La blockchain e il suo utilizzo

di Alessandra Viceconte
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L’attuale periodo storico è caratterizzato da continuo utilizzo ed evolversi della tecnologia, tra cui la c.d. Blockchain.

Tuttavia, in relazione a quest’ultima vige una confusione generalizzata su cosa sia realmente e quale sia la reale differenza tra criptovalute, Bitcoin, Piattaforme Blockchain, Smart Contract e quant’altro.

Alla luce di quanto sopra, lo scopo del presente articolo è chiarire cosa sia realmente la piattaforma Blockchain

SOMMARIO: 1. Cos’è la Blockchain. – 1.1. Perché la Blockchain è utilizzata come sinonimo di bitcoin? – 2. Perché il sistema Blockchain è detto “trustless”? – 3. La Risoluzione del Parlamento europeo del 3 ottobre 2018 sulle tecnologie di registro distribuito e Blockchain: creare fiducia attraverso la disintermediazione. – 4. I Paesi UE che utilizzano la Blockchain. – 5. Verso regole armonizzate per la Blockchain.

Cos’è la Blockchain

La Blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) è una piattaforma softwere che utilizza la rete internet e – usando i c.d. nodi di una rete informatica – modifica e aggiorna in sicurezza, senza dover ricorrere all’intermediazione di soggetti terzi, un registro c.d. e-wallet, al cui interno sono presenti dati e informazioni[1].

Come detto, nella piattaforma Blockchain non esistono soggetti intermediari c.d. middleman[2], che assicurano la validazione e verifica degli asset e che permettono il trasferimento delle informazioni, ma esiste un registro Blockchain, custodito – non da un unico soggetto fiduciario – ma distribuito tra tutti i partecipanti della piattaforma Blockchain.

Infatti, si ricorre all’utilizzo della Blockchain proprio per venire incontro alla necessità di effettuare operazioni contraddistinte dalla disintermediazione e decentralizzazione e no ricorrere all’ausilio di banche, notai, istituzioni finanziarie e così via.

Tale prassi operativa comporta una riduzione dei costi di transazione grazie alla sostituzione di una autorità centrale con un meccanismo distribuito idoneo a creare nuove strutture sociali ed economiche.

Nel dettaglio, occorre chiarire che le tecnologie Blockchain sono sistemi che si basano su un registro distribuito, il quale può essere letto e modificato da più nodi di una rete.

Non essendo predisposto un ente centrale, le modifiche effettuate al registro per essere validate devono avere il consenso della maggioranza degli utilizzatori.

Pertanto, è possibile affermare che la Blockchain è quindi un insieme di tecnologie, in cui il registro è caratterizzato da una catena di blocchi, al cui interno sono presenti le varie transazioni e il consenso alle modifiche è in capo a tutti i nodi della rete. Di conseguenza, tutti i nodi possono partecipare al processo di validazione delle transazioni da includere nel registro.

Il registro, quindi, risulta decentralizzato e distribuito, poiché è duplicato su tutti i nodi della piattaforma. Tale prassi operativa garantisce l’immutabilità dei dati.

Infatti, se un qualsiasi soggetto unilateralmente volesse modificare tutti i dati dovrebbe farlo su tutti i nodi a ritroso, operazione piuttosto difficile e costosa.

Ulteriore elemento che consente di mantenere immutati i dati è che questi ultimi sono storicizzati e hanno una marca temporale; pertanto, le transazioni hanno un preciso ordine temporale.

Infatti, le transazioni effettuati di volta in volta vengono aggiunte ai blocchi precedenti e a quelli successivi collegati tra loro.

 

 Perché la Blockchain è utilizzata come sinonimo di bitcoin?

 

Alla luce di quanto sopra, tuttavia occorre chiarire perché al giorno d’oggi la Blockchain viene utilizzata a volte come sinonimo di bitcoin.

Per rispondere a tale domanda bisogna tornare indietro nel tempo. Infatti, il 31 ottobre 2008 quando Sathoshi Nakamoto – pseudonimo utilizzato per ricondurre l’invenzione della prima valuta virtuale – ha lanciato il bitcoin[3], l’utilizzo della tecnologia Blockchain era finalizzata unicamente allo svolgimento di transazioni finanziarie senza essere sottoposti alla vigilanza di una autorità centrale e all’intermediazione di soggetti terzi. Pertanto, in quel momento storico era lecito associare il termine di bitcoin e di Blockchain come un’unica entità.

Lo scopo era usare una moneta peer to peer, cioè utilizzabile una sola volta su una transazione senza la necessità di ricorrere a intermediari. Tale prassi risolse, infatti, il problema del c.d. doble spending, ossia l’utilizzo della medesima moneta per più transazioni.

Tale finalità è stata raggiunta, infatti ad oggi, le transazioni sono aggiunte ad un blocco distribuite, replicate, storicizzate e blocchettizzate.

La transazione Blockchain ha risolto il sopra citato problema del doble spending, perché la piattaforma si accorge che la piattaforma antecedente ha esaurito i bitcoin in possesso.

Intatti, la Blockchain è un sistema di archiviazione dati con funzioni crittografiche. Inoltre, come detto, è un sistema distribuito tra tutti gli utilizzatori, decentralizzato e trasparente, detto anche “trustless”.

Tuttavia, occorre chiarire che al giorno d’oggi la Blockchain può potenzialmente interessare tutti i settori dell’economia, tra cui applicazioni a basso consumo energetico e rispettose dell’ambiente, trasporti, settore sanitario, catene di approvvigionamento, istruzione e così via[4].

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L’opera, con un taglio pratico, analizza le realtà emergenti, dal significativo impatto economico, delle valute virtuali (meglio note come criptovalute), della Blockchain, degli Smart Contract (c.d. contratti intelligenti) e delle I.C.O. (Initial Coin Offering), nuovo strumento (digitale) di finanziamento mediante offerta di token, esplicitando il significato di ciascuna. L’opera si compone di due parti. Nella prima parte (dell’Avv. Stefano Comellini) vengono affrontate le tematiche giuridiche e, anche con il conforto di itinerari giurisprudenziali, pareri dell’Amministrazione finanziaria e delibere di Autorità di vigilanza sui mercati finanziari, viene offerta una panoramica sulle norme applicabili, anche sotto il profilo della disciplina antiriciclaggio, con un approfondimento del trattamento fiscale delle criptovalute e degli utility token. Nella seconda parte (dell’Ing. Marco Vasapollo), con un linguaggio tecnico (ma comprensibile anche ai non esperti di informatica), viene illustrato come si creano e come funzionano le criptovalute - in particolare, viene esplicitato cosa sono le criptovalute e quali sono quelle attualmente in vigore - e gli smart contract nonché le ulteriori prospettive di utilizzo, oltre le valute virtuali, della blockchain.

Stefano Comellini Laureato in giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi in Scienza delle Finanze e Diritto Finanziario, è av- vocato in Bologna e patrocinante in Cassazione. Si occupa prevalentemente di Diritto Industriale, di Diritto dell’Infor- matica e delle Telecomunicazioni e di Diritto della Privacy. E’ iscritto nell’elenco dei rappresentanti presso la EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale). Relatore in convegni, è autore dei testi “Il Responsabile della Protezione dei Dati (Data Protection Officer – DPO)”, “Il Regolamento generale sulla Protezione dei dati personali e la nomina del DPO nella Pubblica Amministrazione” e “La moneta elettronica. Altri sistemi di pagamento elettronici e valute virtuali (Criptovalute)”, pubblicati da Maggioli Editore.

Marco Vasapollo
Ingegnere Informatico, ha conseguito la laurea magistrale presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Come libero professionista ha svolto attività di docente in vari corsi di programmazione e di consulente di aziende nazionali ed internazionali, lavorando su progetti in ambito assicurativo, bancario, amministrativo e della logistica su larga scala. Nel 2017 ha fondato MetaRing, la sua Startup di Software. Attualmente si occupa di consulenza ed evangelizzazione del paradigma blockchain. Come libero professionista ha svolto attività di docente in vari corsi di programmazione e di consulente di aziende nazionali ed internazionali, lavorando su progetti in ambito assicurativo, bancario, amministrativo e della logistica su larga scala. Nel 2017 ha fondato MetaRing, la sua Startup di Software. Attualmente si occupa di consulenza ed evangelizzazione del paradigma blockchain.

Soluzioni di Diritto è una collana che offre soluzioni operative per la pratica professionale o letture chiare di problematiche di attualità. Uno strumento di lavoro e di approfondimento spendibile quotidianamente. L’esposizione è lontana dalla banale ricostruzione manualistica degli istituti ovvero dalla sterile enunciazione di massime giurisprudenziali. Si giunge a dare esaustive soluzioni ai quesiti che gli operatori del diritto incontrano nella pratica attraverso l’analisi delle norme, itinerari dottrinali e giurisprudenziali e consigli operativi sul piano processuale.

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Stefano Comellini - Marco Vasapollo, 2019, Maggioli Editore
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Perché il sistema blockchain è detto “trustless”?

La piattaforma Blockchain è distribuita tra tutti gli utilizzatori, ossia tutti partecipano equamente alla predisposizione e modifica delle regole all’interno. Inoltre, è decentralizzata, in quanto non esiste un sistema di vigilanza centrale ma è affidato ai singoli soggetti, che possono tutti effettuare controlli sulla piattaforma. Si prefigura, quindi, come una sorta di governance globale. Un sistema avente tali caratteristiche risulta trasparente agli occhi di tutti e ognuno può fidarsi del sistema[5].

Tali premesse permettono di individuare le caratteristiche della piattaforma Blockchain che deve essere:

  • permissionless: previa identificazione, deve consentire a chiunque di accedere a tutti in lettura e scrittura. Ogni nodo è potenzialmente validatore di tutte le transazioni. La validazione delle transazioni avviene con la validazione di tutta “community”[6];
  • public: piattaforma di proprietà di nessuno;
  • open source: tutti i partecipanti possono visionare le regole e possono apportare modifiche purché approvate dalla maggioranza della community.

In considerazione di tutto quanto sopra, appare evidente che la piattaforma Blockchain è ben strutturata e disciplinata con le sue regole informatiche. Pertanto, non bisogno regolamentarla, ma risulta necessario disciplinare le transazioni che avvengono su di essa.

A tal riguardo è intervenuto il Parlamento Europeo con la Risoluzione del 3 ottobre 2018.

 

La Risoluzione del Parlamento europeo del 3 ottobre 2018 sulle tecnologie di registro distribuito e blockchain: creare fiducia attraverso la disintermediazione

 

La Blockchain, come detto sopra, è una tra le varie tecnologie di registro distribuito, le cui caratteristiche permettono di creare fiducia attraverso l’eliminazione di soggetti terzi che intermediano le transazioni, la partecipazione di tutti i cittadini alla modifica delle regole, “dando loro l’opportunità di controllare i propri dati e decidere quali condividere nel registro, nonché la capacità di scegliere chi possa vedere tali dati[7]; favorendo in tal modo la trasparenza delle transazioni e la creazione di un sistema democratico.

La Blockchain, infatti, è una tecnologia che “può definire un quadro di trasparenza, ridurre la corruzione, rilevare l’evasione fiscale, consentire la tracciabilità dei pagamenti illeciti, agevolare le politiche antiriciclaggio e individuare l’appropriazione indebita di beni[8], in quanto memorizza tutte le transazioni in blocchi connessi tra loro in ordine cronologico al fine di garantire dei dati sicuri e integri.

Alla luce di tutto ciò, la risoluzione del Parlamento Europeo auspica un quadro normativo favorevole che incoraggi l’innovazione e la certezza del diritto allo scopo di garantire la protezione dei consumatori e allo stesso tempo rispettare il principio della c.d.  neutralità tecnologica.

Il Parlamento Europeo con il medesimo documento esorta la Commissione europea e gli Stati membri ad armonizzare ed uniformare la normativa e a predisporre un quadro giuridico unitario a livello europeo, affinché vengano meno potenziali problemi giurisdizionali.

Il documento in esame invita, inoltre, gli Stati membri ad attuare strategie di formazione in relazione alle competenze digitali, in modo tale da consentire all’intera cittadinanza europea di partecipare attivamente.

Ad oggi, nel panorama europeo ed internazionali alcuni paesi membri hanno lasciato libera la Blockchain e per tutelare i consumatori hanno previsto standard di protezione elevate, prevedendo privilegi fiscali per le aziende che investono in tale campo.

 

I Paesi UE che utilizzano la Blockchain.

Tra i vari Paesi dell’Unione Europea, Malta è stato il primo Stato al mondo che ha previsto una autorità regolatrice indipendente[9] con lo scopo di supervisionare e certificare le piattaforme Blockchain e smart contract, attraverso l’introduzione di due atti normativi rispettivamente relativi alla regolamentazione di ogni nuova tecnologia e alla disciplina le criptovalute. Inoltre, Malta investe sulla formazione in ambito tecnologico e prevede numerose borse di studio.

Il paese più digitalizzato in Europa, invece, è l’Estonia. È stata introdotta infatti la legge “once only law” che riprende il principio di “una sola volta”, il quale vieta allo Stato e alle varie amministrazioni di chiedere le medesime informazioni o documenti più di una volta, di cui risulta già in possesso. Infatti, a decorrere dal 2007 le amministrazioni devono interagire tra loro prima di chiedere ai cittadini informazione e documenti assicurandosi di non esserne già in possesso. Tale prassi operativa ha comportato la creazione di un database governativo.

In Slovenia il Governo incoraggia gli investimenti in campo tecnologico ed è stato adottato un quadro normativo chiaro e un regime fiscale agevole. Si è dotato di una propria Blockchain di Stato. Inoltre, l’Unione Europea ha indicato la Slovenia tra gli Stati che aiutano ad individuare i primi casi d’uso. La stessa, inoltre, è inserita in un gruppo di lavoro presso l’ONU, in quanto è stata riconosciuta come modello da seguire per la cooperazione nel settore pubblico e privato nella ricerca di soluzioni all’utilizzo della Blockchain.

 

Verso regole armonizzate per la Blockchain.

In considerazione di tutto quanto sopra, appare evidente che la tecnologia Blockchain – oltre ad aumentare la fiducia dei consumatori ed evitare, altresì, la possibilità di porre in essere condotte illecite – può comportare dei risvolti positivi nell’economia globale.

Tuttavia, per permettere una reale realizzazione di un sistema privo di intermediari è necessaria una regolamentazione del fenomeno in oggetto, affinché i dati presenti nel registro siano corretti, veritieri essere riconosciuti giuridicamente e vincolanti.

Tenuto conto che la Blockchain utilizza la rete internet che connette le parti più remote del pianeta, non è sicuramente accettabile una regolamentazione esclusivamente nazionale, ma è opportuno porre in essere una disciplina globale armonizzata. Posto quanto sopra, è da individuare il modello di regolamentazione più adatto.

Ad oggi i modelli di regolamentazione plausibili sono in totale tre.

Un primo modello che riconosca rilevanza giuridica solo alla Blockchain che assicura adeguati parametri di resilienza, affidabilità e sicurezza.

Un secondo modello, invece, che si limita a favorire il processo di evoluzione della tecnologia Blockchain aggiornando la disciplina attuale ed adattandola alle esigenze richieste.

Infine, un terzo modello “ibrido” che da un lato individua dettagliatamente i parametri minimi che la Blockchain deve soddisfare per dare alle transazioni che avvengono su di essa rilevanza giuridica. Dall’altro che favorisca lo sviluppo di questa tecnologia.

Si ritiene che tale ultimo modello risulti quello più auspicabile, in quanto consente una maggiore tutela degli utilizzatori della piattaforma e favorisce l’utilizzo della tecnologia stessa[10].

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Note

[1] Ad esempio, sulla piattaforma Blockchain vengono effettuati transazioni tracciate in ogni singolo passaggio.

[2] Cfr. V. GUPTA, The Promise of Blockchain Is a Word Without Middlemen, in Harward Business Review, 6 marzo 2017.

[3] La più diffusa valuta virtuale per cui si intende “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da una autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”, così definita dall’art.1, comma 2, lett. qq, del D.Lgs. 27 maggio 2017, n. 90 attuativa della direttiva UE 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.

[4] Come delineato nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 ottobre 2018.

[5] Per una completa analisi delle caratteristiche della Blockchain vedasi il reportScalability, interoperability and sustainability of blockchains” realizzato dall’European Blockchain Observatory and Forum.

[6] A questa si oppone la blockchain c.d. permissioned, meno garantista perché sono concesse le validazioni e i controlli in modo limitato.

[7] Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 ottobre 2018

[8] Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 ottobre 2018.

[9] Istituita con la legge denominata “Malta Digital Innovation Autority Bill”.

[10] Cfr. M. Bellezza “Blockchain e Smart contract in ambito finanziario e assicurativo” in Fintech, introduzione ai profili giuridici di un mercato unico tecnologico dei servizi finanziari (a cura di M.T. Paracampo), 2019, Giappichelli Editore p.322 e ss.

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