Il funzionamento della democrazia. Un Parlamento svuotato. Il potere delle burocrazie. Riflessioni.

Il funzionamento della democrazia. Un Parlamento svuotato. Il potere delle burocrazie. Riflessioni.

Viceconte Massimo

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Ci siamo proposti di rispondere a un quesito apparentemente banale,ossia chi comanda,ovvero chi determina le scelte politiche in una democrazia c.d. costituzionale.

Autorevole personaggio ha dichiarato che la forma di governo denominata democrazia rappresenta, tutto sommato,la forma di governo più accettabile tra le tante possibili. In altri termini il minor male. Purché, aggiungiamo noi, funzioni. Perché vi sono molti intoppi che le impediscono di funzionare. Il Parlamento dovrebbe cercare e decretare il bene di tutti.Questo dovrebbe considerarsi il buon funzionamento di una democrazia.

Ma non è così.

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C’è una legge in economia, denominata Legge di Gresham, secondo la quale, nel mercato, “la moneta cattiva caccia la moneta buona”.

Non risulta che i sociologi applichino nella loro scienza una legge similare, nel senso che nella società gli uomini cattivi espellono ed emarginano gli uomini buoni. Per cattivi uomini dovrebbero intendersi quelli che, con ogni mezzo, perseguono i loro interessi particolari, in modo speciale ad es. la criminalità organizzata, i funzionari corrotti (c.d. barattieri v. Dante) etc..

Anche nel regno animale si verifica questo fenomeno per cui l’animale più aggressivo divora e fa fuggire l’animale più debole.

Si può allora parlare di una legge generale che regola tutte le parti del creato e della società?

Forse ci troviamo di fronte ad una applicazione della legge darwiniana della selezione naturale nella quale l’ambientazione e la legge per la vita si svolge con ogni mezzo: da un lato si adatta la propria fisicità per meglio nutrirsi e raggiungere risultati favorevoli a se stessi, dall’altro nella società si usano agli stessi scopi egoistici la forza e l’inganno.

Dobbiamo domandarci se avviene così anche in politica? Emergono i peggiori: così i vari dittatori di ogni tendenza.Sembrerebbe, dobbiamo dirlo con disappunto, sembrerebbe proprio così. Ovviamente con le numerose eccezioni. Se è vero che gli antichi filosofi esortavano il buon cittadino a partecipare alla politica spesso accadeva che o tale buon cittadino non se la sentisse o che fosse sopraffatto o che esso stesso si omologasse ai peggiori.

Tragga il lettore le conclusioni.

Per cui una prima risposta al quesito potrebbe essere quella per cui nella società, compresa la forma democratica, a volte si afferma la moneta cattiva.

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C’è senz’altro una costituzione formale. In essa si indicano i poteri e i loro bilanciamenti: il parlamento, il governo, la Corte Costituzionale e così via.

Ma ci domandiamo, sotto questo paludamento formale, chi comanda veramente.

Si dice, i poteri forti, ma su tale concetto si hanno molteplici risposte.

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Andando alle radici si dovrebbe rispondere alla suddetta domanda: il popolo. La sovranità spetta al popolo in forma diretta o rappresentativa. (mediata).

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Ma queste risposte non bastano,proprio non soddisfano.

Nella storia si sono avvicendate e succedute numerose forme di stato e di governo ciascuna colle sue “istituzioni”.

Esse hanno rappresentato la facciata del potere.

Il potere si esprimeva in organismi formali cui le carte costituzionali (statuti) attribuivano i poteri formali.

Il Re certo comandava, ma… non sempre.

Da alcuni decenni si è capito che una cosa è la forma e altra cosa è la sostanza.

Gli studiosi accanto alla Costituzione formale hanno individuato la Costituzione materiale. Ciò valeva a significare che, al di là e al di fuori della ufficialità si muovevano e agivano altre forze che o con percorsi propri o premendo sulle forme istituzionali le piegavano ai loro potenti interessi.

Si è avuto così uno svuotamento delle istituzioni formali. Forze importanti, portatrici di interessi particolari, condizionano le scelte formali dello Stato.

Centri di interessi si aggregano, premono con lo scopo di spingere lo Stato a soddisfare i loro obiettivi, a proteggere i loro privilegi, le loro posizioni di “rendita”.

A parere nostro, e cercheremo di dimostrarlo, i veri poteri nella nostra società sono rappresentati dalle caste, dalle oligarchie, dalle tecnocrazie o burocrazie.

Sulle prime due non vale spendere troppe parole: sono note e presenti a tutti e tanto se ne è scritto.

Le caste sono le eredi delle antiche corporazioni, le oligarchie sono gruppi di potere che sono sempre esistite, si tratta di soggetti legati tra di loro da parentele, comuni ideologie etc.. Gli antichi greci parlavano di fratellanze.

Passiamo ora a esaminare le burocrazie. Esse possono riguardare enti, pubblici o privati.A noi interessano quelle pubbliche. Esse sono sempre esistitite, a volte in forma rozza. Non potendo il sovrano amministrare tutto da solo, si circondava di collaboratori più o meno capaci, ma di sua assoluta fiducia, per gestire i vari aspetti del governo del regno.

Man mano che aumentavano le dimensioni degli stati e anche le parti e le funzioni dello stato cui il sovrano si interessava, aumentavano le burocrazie. Certamente, dapprima la giustizia, prima avocata al sovrano e poi delegata a vari funzionari; l’esazione delle imposte; non certo la struttura militare che era il fondamento dello Stato stesso, al di là delle pretese investiture divine.

Ma la vera burocrazia come la conosciamo oggi si afferma con il nascere della stato moderno unitario. Lo stato si organizzava attraverso uffici (ministeri) ognuno con una sua propria competenza: ad es un ministero delle finanze mirava a riscuotere le tasse (anche attraverso appalti), un ministero degli interni mirava a mantenere l’ordine e la legalità nel corpo della società.

Succedeva così che cresceva il bisogno di funzionari specializzati che tutto sapevano di quella specifica materia. Le lunghe esperienze,protratte nel tempo , ne facevano dei conoscitori di tutti gli aspetti di quel ganglio fondamentale dello stato.

Il fenomeno della burocrazia è stato studiato da molti sociologi. Tra essi certamente spicca Max Weber, che tutti conosciamo. Egli scriveva: “l’amministrazione burocratica designa un potere esercitato in virtù del sapere:questo è il suo specifico carattere razionale”. Il suo è un <sapere specializzato>… <C’è soltanto la scelta tra burocratizzazione e dilettantismo dell’amministrazione; e il grande strumento di superiorità dell’amministrazione burocratica è il sapere specializzato>… <E sempre il suo dominio è possibile soltanto in modo limitato al non-competente: alla lunga il consigliere competente ha la meglio nel mandare ad effetto la propria volontà, sull’incompetente diventato ministro>.

Il ministro passa, il tecnocrate resta ed è lui a comandare. Su qualunque problema il burocrate (Direttore generale del Ministero et similia) porterà dati inconfutabili per cui il povero ministro dovrà accettare la soluzione prospettatagli dal suo consigliere.

Dal quadro generale di tali fenomeni (potere delle caste, potere delle oligarchie, potere delle burocrazie) ne esce un o scenario che sembrerebbe indurre al pessimismo.

Il bene comune resta del tutto emarginato.

E allora?

E’ possibile trovare una luce di speranza.

La tesi del progresso illimitato della Società che fu proprio degli Illuministi è tuttora valida?

Il lungo viaggio di Hegel fino alla realizzazione dello Spirito assoluto. Ha un senso?

Il concetto della provvidenza vichiana che tutto volge al bene ci può confortare?

Gli ultimi cent’anni, con le orrende guerre mondiali, e le non meno feroci guerre locali e limitate non ci presentano un panorama confortante.

Non abbiamo risposte pronte a queste domande. L’unica forse che abbiamo è che, nonostante tutto, l’uomo sa trovare in sé le risorse per costruire un futuro migliore. La sconfinata fede di Hugo sulla forza della cultura e della istruzione e sulla solidarietà umana a prescindere dalle fedi professate, non va abbandonata.

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