, 2008.

7 ARNAUD, Jean André. O Direito traído pela filosofia. Tradução de Wanda de Lemos Capeller e Luciano Oliveira. Porto Alegre: Sergio Antonio Fabris, 1991. p. 171.

8 ARNAUD, 1991, op. cit., p. 172.

9 FERRANDO, Gilda. Manuale di diritto di famiglia. Roma-Bari: Laterza, 2005. p. 03.

10 ARNAUD, André-Jean. O Direito entre Modernidade e Globalização: lições de filosofia do Direito e do Estado. Tradução de Patrice Charles Wuillaume. Rio de Janeiro: Renovar, 1999. p. 86.

11 ARNAUD, 1999, op. cit., p. 87- 88.

12 FACHIN, Luiz Edson. A desinstitucionalização do modelo familiar: possibilidades e paradoxos sob o neoliberalismo. In: MELLO, Celso de Albuquerque. (Coord.). Anuário direito e globalização – A soberania. Rio de Janeiro: Renovar, 1999. p. 207-219.

13 L’evoluzione del diritto di famiglia segue, in questo senso, un’evoluzione sociale che, ricuperando la singularità dell’esperienza umana, fa della libertà una vera protagonista della diversificazione delle strutture familiari (ZAMBRANO, Virgínia. Conflitos familiares e técnicas de desincentivação La “litigation”. A mediação familiar na experiência européia. In: SPENGLER, Fabiana Marion. Mediação e justiça restaurativa: alternativas à uma jurisdição em crise. (libro non ancora pubblicato)

14 OST, François. O tempo do Direito. Tradução de Maria Fernanda Oliveira. Edusc, 1999. p. 384.

15 Dando come esempio sulla necessità di assorbire ruoli e condotte collocati e imposti socialmente, Simone Beauvoir spiega la sottomissione del sesso femminile a quello maschile, come um cammino nefasto e passivo, alienato, perso, nel quale la donna, per non dovere basarsi a sé stessa, accetta il ruolo che le è imposto dall’uomo, evitando così “l’angoscia e la tensione dell’esistenza autenticamente assunta” (BEAUVOIR, Simone de. O segundo sexo. 1. fatos e mitos. Tradução de Sérgio Millet. Rio de Janeiro: Nova Fronteira, [s.d.]).

16OST, François. O tempo do Direito. Tradução de Maria Fernanda Oliveira. Edusc, 1999. p. 386.

17 OST, op. cit., p. 389.

18 In questo senso vedere SPENGLER, Fabiana Marion; SPENGLER NETO, Theobaldo. Guarda compartilhada e o novo Código Civil brasileiro. In: SPENGLER, Fabiana Marion; SPENGLER NETO, Theobaldo. Inovações em Direito e Processo de Família. Porto Alegre: Livraria do Advogado, 2003.

19 OST, op. cit., p. 390 – 391.

20 La mediazione è uno strumento flessibile, che aiuta la famiglia a mettere in gioco le capacità di soluzione del disaccordo piuttosto che a lavorare sull’aumento del disagio; si attua tra genitori e figli, tra marito e moglie, nella gestione di attività della familia o nel dare risposta a problemi di vario genere: il cambiamento di residenza, la malattia dei nonni, la scelta degli studi, una decisione importante come comprare una casa, imbiancare l’appartamento, progettare le vacanze. (GIOMMI, Roberta. La mediazione nei conflitti familiari. Affrontare e risolvere i conflitti all’interno della famiglia, nella separazione e nel divorzio. Firenze: Giunti, 2006. p. 65)

21 Riguardo alla tematica è importante la lettura di ROSENBERG, Marshall B. Comunicação não-violenta: técnicas para aprimorar relacionamentos pessoais e profissionais. Tradução Mário Vilela. São Paulo: Agora, 2006.

22 MARLOW, Lenard. Mediación familiar – una practica em busca de una teoria – una nueva visión del derecho. Barcelona: Granica, 1999. p. 31.

23 MUSZKAT, Malvina E.; OLIVEIRA, Maria Coleta; UNBEHAUM, Sandra; MUSZKAT, Susana. Mediação transdisciplinar. Uma metodologia de trabalho em situações de conflito de gênero. São Paulo: Summus, 2008. p. 48-49.

24 GOENINGA, Giselle Câmara. Mediação interdisciplinar: um novo paradigma. In: Revista Brasileira de Direito de Família, v. 08, nº 40 fev-mar. 2007. p. 152-170.

25 La mediazione è utile ogni volta che in famiglia un problema mantenga le persone in una situazione di stallo e quando non ci sono sufficienti risorse per prendere una decisione…un altro settore importante della mediazione è quello dell’aiuto alle famiglie che si ricompongono dopo la separazione: in questo caso si devono elaborare nuove regole familiari e risolvere i problemi delle convivenze complesse. (GIOMMI, Roberta. La mediazione nei conflitti familiari. Affrontare e risolvere i conflitti all’interno della famiglia, nella separazione e nel divorzio. Firenze: Giunti, 2006. p. 65-66)

26 CÉSAR-FERREIRA, Verônica A. da Motta. Família separação e mediação uma visão psicojurídica. 2. ed. São Paulo: Método, 2007. p. 168.

27 Questo è il posizionamento della maggior parte degli studiosi del processo di mediazione: essa si mostrerà efficace soltanto quando sarà un procedimento volontario, ossia quando la scelta per aderirci o no appartenga ai contendenti. Però, il progetto di legge (nº 4.827-b, DE 1998) che attualmente si sta muovendo prevede nel suo Art. 34 l’obbligatorietà della mediazione incidentale nel processo di riconoscimento, con alcune restrizioni. Tale obbligatorietà è motivo di molta polemica. Sul tema è importante la lettura di PINHO, Humberto Dalla Bernardina. Teoria Geral da Mediação à Luz do Projeto de Lei e do Direito Comparado. Rio de Janeiro: Lumen Júris, 2008.

28 SIX, Jean François. Dinâmica da mediação. Traduzione di Giselle Groeninga de Almeida, Águida Arruda Barbosa e Eliana Riberti Nazareth. Belo Horizonte: Del Rey, 2001. p. 71-72.

29 Conforme CACHAPUZ, Rozane da Rosa. Mediação nos conflitos e direito de família. Curitiba: Juruá, 2009. p. 49.

30 PEREIRA, Rodrigo da Cunha. A culpa no desenlace conjugal. In: LEITE, Eduardo Oliveira; WAMBIER, Teresa Arruda Alvim (Coord.). Repertório de Doutrina sobre Direito de Família. v. 4. São Paulo: RT. p. 326-327.

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