La norme nazionali di reclutamento dei professori associati sono discriminatorie per l’Unione europea

La norme nazionali di reclutamento dei professori associati sono discriminatorie per l’Unione europea

di Redazione

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di Lilla Laperuta

Ancora un volta l’Italia nel mirino della giustizia europea: in un parere motivato del 24 novembre 2011 la Commissione europea ha richiesto al nostro Paese di riconoscere le qualifiche equivalenti ottenute in un altro Stato membro da stranieri che si candidano per posti di professore ordinario in Italia.
Sotto accusa è il sistema di norme vigenti in Italia, che, in materia di reclutamento del personale docente universitario, richiede una prova didattica obbligatoria per coloro che hanno conseguito in un altro Stato membro dell’Unione europea qualifiche equivalenti a quella di professore associato, mentre non altrettanto è previsto per chi è in possesso del titolo analogo conseguito in Italia.

L’illegittimità di tale previsione si ravvisa nel contrasto con il principio della libera circolazione dei lavoratori all’interno degli Stati membri sancito dall’art. 15 della Carta dei diritti fondamentali (principio peraltro assorbito all’art. 38 D.Lgs. 165/2001, Testo unico pubblico impiego) oltre che con il divieto di discriminazione previsto dall’art. 45 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Quest’ultimo fa riferimento non soltanto alle discriminazioni palesi basate sulla cittadinanza, ma anche a qualsiasi discriminazione indiretta, dissimulata, che, pur fondandosi su altri criteri di riferimento, pervenga al medesimo risultato.

Il vizio di illegittimità viene dalla Commissione europea sollevato, sulla scorta della giurisprudenza della Corte di giustizia, e in particolare, facendo riferimento alla sentenza Rubino, causa C-586/08, nel punto in cui stabilisce che le qualifiche acquisite in altri Stati membri vanno riconosciute per il loro giusto valore e prese debitamente in considerazione nell’ambito delle procedure di selezione relative a posti di docenti universitari. Tale obbligo va applicato anche alle procedure di selezione per i professori universitari.

La Commissione non ha dubbi: riservare un trattamento diverso ai candidati che hanno acquisito qualifiche di professore associato in altri Stati membri equivalenti a quelle acquisite in Italia concreta una discriminazione indiretta basata sulla cittadinanza in considerazione nell’ambito delle procedure di selezione relative a posti di docenti universitari. L’Italia dovrà ragguagliare la Commissione in ordine alle misure attuate per adeguare la propria legislazione alla normativa europea entro due mesi, decorsi infruttuosamente i quali potrà essere deferita alla Corte di giustizia.

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