La celebrazione del matrimonio davanti all’ufficiale dello stato civile prevede l’obbligo delle fedi?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Quando si contrae matrimonio per i coniugi derivano importanti obblighi.

Secondo la legge, dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Se uno dei coniugi dovesse venire meno a uno di questi doveri rischierebbe di vedersi addebitata la separazione e nei casi più gravi, è possibile anche dovere risarcire i danni al partner.

In relazione all’importanza delle conseguenze che ne derivano, la legge prevede che le nozze vengano celebrate in forma solenne, rispettando determinati adempimenti senza dei quali l’unione verrebbe ad essere nulla.

Ci si chiede se nel matrimonio civile siano obbligatorie le fedi.

Nella tradizione lo scambio delle fedi nuziali rappresenta il momento più importante del matrimonio, nel quale l’unione viene sancita in modo definitivo, come se gli anelli fossero il segno tangibile del vincolo.

La domanda che alcuni si pongono è se per legge sia davvero in questo modo, se il codice civile imponga lo scambio delle fedi oppure se si tratti di una formalità priva di valore giuridico.

L’argomento, che si prospetta interessante, verrà trattato in questa sede sotto diversi aspetti.

In che cosa consiste la promessa di matrimonio

Per riuscire a comprendere se le fedi nuziali nel matrimonio civile siano obbligatorie, si devono ripercorrere le tappe che portano al suo perfezionamento, a iniziare dalla promessa.

La promessa è l’impegno solenne di contrarre matrimonio.

Secondo l’articolo 79 del codice civile, la promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire quello che si fosse convenuto se ci fosse stato inadempimento.

La promessa non fa nascere nessuna obbligazione giuridica.

I coniugi, anche una volta fatta la promessa, si possono tirare indietro e non sposarsi.

In questa ipotesi, però, ci potrebbero essere delle conseguenze.

Che cosa accade se non ci si sposa

La promessa di matrimonio non vincola mai i coniugi a contrarre le future nozze.

Nonostante questo, se viene fatta in forma solenne, vale a dire in Comune, dopo le regolari pubblicazioni, davanti all’ufficiale di stato civile oppure un suo delegato, con la stessa nascono degli obblighi.

Secondo l’articolo 80 del codice civile, il promittente può chiedere la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se lo stesso non è stato contratto.

La domanda di restituzione non è più proponibile dopo un anno dal giorno nel quale si è avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio o dal giorno della morte di uno dei promittenti.

La promessa di matrimonio fatta in modo solenne obbliga il promittente che senza giusto motivo rifiuti di sposarsi a risarcire il danno che ha cagionato all’altra parte per le spese fatte e per le obbligazioni contratte in relazione alla promessa.

Lo stesso risarcimento è dovuto dal promittente che con sua colpa abbia dato giusto motivo al rifiuto dell’altro.

A norma dell’articolo 81 del codice civile, la domanda non può essere proposta dopo un anno dal giorno del rifiuto di celebrare le nozze.

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Chi si sottrae senza giustificato motivo alla sua promessa di matrimonio deve restituire i doni e  anche risarcire le spese che l’altra parte ha sostenuto in vista dello stesso.

Ad esempio preparativi, prenotazione ristorante, vestiti.

Non è dovuto niente se non si tiene fede alla parola data per giusti motivi, come ad esempio, per avere scoperto l’infedeltà del partner.

Le pubblicazioni di matrimonio

Nel codice civile non c’è nessuna traccia dell’obbligo di scambiarsi le fedi, mentre c’è qualcosa su quello che accade dopo la promessa.

Il passo successivo è quello delle pubblicazioni.

Secondo l’articolo 93 del codice civile, la celebrazione del matrimonio dev’essere preceduta da una  pubblicazione da parte dell’ufficiale dello stato civile.

Le pubblicazioni hanno lo scopo di rendere noto il futuro matrimonio, in modo che chiunque abbia interesse e sia a conoscenza di un impedimento alla celebrazione dello stesso possa fare opposizione.

Ad esempio, chi sappia che uno dei futuri coniugi sia sposato.

La pubblicazione consiste nell’affiggere alla porta della casa comunale un atto che indica, tra le altre cose, il nominativo dei nubendi e il luogo dove intendono celebrare il matrimonio.

Le pubblicazioni devono restare affisse almeno otto giorni.

Come funziona la celebrazione del matrimonio

Una volta fatta la promessa e affisse le pubblicazioni, il passo successivo è il matrimonio.

Secondo gli articoli 106 e 107 del codice civile, il matrimonio dev’essere celebrato pubblicamente nella casa comunale davanti all’ufficiale dello stato civile che ha ricevuto la richiesta di pubblicazione.

Nel giorno che viene indicato dalle parti, l’ufficiale dello stato civile, alla presenza di due testimoni, anche se parenti, legge agli sposi degli articoli del codice civile che contengono gli obblighi che derivano dal matrimonio, anche quelli relativi ai figli.

Successivamente, l’ufficiale riceve da ognuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che sono unite in matrimonio.

Dopo la celebrazione, l’ufficiale dello stato civile compila l’atto di matrimonio.

L’obbligo delle fedi nel matrimonio civile

Nel matrimonio civile, lo scambio delle fedi nuziali non è obbligatorio.

Si tratta di una pratica che è diventata molto diffusa, però non risulta essere rilevante dal lato giuridico.

Secondo la legge, il matrimonio si perfeziona con il reciproco scambio delle dichiarazioni con le quali i coniugi manifestano la volontà di unirsi in matrimonio, accettando i doveri che derivano dallo stesso.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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