Immigrazione e diritti fondamentali: la dichiarazione comune delle Avvocature del Mediterraneo
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Immigrazione e diritti fondamentali: la dichiarazione comune delle Avvocature del Mediterraneo

Redazione

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Si è chiusa con l’approvazione di una Dichiarazione comune la Conferenza dei presidenti delle Avvocature del Mediterraneo, svoltasi a Taormina nei giorni scorsi, con la quale si chiede un quadro di regole il più possibile organico e omogeneo tra i diversi Paesi per cercare se non di risolvere, almeno di gestire non solo l’immigrazione clandestina ma anche, e soprattutto, il fenomeno umanitario dei rifugiati.

I rappresentanti delle delegazioni presenti  alla Conferenza (Turchia, Andorra, Serbia, Albania, Romania, Marocco, Grecia, Montenegro, Palestina, Algeria, Spagna, Francia, Italia; anche Messico e Brasile) hanno raffigurato la situazione dei propri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo illustrando, tutte, delicati profili di criticità molti dei quali derivanti da approcci che non tengono conto delle diverse ragioni della immigrazione (ragioni identitarie, politiche, economiche etc.).
Senza contare la difficile affermazione di una tutela efficace e concreta dei diritti delle persone coinvolte nei flussi migratori. Le quali spesso manifestano diffidenza nei confronti degli Stati di accoglienza che non garantiscono procedure chiare e rispettose dei diritti.

Per questo la Dichiarazione comune afferma la necessità di rafforzare il principio del diritto d’asilo, del diritto al ricongiungimento familiare e del diritto a un giusto processo. E afferma l’impegno degli Avvocati a vigilare sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone che si trovano nei centri di accoglienza per stranieri garantendo dignitose condizioni e a assicurando loro assistenza giuridica.

La Conferenza ha espresso anche vicinanza e sostegno ai colleghi avvocati impegnati quotidianamente a fianco di persone immigrate. In questo percorso, una pietra miliare della Conferenza è l’approvazione da parte di tutte le delegazioni (anche dei Paesi non comunitari) del Trattato di Lisbona – che ha definito una politica comune in materia di immigrazione in Europa – e delle Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
Dal canto loro le Avvocature delle due sponde del Mediterraneo lavoreranno alla conclusione di accordi di cooperazione in materia di formazione e di scambi professionali. Il vicepresidente del CNF con delega agli affari internazionali ha espresso soddisfazione per gli esiti importanti della Conferenza, ritenendo che il confronto ha permesso di rafforzare il convincimento che la immigrazione non è più un fenomeno d’emergenza, ma strutturale e come tale va gestito.

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