Incentivi, tagli pigliatutto

Incentivi, tagli pigliatutto

Redazione

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Anche gli enti locali dovranno contribuire alla riduzione delle misure agevolative. Lo prevede il piano Giavazzi, apprezzato da Confindustria, meno dal Pd

 

di Giuseppe Manfredi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

I tagli del piano Giavazzi non trascurano le amministrazioni locali. Regioni, province, comuni ed enti vari dovranno infatti elaborare una sorta di spending review interna, per individuare quali sono gli incentivi alle imprese o quelli a vario titolo concessi che possono essere tagliati. Lo prevede la bozza di decreto-legge metta a punto dallo staff dell’esperto voluto da Mario Monti per ridisegnare la mappa degli incentivi alle imprese. Un piano, quello elaborato che presto potrebbe vedere la luce, che ha un valore in termini di risparmi per lo stato che si avvicina a 10 miliardi l’anno. Una somma alla quale anche gli enti locali dovranno dunque contribuire. La bozza Giavazzi ha esaminato la “matassa” dei contributi alle imprese che possono essere eliminati nel lungo periodo. In questo esercizio sono stati considerati soltanto i contributi alle imprese in senso stretto, con esclusione degli incentivi finanziabili con fondi europei e di quelli diretti a compensare l’adempimento di obblighi di servizio pubblico (trasporto, sanità, istruzione). Il rapporto – “Analisi e raccomandazioni sul tema di contributi pubblici alle imprese”, 45 pagine con grafici e tabelle – contiene anche uno schema di decreto legge in 6 articoli. Tra gli aiuti sui quali è possibile intervenire, figurano contributi in conto interessi, aiuti per emittenti locali, per l’agricoltura, crediti di imposta, Far, bonus occupazionale, fondo finanza d’impresa, incentivi assicurativi e all’aeronautica. L’obiettivo: “un taglio della spesa, se utilizzato per ridurre la pressione fiscale, può far crescere il reddito in modo piu’ che proporzionale”. E, l’abrogazione di contributi per circa 10 miliardi annui “produrrebbe, nell’arco di due anni circa, un aumento del livello del Pil di 1,5%”. I risparmi dovrebbero andare in parte a incentivare le poche attività per le quali si può dimostrare un effetto aggiuntivo degli investimenti (ad esempio la ricerca e sviluppo) ma, soprattutto, dovrebbero portare alla riduzione della pressione fiscale mediante “una riduzione del “cuneo fiscale”, la differenza tra il costo del lavoro per l’impresa e il salario netto per il lavoratore”, da stabilire con decreto del ministro dell’Economia. Il piano Giavazzi “è sicuramente il primo passo nella direzione giusta”, ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a margine dell’assemblea annuale dell’associazione industriali di Cremona. “Ben vengano – ha aggiunto – i risparmi, se poi ci vengono restituiti sotto forma di minore imposizione fiscale. Dobbiamo eliminare tutti gli sprechi che si sono accumulati negli ultimi 30 anni. Quello che è stato proposto è dunque un primo passo, bisogna andare avanti”. “Il governo deve venire a spiegare in Aula i motivi per i quali siamo costretti ad apprendere dalla stampa i contenuti di una proposta di cui chiediamo conto da almeno un mese”, ha chiesto il coordinatore delle commissioni economiche del Pd, Francesco Boccia. “Stando a quanto si legge – prosegue Boccia -, non si capisce la necessità del decreto sviluppo promosso dal ministro Passera che, sulla base delle valutazioni di Giavazzi, prevede incentivi che saranno cancellati. Senza un’ulteriore spiegazione, questa vicenda potrebbe assumere gli aspetti di una presa in giro. A questo punto vorremmo capire quali siano le leggi che secondo il piano di Giavazzi saranno tagliate, anche perché sulle ipotesi in circolazione ci potrebbe essere la nostra condivisione in quanto si otterrebbe una riduzione della pressione fiscale con interventi sulla tassazione del lavoro (il cuneo) e sull’Irap. Il tempo per dare concretezza alle proposte c’è, a cominciare dall’esame della spending review”.

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