In che cosa consiste e come funziona l’assegno unico figli

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Un unico strumento a sostegno delle famiglie che sostituisce tutti i bonus erogati fino al 1° luglio 2021. Ecco l’identikit dell’assegno unico figli.

A chi spetta? Questa è una delle novità perché, a differenza di quel che succedeva prima del suo arrivo, l’assegno unico può finire anche nelle tasche dei lavoratori autonomi. Inoltre, la dichiarazione Isee servirà «solo» per determinare l’importo, non per avere o meno il diritto ad incassarlo. Significa che l’assegno figli non è solo unico perché racchiude in sé tutti i bonus famiglia precedenti ma anche universale, cioè per tutti.

In questa sede vedremo in che modo funziona l’assegno unico figli, a chi spetta, qual è l’importo e che succede in situazioni particolari, ad esempio quando i genitori sono separati o divorziati ma c’è ancora diritto all’assegno.

Assegno unico figli: che cos’è?

Per definirlo con le parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’assegno unico figli è «lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno delle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti». Si tratta, dunque, di una misura di supporto ai genitori erogata al posto di altre agevolazioni come il bonus bebè, il premio alla nascita, gli assegni familiari o quelli comunali per le famiglie numerose e le detrazioni a carico. Il trattamento fa parte del Family Act, ovvero della legge delega approvata l’11 giugno 2020 dal Consiglio dei ministri.

L’assegno mensile viene riconosciuto dal settimo mese di gravidanza alle famiglie che hanno figli a carico fino ai 21 anni, con un importo più basso a partire dal diciottesimo anno di età.

Assegno unico figli: come funziona?

Come appena detto, le famiglie hanno diritto all’assegno unico figli dal settimo mese di gravidanza fin quando i ragazzi compiono i 21 anni di età (gli ultimi tre anni a determinate condizioni che vedremo tra poco). Dalla maggiore età, però, è possibile chiedere l’erogazione dell’assegno direttamente al figlio.

L’assegno viene riconosciuto anche dopo i 21 anni per i figli disabili a carico. Per loro è prevista una maggiorazione in base al grado di disabilità.

L’importo varia da 80 a 250 euro al mese per ogni figlio, a seconda della situazione Isee del nucleo familiare. In caso di figlia o figlio successivo al secondo, l’importo dell’assegno universale è maggiorato del 20%.

Cifre che hanno sollevato fin dal primo momento non poche polemiche, poiché rischiano di essere più basse rispetto a quelle percepite con le agevolazioni precedenti. Non a caso, secondo l’Istat, l’assegno unico penalizza circa il 30% delle famiglie italiane. Va detto, però, che è riconosciuta una integrazione compensativa per garantire che l’assegno non risulti in ogni caso inferiore al trattamento complessivo già goduto dal nucleo familiare.

Assegno unico figli: chi ne ha diritto?

Vediamo a chi spetta l’assegno unico figli. Possono farne richiesta tutte le famiglie, indipendentemente dalla loro fonte di reddito: hanno accesso, infatti, lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti.

L’assegno spetta – lo ricordiamo ancora – dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 18 anni. Dopodiché, e fino ai 21 anni, si avrà diritto ad una cifra ridotta ma sempre che il figlio a carico:

  • sia iscritto all’università;
  • sia un tirocinante;
  • sia iscritto ad un corso professionale;
  • stia svolgendo il servizio civile;
  • stia svolgendo un lavoro a basso reddito.

Assegno unico figli: i requisiti

È possibile ottenere l’assegno unico figli con i seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione europea o un suo familiare con diritto di soggiorno permanente;
  • cittadinanza di uno Stato non comunitario con permesso di soggiorno Ue di lungo periodo o per motivo di lavoro o di ricerca per almeno un anno;
  • obbligo di pagare l’Irpef in Italia;
  • residenza e domicilio con figli a carico in Italia per la durata dell’agevolazione;
  • residenza in Italia per almeno due anni, anche non continuativi o titolari di un rapporto di lavoro di durata almeno biennale.

Assegno unico figli: è cumulabile con il reddito di cittadinanza?

Trattandosi di uno strumento universale, l’assegno unico figli spetta anche a chi oggi percepisce il reddito di cittadinanza. Le due prestazioni, insomma, sono cumulabili.

Nel fissare l’importo del reddito di cittadinanza si terrà conto di quello dell’assegno unico riconosciuto per i minorenni che fanno parte del nucleo familiare.

Assegno unico figli: che succede in caso di separazione?

In caso di separazione o di divorzio, l’assegno unico figli viene ripartito in pari misura tra i genitori. In pratica, viene riconosciuto ad entrambi gli ex coniugi in caso di affidamento congiunto dei figli, mentre se c’è un solo genitore affidatario sarà lui ad avere diritto all’assegno unico in caso di separazione, annullamento, cessazione o scioglimento del matrimonio.

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