Il rasoio di Occam tra gestione, interpretazione ed ermeneutica esegetica

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

Il principio formulato dal Rasoio di Occam nella risoluzione di un problema consiglia di “non moltiplicare gli elementi più del necessario”, ragionando in termini di semplicità e sinteticità evitando enti inutili così da bilanciare capacità esplicative nel risolvere problemi e la semplicità.

Questa capacità di semplificare senza perdere di vista la soluzione del problema,  applicabile sia nel campo scientifico che gestionale, viene a confliggere culturalmente con la complessità normativa in cui vi è un aggrovigliarsi tra imposizione della norma e conflitti tra interessi singoli e lobby, il senso di pesantezza che si crea è alla base di una sfiducia civica che quale feedback aumenta il desiderio di eludere e violare la legge risultato di pastoie incomprensibili, d’altronde la stessa sfiducia mista a interessi particolari, quale specchio sociale, è introiettata nelle organizzazioni in particolare pubbliche, circostanza che conduce ad un ulteriore aumento della sfiducia, vi è quindi la destrutturazione del sistema e lo scollamento sociale.

E’ stato osservato che nella crescita della complessità il sistema segue la classica curva ad S in cui una finestra di prevedibilità si apre solo nella parte centrale (Gandolfi), in un alternarsi di momenti di equilibrio e successivi squilibri che possono trasformarsi in caoticità, il succedersi e sovrapporsi delle scelte necessitano il tenere presente l’opportunità di evitare ulteriori complicazioni secondo il metodo di Occam, infatti anche negli studi economici sui cicli si tende a concentrarsi su alcune cause principali al fine di semplificare la possibile interpretazione della complessa realtà della vita economica, così che i modelli si riferiscono alle sole cause prime delle fluttuazioni (Prima Donna Theory).

La stessa necessità di seguire una logica di semplificazione per la quale è inutile fare di più quando si può fare con meno può essere applicata anche alla interpretazione comunicativa ed ermeneutica, Kjolseth individua quattro regole di interpretazione e procedure interpretative:

  • La background knowledge, ossia le conoscenze possedute da ciascuno e a base dell’interazione, che si risolvono nelle precondizioni della comunicazione necessarie ad una conversazione ordinata e razionale e nelle informazioni proprie del patrimonio culturale di un determinato gruppo;
  • La foreground knowledge, le regole di comunicazione rilevanti per una determinata situazione;
  • Gli emergent grounds, conoscenze “specificatamente” necessarie;
  • I transcendent grounds, conoscenze “potenzialmente” rilevanti;

a queste si aggiungono le conoscenze “socio situazionali” (Orletti), Lyons considera errata la distinzione fra componente linguistica e non linguistica, esistendo in realtà una gradazione di linguisticità definita dalle modalità di produzione del messaggio, in cui la comunicazione vocale e non vocale occupa le due estremità.

Nella comunicazione il passaggio dell’informazione può avvenire solo se vi è una condivisione dello stesso codice che permetta la decodifica, in questo vi è quella che è stata definita una “attenzione selettiva” da inserire nella “categorizzazione”, ossia nel collegamento a schemi e categorie, viene tuttavia a perdersi nella comunicazione scritta una parte importante data dal canale cinesico, si ha quindi un collegarsi alla logica del costrutto che diventa prevalente nei testi tecnici, lo stesso canale di comunicazione scritto una volta potenziato dall’evolversi tecnologico crea nuove possibilità di interpretazione e un moltiplicarsi parallelo di rumori di fondo.

Il contesto secondo l’analisi di Slama – Cazacu esercita varie funzioni:

  • Individualizza e completa il senso;
  • Impone limiti alle possibili variazioni;
  • Può anche trasformare il significato, fino ad orientare verso un significato sbagliato o creare esso stesso il significato;

tutte circostanze che favoriscono un’analisi del linguaggio dinamico-contestuale, quanto finora detto rafforza l’affermazione per cui nessun attore, legislatore,   giudice o cittadino ha la possibilità di determinare in forma privilegiata il significato dei segni linguistici di un messaggio giuridico, esso si determina attraverso l’interazione (Vola, Zaccaria).

Sebbene olistico al fine di evitare eccessi relativistici si individuano nell’interpretazione criteri logici, filologici a cui affiancare riscontri empirici e controllo pubblico (Montesperelli), Betti individua quattro canoni a cui attenersi, i primi due relativi all’oggetto che possiede un proprio autonomo significato il cui senso è immanente all’oggetto e deve essere estratto, gli altri due riguardano il soggetto e le sue capacità e sensibilità.

Ai primi due canoni “filologico” e “critico”, tesi ad effettuare una sistematica ricognizione dell’oggetto e a risolvere le eventuali difficoltà e incongruenze, si affiancano la dimensione soggettiva e quindi “psicologica” dell’interprete che non deve prevalere sull’autonomia del testo anche se diventa “parte vivente” dell’interpretazione stessa, a questa si aggiunge un “canone tecnico” in cui occorre riconoscere lo “stile” al fine di classificare il senso dell’oggetto, si ha pertanto una “spiegazione” oggettiva a fianco di una “comprensione”soggettiva.

Osserva Betti che il testo giuridico ha natura simbolica e pertanto ha alla radice un rinvio, il suo incontro con l’interprete lo storicizza, viene quindi a mancare un senso assoluto, ne deriva che in mancanza di una risposta assoluta ci si deve concentrare nell’evitare false verità e pregiudizi, Hirsch sottolinea l’autonomia del testo dal suo autore empirico, il prevalere del segno fa sì che si imbastisca un dialogo con l’interprete venendo meno qualsiasi principio di obiettività e riducendo l’interpretazione ad alcuni elementi e principi.

Overmann partendo dal presupposto che il senso viene cumulativamente prodotto gradualmente attraverso la concatenazione di segmenti semantici, secondo una loro successione logica e cronologica, suggerisce all’interprete di ricostruire e seguire tale sequenza, per fare questo non deve farsi influenzare dalle prime impressioni generali leggendo l’intero testo, ma a sequenze e deve diffidare di quelle letture che coincidono con le sue attese, questa lettura della struttura a strati non appare di per sé esaustiva in quanto eccessivamente rigida pertanto è stato proposto di  sostituirla con una struttura a rete costituita da nodi in cui l’interprete può percorrere infiniti sentieri passando da un nodo all’altro (Eco).

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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