Il Fas vicino allo sblocco

Il Fas vicino allo sblocco

Redazione

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Fondo aree sottoutilizzate, il Ministro Fitto annuncia la partenza a giugno, come richiesto dalle Regioni. Sperequazione, sui dati Svimez sindacati all’attacco

Articolo di Giuseppe Manfredi tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

È in dirittura d’arrivo lo sblocco delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas). Ad annunciarlo è il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, intervenendo ieri alla Giornata di studio su Nord e Sud a 150 anni dall’unità d’Italia organizzata dallo Svimez. “Lo sblocco delle risorse Fas – ha detto Fitto – sarà fatto nei prossimi giorni, nel mese di giugno, come le Regioni rivendicano”. Il ministro ha poi aggiunto: “è un tema su cui stiamo lavorando, siamo vicini alla soluzione definitiva che prevede lo sblocco di queste risorse. Il colloquio con le Regioni non è mai terminato”. Più in generale, parlando di Mezzogiorno, Fitto ha criticato la frequente contrapposizione politica che subentra quando si affronta la questione meridionale. “Penso che le contrapposizioni e l’idea di un’estremizzazione del rapporto Nord-Sud non ci aiuti, né da una parte, né dall’altra”, ha sottolineato. Quanto al federalismo, per il ministro si tratta di un “tema importante” che però non va letto né come “panacea negativa di tutti i problemi del Mezzogiorno, né come soluzione”. E, infine, ha concluso: “il problema del Mezzogiorno è il problema reale del nostro Paese”.

I NUMERI SVIMEZ
Se nel 1861 il Pil tra le aree del Nord e del Sud era simili, ossia pari a 100 per entrambe, dopo 150 anni nel 2009, il Pil del Mezzogiorno risultava pari al 59% del Centro-Nord. È quanto evidenzia il Rapporto Svimez, presentato a Roma presso la Camera dei deputati, in occasione della “giornata di studio sul Mezzogiorno” per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Tra il 1952 e il 1973 il Pil pro capite è cresciuto del 4,6% all’anno nel Mezzogiorno rispetto al 4,8% del Centro-Nord. Contributo fondamentale allo sviluppo del Sud – spiega lo Svimez – è stato svolto dagli investimenti industriali nell’area, cresciuti dal 1952 al 1973 del 7,9% contro il 6,3% del Centro-Nord. La quota che lo Stato destina agli investimenti industriali per il Sud rispetto al totale nazionale raddoppia in 20 anni, passando dal 15% degli anni ’50 al 33% degli anni’70. Ad aumentare infine sono soprattutto le grandi aziende: dal 1951 al 1981 al Sud il numero medio di addetti aumenta di oltre 4 volte, passando da 11,6 a 48,7, mentre nel Centro-Nord si scende dai 69,6 ai 52,4. Si trattò però, di uno sviluppo senza occupazione, in cui i nuovi posti di lavoro creati sono occupati da chi sceglie di rimanere, attenuandosi in tal modo gli squilibri del mercato del lavoro. Infatti dal 1951 al 197 dal Sud emigrano 4,2 milioni di persone, con punte di 240.000 all’anno negli anni ’60. Causa principale del divario – conclude il rapporto – resta la carenza di occupazione nel Meridione: mentre il tasso di occupazione per la stessa area nel 1951 era pari all’81% del Centro-Nord, nel 2009, quasi 50 anni dopo era fermo al 68,9%. Dopo 150 anni, nonostante la “Golden Age” degli anni ’60 e i tentativi di recuperare lo scarto, l’Italia resta un Paese spaccato a metà dal punto di vista economico.

LA CISL: CONVOCARE LE REGIONI SUL PIANO SUD
“L’analisi in chiave storica che Svimez ha proposto sul Mezzogiorno in occasione dei 150 anni dell’Italia è in realtà di assoluta attualità”, dichiara in una nota Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl. “Per uscire dal dualismo dello sviluppo che allontana sempre di più il Sud dal resto dell’Italia e dall’Europa – continua Santini – serve imboccare con convinzione la strada di una nuova politica meridionalista. In discontinuità con le politiche confuse ed approssimative degli ultimi anni è tempo che il Governo e le Regioni concordino un patto di responsabilità per lo sviluppo del Sud che ottimizzi le risorse disponibili dei fondi nazionali ed europei in funzione della realizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali prioritarie, degli investimenti produttivi e dell’occupazione, in particolare per giovani e donne, contrastando con ogni mezzo criminalità organizzata e lavoro sommerso”. “Chiediamo pertanto al Ministro Fitto – conclude Santini – una convocazione urgente di Regioni e parti sociali per dare attuazione al piano Sud presentato nei mesi scorsi, ma tuttora senza gli strumenti attuativi necessari che obblighino Governo e Regioni ad abbandonare le contrapposizioni assumendosi in prima persona gli obblighi di una politica concreta ed effettiva per lo sviluppo del Sud”). “Un Sud da intendere come una risorsa e non come un problema per il paese”. Così in una nota il segretario confederale della Cgil, con delega al Mezzogiorno, Serena Sorrentino, commenta la relazione del presidente della Svimez, su Nord e Sud a 150 anni dall’Unità d’Italia. La Cgil “condivide” la relazione e spiega che “già da tempo, come Cgil, avevamo denunciato l’assenza di un’anima nel Piano per il Sud e nelle politiche del Governo per il Mezzogiorno”. Secondo Sorrentino, il Sud non è un “problema”, ma una “risorsa” e per lo sviluppo e la crescita del Mezzogiorno servono “politiche strategiche di investimento nelle infrastrutture e nella cultura, mettendo al centro i giovani che sono la leva del futuro ed anche su questo punto il Sud e il mediterraneo rappresentano una risorsa sociale straordinaria”. Sorrentino si augura che “il Ministro Fitto voglia recepire le indicazioni che hanno attraversato il dibattito, cambiando le politiche sin qui perseguite e che non hanno contrastato la crisi ne’ avviato la ripresa. Occorre voltare pagina anche sulla impostazione che attiene la partita dei fondi europei e delle risorse ordinarie per il Sud”.

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