In trincea a difesa dei tribunali

In trincea a difesa dei tribunali

Redazione

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Anci e Cnf siglano un protocollo d’intesa per evitare la chiusura. Le stime degli avvocati: l’operazione farebbe risparmiare solo 41 milioni rispetto agli 80 stimati dal Governo

 

di Fortunato Laurendi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Contro gli 80 milioni di risparmio stimati dal ministero della Giustizia, a fronte della eventuale chiusura di 48 tribunali subprovinciali (su 57 in totale) e 160 sezione distaccate, il risparmio reale sarebbe invece di poco più di 41 milioni, sommando i circa 25 milioni di euro derivanti dalla soppressione di 48 tribunali ed i circa 16 milioni derivanti dalla soppressione delle sezioni distaccata. Risparmi inferiori, dunque, rispetto a quelli stimati dal Governo, con l’aggiunta di una ulteriore perdita di efficienza del servizio giustizia ed elevati costi a carico della collettività, in termini non solo di minor tutela dei diritti ma anche di maggiori esborsi per accedere al servizio giustizia. È l’allarme che il Consiglio nazionale forense rimette al Governo, dopo aver raccolto dati e incrociato cifre e numeri. Un allarme che coinvolge anche le autonomie locali, visto che ieri lo stesso Cnf e l’Anci hanno firmato un protocollo d’intesa sul punto.  Il tutto però raggelato dalle parole giunte in serata dal titolare di via Arenula: sulla chiusura dei piccoli tribunali “non si possono fare passi indietro. È una riforma che attende di essere fatta da un secolo”, ha spiegato il ministro della Giustizia Paola Severino, intervenuta a Otto e mezzo. “Fin da quando è stata approvata la manovra che ha conferito la delega al Governo per la revisione della geografia giudiziaria, il Cnf ha sostenuto la necessità che i cittadini possano usufruire di una giustizia di prossimità efficiente e razionale e ha sempre rilevato che per affrontare una questione cosi’ importante è necessario disporre di tutti i dati e i numeri utili”, dichiara il presidente del Consiglio forense, Guido Alpa. L’allarme lanciato dall’Avvocatura parte da uno studio complesso sui flussi dei procedimenti giudiziari e sui costi di 48 tribunali sub-provinciali sui 57 in odore di soppressione. Lo studio è stato condotto dalla commissione del Cnf per la revisione della geografia giudiziaria, coordinata da Enrico Merli, che ha evidenziato come finora il Governo non abbia applicato al comparto della Giustizia i criteri della spending review previsti dalla legge di stabilità (la numero 98 del 2011). Il Governo, rileva il Cnf, si accinge a operare “tagli trasversali” senza aver determinato costi e fabbisogni standard nella Giustizia. Nei calcoli, secondo il Cnf, il ministero ha omesso di conteggiare gli investimenti che servirebbero per garantire il passaggio di personale e attività ai tribunali provinciali. Il Consiglio forense ha così iniziato una grande campagna di mobilitazione sul territorio e di comunicazione su questo tema, che culminerà in un evento nazionale per rappresentare ai massimi vertici istituzionali il lavoro dell’Avvocatura. Le principali finalità alla base del protocollo d’intesa siglato dall’Associazione nazionale dei comuni italiani con il Consiglio nazionale forense sono invece quelle di esprimere “forte preoccupazione” per l’ipotesi di riduzione dei presidi giudiziari in assenza di criteri programmatici con i quali le spese sono determinate e avviare un lavoro comune per completare il censimento su costi e fabbisogni della geografia giudiziaria. Dalle due rappresentanze istituzionali dei comuni e dell’Avvocatura arriva una richiesta al Governo: prima di proporre la chiusura degli uffici giudiziari di primo grado (tribunali sub provinciali-sezioni distaccate del giudice di pace) vanno ben calcolati “i costi e i risparmi effettivi per la collettività di tutta l’operazione, altrimenti si rischieranno più danni che benefici”. Con la firma di questo protocollo, Anci e Cnf intendono porre alcune richieste all’Esecutivo: avviare il controllo di gestione ai fini della trasparenza della spesa corrente che viene oggi addebitata automaticamente ai comuni; applicare il criterio dei costi standard e non più quello della spesa storica per valutare l’efficienza del servizio; adottare un modello di misurazione dei fabbisogni standard; avviare un’analisi del territorio per calcolare i costi della revisione giudiziaria.

 

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