L’estetica nella formazione

L’estetica nella formazione

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

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Non c’è emozione estetica al di fuori di un atto dell’intelligenza“ ( Guyan)

E’ stato già osservato che per governare la complessità è indispensabile affiancare ad una visione specialistica integrata a quella di insieme, anche una visione:

  • Funzionale con visione simbolica;

  • Teorica con visione estetica;

  • Sistemica con visione olistica,

circostanze che portano a valorizzare sia la dimensione dei valori che dei desideri, necessarie per una responsabile capacità decisionale che superi una esclusiva valorizzazione dell’analisi analitica e quantitativa in favore di un interesse anche qualitativo.

Uno dei pilastri su cui si basa la qualità è quindi il valore estetico, che diventa uno dei parametri della qualità e quindi della leadership, la cui perdita comporta un ridimensionamento della sensibilità, nonché dei valori su cui si appoggia l’organizzazione in quanto parte di un sistema; l’estetica diviene, quindi, il ponte tra il volere ed il piacere, tra la soddisfazione intellettuale e la volontà di raggiungerla, fornendo la gratificazione alla modulazione cosciente derivante dal raggiungimento degli obiettivi desiderati, ma solo il riunire volere e gradire nell’estetica permette di rendere pienamente gratificante il desiderio ( Kringelbach, Berridge).

Lo sviluppo della tecnica e quindi dell’artificio modifica il problema del rapporto tra “forma” e “materiali”, ad una “Unica” bellezza si affiancano innumerevoli possibili varianti fino ad una degradazione della stessa in termini di riproducibilità meccanica infinita della quotidianità , secondo una effettiva instabilità quotidiana a fronte di una apparente stabilità.

In questa prospettiva si inseriscono i temi dello shock e dell’assuefazione nella folla, già evidenziati in Baudelaire , la perdita dell’armonia non impedisce tuttavia la rinascita della forma in una nuova realtà etica in cui, come osserva Bataille, all’accumulo si affianca il dispendio, la ricerca dell’inutile e dell’eccessivo che svuotano di senso il sacrificio, fino a promuovere quale nuovi valori sociali i comportamenti folli, criminali e il trionfo del dispendio inutile.

Heidegger parla di urto (Stoss), mentre Benjamin di shock, entrambi evidenziano lo spaesamento proveniente dal sopravvento della tecnica e del continuo mutare che impedisce nello smarrimento un consolidarsi culturale in un significato aureo, e quindi anche estetico e non puramente occasionale.

I pericoli che la Scuola di Francoforte scorge nella massificazione culturale e quindi estetica è la mercificazione consumistica della stessa, in cui vi è una finzione democratica per la capacità di cullare l’uomo in una accettazione passiva dei moduli imposti con metodi più efficaci di quelli puramente repressivi (Jay), pilotando emozioni e intelligenza tanto che Bodei afferma che il brutto non si sceglie ma è imposto dalla realtà.

Se è la tecnica che produce la quantità è l’estetica che trasforma questa in qualità e dà forma dialogante con l’individuo superando il prevalente rapporto conflittuale, la perdita dell’aurea singola per la sua trasmigrazione nelle abitudini percettive di una merce estetizzante determina il nostro mondo in cui operiamo e la riduzione in una misurabilità quantitativa economica.

Si rischia pertanto di perdere l’estetica della creazione verso una estetica della pura imitazione, che viene a dissipare quella che Goethe definisce come la “legge dell’accrescimento” che governa lo spirito.

Schiller ci ricorda che la realizzazione della moralità non è una vittoria della razionalità sulla sensibilità, ma la loro armonica conciliazione, tuttavia la realtà umana si risolve molte volte in una pura scissione tra sensibilità e ragione oltre che in una riduzione della sensibilità per la riduzione dell’uomo ad un frammento del tutto, si tratta pertanto di promuovere un’educazione estetica quale mediazione tra stato fisico e morale, in quanto la libertà è parte della creatività, superando pertanto la contrapposizione tra logica ed estetica o sentimento, essendo l’estetica un percepire globalmente senza tuttavia distinguere analiticamente ( Baumagarten).

L’estetica assume, quindi per Freud una funzione ulteriore, quella di rendere universalmente percepibili elementi della realtà difficilmente di per sé stessi accettabili e condivisibili ( premio di seduzione), da questa visione individuale, che Jung definisce riduzionista, nasce un riferimento ad un livello superiore di valore simbolico in relazione all’archetipo.

La personalità è da Myers-Briggs identificata in quattro dimensioni le quali costituiscono chiavi di preferenze individuali:

  • Sensazione – intuizione;

  • Pensiero- sentimento;

  • Introversione- estroversione;

  • Percezione- giudizio;

ecco diventare l’estetica qualcosa che viene non solo ad agire sull’individualità, ma anche e principalmente nel rapportare il singolo al gruppo ed alla comunità in senso lato.

Se l’estetica è parte fondamentale della cultura di una società e del singolo che in essa vive, emerge prepotente l’attuale pericolo della frammentazione specialistica che la stessa informatica per potenza e velocità impone, la leadership non viene più intesa come ampia formazione multidisciplinare protratta per la sua ampia complessità nel tempo, ma ridotta a brevi e intensi corsi specifici in cui il presunto saper fare si frammenta nell’impossibilità di un pensare complesso e pertanto in una coscienza della responsabilità del collettivo, con una dispersione prima culturale e poi sociale.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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