La memoria e le distorsioni del ricordo

La memoria e le distorsioni del ricordo

di Mancini Massimiliano

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Nel sistema processuale la testimonianza, da sempre, occupa un posto centrale, sia nelle indagini preliminari, in cui molto spesso la Polizia Giudiziaria deve valutare, spesso durante la stessa audizione in sede di sommarie informazioni testimoniali o di interrogatorio delegato, l’affidabilità e la credibilità di un soggetto che ricorda episodi cui ha assistito, o di cui è stato attore.
 
La conoscenza degli elementi basilari della psicologia della testimonianza è fondamentale per tutti gli operatori del diritto per comprendere i limiti della percezione, le fonti di distorsione del ricordo, che possono generare inaffidabilità involontarie sino addirittura al falso ricordo ed inoltre gli elementi per evitare e per riconoscere le suggestioni più o meno involontarie del teste.
 
Queste conoscenze sono esenziali per gestire al meglio la capacità della mente umana di ricordare e riprodurre un evento già  accaduto mediante la narrazione o il riconoscimento, ma anche per disporre di strumenti idonei per riconoscere la straordinaria capacità che ha l’uomo di falsificare il ricordo, in maniera volontaria o incosciente (ad esempio per compensare dei traumi o per superare disagi ed influenze sociali ed ambientali come quelle che potrebbe esercitare il contesto familiare).
 
La memoria centro di tutti i processi psichici
 
La memoria è quella funzione psichica (funzione mestica) che consente l’assimilazione, la ritenzione ed il richiamo di informazioni apprese durante l’esperienza. Ogni azione o condotta umana ed animale utilizza necessariamente la memoria.
 
I ricordi sono definiti tracce mestiche e possono avere varie forme e funzioni, percezioni sensoriali (immagini, suoni, calore, sensazioni tattili, odori, sapori, stati d’animo, ecc.), conoscenze ed abilità (competenze tecniche e culturali, nozioni, modi d’uso, ecc.), relazioni che legano altre informazioni (successione cronologica di eventi ed immagini, posizione e orientamento di oggetti, ecc.).
 
Endel Tulving ha classificato la memoria nelle seguenti categorie:
 
  1. Memoria implicita, è quella incosciente, dove l’informazione non si manifesta per ricordo, ma influenzando un comportamento senza che il soggetto ne sia cosciente; essa si suddivide a sua volta in:
    1. Memoria procedurale che consente di imprimere uno script per fare le cose automaticamente o in maniera semi-automatica, come andare in bicicletta, digitare su una tastiera.
    2. Memoria associativa che consiste nell’associazione di uno stimolo ad un comportamento anche senza il ricordo cosciente che spinge a fare l’associazione.
 
  1. Memoria esplicita, è quella nella quale i ricordi sono coscienti (sebbene anche influenzabili) e si manifestano per l’appunto in forma esplicitabile. Si suddivide in:
    1. Memoria episodica ha una collocazione spazio-temporale e riguarda gli avvenimenti legati alla nostra vita.
    2. Memoria semantica riguarda la conoscenza del mondo, il ricordo del significato di parole e concetti e, più in generale, informazioni che non hanno una prospettiva spazio-temporale, come i concetti astratti.
 
Si definisce fissazione il processo di ritenzione dell’informazione nella memoria; quando non si riesce più a ricordare un evento si dice che il ricordo è entrato in oblio.
 
I processi mnestici fondamentali sono di tre tipi:
–       Acquisizione e codificazione, recepimento dello stimolo e traduzione in rappresentazione interna stabile e registrabile in memoria. Lavoro di categorizzazione ed etichettatura legato agli schemi e alle categorie preesistenti.
–       Ritenzione ed immagazzinamento. Stabilizzazione dell’informazione in memoria e ritenzione dell’informazione stessa per un determinato lasso di tempo.
–       Recupero. Riemersione a livello di consapevolezza dell’informazione prima archiviata, mediante richiamo o riconoscimento (la vedo e ricordo di averlo visto, è il modo più semplice per recuperare).
Come ha spiegato Hermann Ebbinghaus, autore delle prime importanti ricerche sulla memoria (XIX secolo), ci sono due modi principali per ricordare:
  • La rievocazione si ha, quando si richiama alla mente ciò che è stato appreso e immagazzinato senza alcun aiuto.
  • Il riconoscimento invece è la capacità di ricordare e identificare un determinato elemento, scegliendolo tra altri.
 
 
Veridicità e affidabilità del teste
 
La memoria, detta anche funzione mnestica, non risulta necessariamente stabile a parità di contenuti o classi di stimoli, ma è influenzata da elementi affettivi (ad es.emozioni, motivazioni) e da elementi che sono correlati alla tipologia di informazione da ricordare.
 
Essa si delinea come un processo legato a molti fattori, sia cognitivi che emotivi, e come un processo eminentemente attivo e non, o almeno non solo, come un processo automatico o incidentale. Quindi si configura come un percorso di ricostruzione e concatenamento di tracce piuttosto che come un semplice immagazzinamento in uno statico spazio mentale.
 
La testimonianza possiede una parte di verità oggettiva e un’altra parte di costruzione soggettiva, che si unisce o si sovrappone alla parte oggettiva o vi si sostituisce, totalmente o parzialmente, con meccanismi che possono essere non necessariamente dei tutto coscienti e volontari se non addirittura inconsci.
 
Pertanto nella valutazione di un teste che ha assistito o che è stato parte di un fatto, bisognerà valutare la sua deposizione sotto il profilo della:
1. Affidabilità, escludendo delle distorsioni della percezione che la falsifichino rispetto quanto effettivamente percepito dai sensi e codificato nella memoria.
 2. Veridicità, escludendo delle manipolazioni della narrazione che la falsifichino rispetto quanto effettivamente decodificato dalla memoria, questo può accadere:
 
–       Volontariamente, laddove il soggetto sia dolosamente menzognero o reticente, in questo caso l’atteggiamento del testimone o dell’imputato che non si avvalga della facoltà di non rispondere è punito dall’ordinamento per il reato di falsa testimonianza o false dichiarazioni al PM.
–       Involontariamente, quando il fatto narrato è distorto per meccanismi psicologici di difesa, suggestioni, per effetto di condizionamenti o per incapacità permanenti o temporanee e per qualsiasi altra ragione che escludano una cosciente volontà. In questi casi il soggetto, sotto il profilo giuridico, non è responsabile, poiché i reati che puniscono il testimone reticente o mendace sono esclusivamente dolosi e non prevedono neanche la fattispecie colposa o il reato tentato.
 
 
Fonti di distorsioni del ricordo
 
In sostanza, quanto riferito dal teste è la risultante di percorso complesso che passa attraverso una serie di fasi successive nelle quali si inseriscono una serie di fonti di distorsione, in larghissima approssimazione, possiamo schematizzarle come segue:
 

1. Percezione, il fatto oggettivo è condizionato dalle condizioni di osservazioni, ad esempio distanza, punto di osservazione, condizioni di illuminazione, stato emotivo, ed è filtrato dalla parte percettiva della mente, attraverso meccanismi psicologici inconsci come ad esempio le euristiche. Ad esempio esiste un meccanismo psicologico, denominato generalmente “focus on weapon”, che agisce sui soggetti minacciati con armi, nei quali tutta la loro attenzione è concentrata solo sull’arma e, per questa ragione, non sono in grado di riferire nessun altro dettaglio sulla scena del crimine e sul loro assalitore, addirittura non riescono a riconoscere chi li minacciava a volto scoperto. 

La percezione non è un processo semplice e lineare, ma è un momento cognitivo soggetto a molte variazioni ed interruzioni dovute sia alla quantità e complessità degli stimoli percettivi che ai limiti delle nostre capacità percettive.
 

2. Codificazione, tutto ciò che è stato percepito dagli organi sensoriali e dai meccanismi percettivi della mente, passa attraverso i meccanismi cognitivi della psiche umana, e quindi è influenzato dalle caratteristiche personali, dalla capacità di rielaborazione e di valutazione critica dei fatti, dall’età, dalla cultura, dall’ambiente sociale, dalle implicazioni emotive che sono ricollegate al fatto. Ad esempio si immagini il carico emotivo ricollegato ad una violenza sessuale oppure ad un fatto luttuoso in genere. 

Ciò che vediamo è sempre e soltanto ciò che le nostre ipotesi, le nostre idee preconcette, la nostra cultura di fondo ci predispongono e ci preparano a vedere. 

3. Ritenzione, in alcuni casi il fatto è talmente doloroso, imbarazzante, destabilizzante sul piano psichico ed emotivo che la mente umana attua dei meccanismi per ristabilire un equilibrio e per alleviare la sofferenza, attraverso meccanismi di difesa ben noti in psicologia come ad esempio la rimozione (la totale cancellazione di un’esperienza dolorosa dalla parte cosciente della psiche), la negazione, la scissione ed altri ancora, che eliminano o alterano completamente il fatto oggetto della testimonianza.  

Inoltre la personalità del soggetto può distorcere le percezioni ed i rapporti sociali: i sentimenti che provocano angoscia e sensi di colpa sono facilmente proiettati sugli altri.
4. Recupero mnestico, la suggestionabilità del soggetto e gli stimoli cui è esposto possono inquinare la traccia mestica (il ricordo del fatto accaduto) con informazioni successive all’evento, inoltre si deve tener conto delle pressioni dell’ambiente e dei tentativi di manipolazione cui è stato esposto il soggetto per valutare quanto ricorda effettivamente e quanto non ricorda o non riporta esattamente.
 
Ad esempio si immagini la situazione di una violenza intrafamiliare, soprattutto quando è implicato un genitore, e le manipolazioni che possono premere il minore per dire ciò che non è successo (allo scopo eventualmente di ledere uno dei coniugi) oppure per non dire ciò che è successo effettivamente (per evitare di distruggere la famiglia cercando di nascondere fatti scabrosi).
 
 
La percezione (cosa e come si immette nella memoria)
 
Con il termine “percezione” si intende l’insieme delle funzioni psicologiche che permettono all’organismo di acquisire informazioni circa lo stato o il mutamento dell’ambiente.
 
All’atto pratico la percezione è un processo attivo nel corso del quale il soggetto che percepisce, dopo l’elaborazione da parte del cervello degli stimoli e delle sensazioni, si produce una rappresentazione mentale dell’oggetto percepito.
I primi studi sulla percezione sono stati portati avanti dalla scuola psicologica degli associazionisti, tra i quali si sono distinti Wundt, Ebbinghaus, Fechner, Spearman, per i quali la percezione finale degli stimoli è spiegabile con la semplice somma di sensazioni elementari.
 
Secondo gli associazionismi l’uomo è un passivo recettore di stimoli che si accumulano nella memoria intesa come un semplice contenitore.
 
Hermann Ebbinghaus (allievo di Wihelm Wundt, fondatore della psicologia come scienza) studiò la memoria mediante studi sperimentali sulla memorizzazione di sillabe senza senso. Egli nei suoi studi del 1876 evidenziava come l’apprendimento mnestico fosse influenzato dalla frequenza e dalle associazioni degli stimoli arrivando ad una serie di conclusioni molto importanti:
 
–       Effetto del superapprendimento: aumentando il numero di ripetizioni, aumenta anche la memoria.
 
–       Curva dell’oblio: il ricordo diminuisce col passare del tempo sia in senso quantitativo che in senso qualitativo.
 
–       Apprendimento massivo e distributivo: esposizioni ad uno stimolo ripetute, anche brevi, sono più efficaci di una singola esposizione anche se prolungata.
 
–       Effetto seriale: la memorizzazione dipende da come sono messe le sillabe, infatti quelle in fondo e le prime si memorizzano meglio di quelle di mezzo.
 
–       Comprensione semantica: si ricorda più facilmente ciò che ha un significato, ad esempio le parole e le frasi di senso compiuto rispetto quelle incomprensibili o senza senso.
 
 
Da queste conclusioni possiamo trarre delle importantissime indicazioni da impiegare per le modalità di escussione di un testimone e per la valutazione della sua affidabilità e veridicità:
 
–       La frequenza dello stimolo: la durata e la precisione del ricordo è proporzionale a quante volte si è ripetuto il fatto che si sta riferendo, ad esempio quante volte il testimone ha visto la persona che afferma di riconoscere o di conoscere.
 
–       La durata dell’esposizione: quanto più è durata l’esperienza che si sta riferendo tanto meglio essa si ricorderà, ad esempio si ricorderà meglio e probabilmente con più particolari una violenza prolungata di un fatto brevissimo come uno scippo.
 
–       Posizione seriale dello stimolo: un evento posto in una particolare posizione (ad es. all’inizio o alla fine della vicenda) oppure legato da particolari connessioni con altri fatti, sarà ricordato più facilmente e con più dettagli.
 
–       Comprensione semantica dello stimolo: si ricordano più facilmente gli stimoli dei quali si comprende compiutamente il significato ed il senso, quindi è difficile ricordarsi di gesti equivoci o di parole straniere, dialettali o comunque incomprensibili, mentre si ricorderanno più facilmente parole, frasi ed anche comportamenti ed atteggiamenti che si comprendono appieno nel loro significato e nella finalità.
 
 
La distanza temporale dall’evento
 
Ulric Neisser, il padre della psicologia cognitiva, ha elaborato un approccio cognitivo allo studio della memoria orientatato proprio ai processi cognitivi.
 
Strutturalmente, a partire dagli anni 50 ed in maniera più o meno esplicita attraverso tutto il cognitivismo, la memoria è definita attraverso tre moduli mnestici:

 – Il modulo 1 (brevissimo tempo) registra molte informazioni ma in maniera limitata. Prende nomi diversi secondo le teorie cognitiviste che l’hanno studiato, e fa prevalentemente riferimento alla memoria sensoriale.

 – Il modulo 2 (breve tempo) trattiene i dati per un periodo di tempo maggiore. In quest’area generalmente il materiale o i ricordi si conservano sino a quando se ne ha bisogno(ad es. numero telefonico).
 
 – Il modulo 3 (lungo termine) ha capacità di ritenzione illimitata, ma i suoi contenuti sono di difficile recupero.
 
Il tempo cancella i ricordi e li rende più labili e questo è vero soprattutto in senso qualitativo, quindi oltre ai singoli fatti, con il trascorrere del tempo si dimenticano per prima i dettagli, quindi è difficile credere che si ricordino più dettagli e con maggiore sicurezza fatti più antichi e nello stesso tempo eventi più recenti con grande incertezza e povertà di particolari, se non per meccanismi di difesa psicologica (ad esempio rimozione, negazione, ecc.).
 
Massimiliano Mancini
Coordinatore del sito www.poliziaminorile.it, docente e consulente nelle materie giuridiche e criminologiche

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