Il dna, la firma dell’autore di un crimine - Parte Seconda

Il dna, la firma dell’autore di un crimine – Parte Seconda

Mancini Massimiliano

Versione PDF del documento

I PRIMI INTERVENTI SULLA SCENA DEL CRIMINE
Le operazioni di difesa dello stato dei luoghi sulla scena del crimine (di competenza, di norma, del personale di polizia che procede al primo intervento sul posto e di quello di polizia giudiziaria competente per territorio), appaiono semplici e banali ma sono, in realtà, molto difficoltose e con inevitabili imprevisti nell’applicazione concreta.
La prima decisione operativa fondamentale che s’impone a seguito delle informazioni iniziali, raccolte dai testimoni o dalle persone informate sui fatti (indagini indirette), è quella di discriminare la tipologia di caso che ci si trova ad esaminare, valutare immediatamente ad esempio se il caso appare semplice ed evidente (ma spesso l’evidenza è deve essere valutata con molta attenzione, si pensi ai casi apparenti di suicidio che in realtà si scopre essere degli omicidi) e che quindi non richiede particolari valutazioni da parte di specialisti in esame della scena del crimine ed in investigazioni scientifiche.
 
Dinanzi un caso grave, di rilevante importanza o particolarmente complesso, la cui soluzione non appare per nulla rapida e scontata, deve essere immediatamente segnalata all’autorità competente (magistratura) la necessità di un sopralluogo tecnico, richiedendo l’intervento di personale specializzato.
 
Nulla deve essere spostato, toccato, cancellato e modificato prima dell’intervento dei tecnici o degli specialisti in indagini scientifiche e durante tutto il tempo della loro attività sul posto, fino al completamento di tutte le operazioni e gli accertamenti tecnico-scientifici ritenuti opportuni, se non si tratta di soccorrere dei feriti o garantire la sicurezza del personale (spegnimento di incendi, messa in sicurezza dei luoghi per scongiurare ulteriori rischi, come fughe di gas o altro, ecc.).
L’ANALISI BIOLOGICA NELL’INVESTIGAZIONE DI POLIZIA
Per la repertazione delle tracce biologiche presenti sulla scena del crimine è essenziale non alterarle o inquinarle quindi si deve essere non solo esperti ma anche protetti, al duplice scopo sia di evitare di lasciare proprie tracce biologiche sulla scena del crimine, ma anche per evitare di essere contaminati da residui biologici che possono trasmettere patologie a chi ne entri in contattato (ad esempio sangue, saliva, umori, ecc.).
 
La consapevolezza che qualsiasi contaminazione distrugge irreversibilmente la traccia che potrebbe essere decisiva, deve ispirare un’attività preventiva attenta e costante.
 
Per questa ragione prima dell’intervento di personale di polizia scientifica o in ogni caso di tecnici esperti nell’acquisizione di campioni biologici il personale che interviene per primo sulla scena di un crimine deve:
          circoscrivere la zona con nastro;
          controllare che nessuno possa avere accesso all’area, tranne il personale autorizzato e che sia strettamente necessario, rinviando i sopralluoghi al momento successivo all’acquisizione dei campioni biologici;
          evitare qualsiasi contaminazione della scena del crimine;
          in presenza di sangue o altri liquidi biologici, anche il soccorso dovrà essere portato con gli opportuni DPI (Dispositivi di protezione individuale) per evitare qualsiasi contaminazione o infezione (guanti in lattice, possibilmente maschere per le vie aeree ed occhiali);
          in caso di soccorso far accedere il personale sanitario dalla stessa via di accesso ed annotare il percorso effettuato;
 
Inoltre è necessario individuare e identificare al più presto tutte le persone che hanno avuto accesso ai luoghi prima o durante l’intervento degli organi di polizia, soccorritori, vigili del fuoco, testimoni, parenti, vicini, curiosi, operatori di protezione civile o altri, poiché potrebbe essere necessario procedere, per un’attività di esclusione, ad un prelievo delle impronte digitali o delle suole delle scarpe, o addirittura, se necessario (e previa l’autorizzazione della magistratura), del profilo genetico per eventuali confronti.
L’operatore che interviene per il rilevamento e l’acquisizione dei reperti biologici, deve essere sempre protetto con adeguati DPI (tuta, guanti, copricapo, soprascarpe), sia per il rispetto delle norme di sicurezza, con lo scopo di preservare l’operatore da infezioni, secondariamente per non contaminare la scena ed i singoli reperti biologici.
 
Durante la fase di repertazione, gli operatori tecnici dovranno seguire delle precauzioni particolari:
          sostituire frequentemente i guanti monouso per evitare contaminazioni incrociate;
          inserire i reperti in buste di carta o plastica sterili;
          etichettare e descrivere i luoghi in cui sono stati prelevati i reperti;
          utilizzare per i prelievi sempre materiali sterili;
          non conservare le repertazioni umide di sangue e liquido seminale in buste di plastica, per evitare fermentazione e sviluppo di flora batterica.
 
Generalmente il personale tecnico che interviene sulla scienza del crimine è tipizzato, in altre parole il proprio DNA o più precisamente la propria impronta genetica è catalogata nella banca dati per escludere immediatamente qualsiasi involontaria contaminazione delle tracce acquisite.
 
IL SOPRALLUOGO PER LA RICERCA DI TRACCE BIOLOGICHE
Il sopralluogo della scena del crimine comporta sempre l’analisi di tracce dell’autore di un reato, e così come si cerca l’arma del delitto, un oggetto dell’autore del reato (indumenti, oggetti, veicoli utilizzati, ecc, ) si ricercano anche tracce latenti, quelle che in genere non sono visibili immediatamente o che richiedono particolari trattamenti di evidenziazione ed amplificazione.
 
Tra le tracce latenti sulla scena del crimine si ricercano ad esempio le impronte palmari o altre impronte (ad esempio l’impronta della scarpa o del piede), ma anche i reperti biologici.
 
I reperti biologici in genere non sono immediatamente visibili, tranne che nel caso di tracce evidenti di sangue dell’autore del delitto (ad esempio a seguito di colluttazione o di ferite), oppure nel caso di reati sessuali in cui è disponibile generalmente il liquido seminale.
 
Per questa ragione si procede innanzitutto alla ricerca di tracce sul corpo della vittima, s’inizia dalle unghie, che possono nascondere cellule epiteliali dell’autore del reato (residui di pelle in seguito ai graffi della vittima) oppure capelli ed altri bulbi piliferi, si procede quindi alla ricerca di tracce di sangue, residui d’umori (ad esempio tracce di sudore su tessuti, saliva, residui di liquido seminale).
 
Quindi la ricerca si estende al luogo del delitto, alla ricerca di tracce ematiche, residui di saliva su altri oggetti (ad esempio si ricercano mozziconi di sigaretta, bicchieri e bottiglie utilizzati), eventuali capelli, fazzoletti (che possono contenere tracce di sudore oppure di muco), caramelle o gomme da masticare e quant’altro può contenere residui organici da cui estrarre il DNA per risalire all’autore del delitto.
 
Ogni traccia evidente è fotografata prima di essere acquisita, applicando sempre una fettuccia metrica ed eventualmente una lettera o un numero identificativo del reperto.
 
L’EVIDENZIAZIONE DELLE TRACCE LATENTI
Le tracce non visibili o cancellate, possono comunque essere evidenziate facendo ricorso a metodi fisici, chimici o biologici.
 
I metodi fisici sono costituiti soprattutto dalle luci forensi, strumenti in grado di emettere luci ad alta potenza a frequenza determinata (ad esempio ultravioletti a specifiche frequenze, luci con colorazioni particolari, laser) e con specifiche polarizzazioni, che permettono di far risaltare impronte e residui organici, in particolare sangue e soprattutto sperma e saliva, che lasciano residui biancastri.
 
ANALISI DELLE TRACCE EMATICHE
Per l’evidenziazione di tracce latenti di sangue, anche se rimosso meccanicamente (asciugatura o tamponatura) o lavato, si utilizzano soprattutto due sostanze:
          Luminol (Luminescenza)
          TMB Tetrametilbenzidina (Test colorimetrico)
 
Il Luminol è una sostanza chimica che, reagendo con l’emoglobina, rende evidenti le macchie di sangue microscopiche evidenziando una luminescenza che può essere ulteriormente accentuata con le luci forensi.
 
Può aiutare a scoprire quantità molto piccole di sangue anche molto vecchie, può rilevare il sangue anche se diluito sino una parte per milione.
 
Il luminol ha l’aspetto di una sostanza granulosa gialla; quando reagisce emette una luminescenza verde-blu con varia intensità, è una sostanza cancerogena, quindi gli operatori devono essere adeguatamente protetti, deve essere utilizzato ad adeguata distanza dall’eventuale traccia per evitare di diluirla, fornisce elevati falsi positivi, poiché reagisce con detergenti come l’ipoclorito di socio (varecchina).
 
Nel caso della TMB (abbreviazione di tetrametilbenzidina) la presenza di tracce ematiche viene evidenziata da una reazione colorimetrica attraverso un viraggio della traccia verso una colorazione blu-verde.
 
La natura della traccia ematica (umana o animale) si esegue mediante Test di specie attraverso una reazione di agglutinazione antigene anticorpo.
 
REPERTAZIONE DI TRACCE BIOLOGICHE
Dopo la ricerca e l’eventuale evidenziazione delle tracce, che è la prima fase del sopralluogo, si passa quindi alla repertazione della traccia biologica.
 
Le tracce a questo punto sono fotografate, in tutti i casi in cui è possibile; quindi sono acquisite in idoneo contenitore che ne consenta la conservazione, e quindi non ne permetta la degradazione per effetto d’agenti fisici (calore, luce ed altro) o per effetto d’agenti chimici-biologici (batteri, virus, muffe, ecc.).
 
Il reperto deve essere preservato non solo nella sua integrità ma anche nell’affidabilità e quindi si deve custodire in modo che sia preclusa qualsiasi contaminazione.
 
Vediamo ad esempio come si esegue la repertazione delle tracce ematiche nelle varie orme in cui possono presentarsi:
 
          Sangue liquido: si aspira con una pipetta e quindi si deposita in una provetta con dell’anticoagulante, conservando la provetta a –20°C.
 
          Sangue solido su substrato permeabile (ad esempio macchie su tessuti): si ritaglia la parte macchiata o si preleva l’intero indumento e si conserva a –20°C. Se non è possibile ritagliare la macchia si può imbibire dei quadratini di cotone (purché non cotone idrofilo) in acqua e si strofinabo sulla macchia di sangue asportandone la maggior quantità.
 
          Sangue solido su substrato non permeabile (vetri, metalli, pavimenti): si raschia la sostanza ematica con una spatola e si pone il tutto in una provetta di plastica da conservare a –20°C.
 
 
RISCONTRO DELLE TRACCE BIOLOGICHE
Infine la traccia biologica si tratta in laboratorio per estrarre il DNA, attraverso un sistema che consente di estrarre il DNA anche in minime quantità e di riprodurlo in grandi quantità, attraverso un processo noto come PCR acronimo di Polymerase Chain Reaction (Reazione a catena della Polimerasi), una tecnica di biologia molecolare ideata nel 1983 da Kary B. Mullis il quale ottenne, per questo, il premio Nobel per la chimica (1993).
 
Quindi il dato estratto viene comparato con il DNA dei sospetti oppure con quello registrato (schedatura biologica) nelle banche dati della Polizia.
 
Massimiliano MANCINI (Comandante Dirigente del Corpo di Polizia Locale di Frosinone, Docente e Consulente in materie Giuridiche e nel campo della Sicurezza)
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it