Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il Codice antimafia

di Redazione

Nella seduta del Consiglio dei Ministri di ieri 3 agosto è stato approvato in via definitiva il decreto legislativo recante il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge n. 136 del 2010, proposto dai Ministri della Giustizia e dell’Interno. Il provvedimento era stato varato in via preliminare lo scorso 9 giugno.

Nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, il nuovo Guardasigilli Nitto Palma ha annunciato che il codice «entrerà in vigore definitivamente il 7 settembre». Il neoministro ha poi sottolineato che «sono stati accolti i desiderata del Parlamento» visto che è stato tenuto conto di 11 delle 21 modifiche avanzate nei pareri delle commissioni parlamentari e dal comitato di coordinamento. Le altre sono state ritenute fuori delega.

È stata anche accolta, ha sottolineato il Guardasigilli, la richiesta di stralcio dei primi 10 articoli, in pratica l’intero libro primo del testo approvato a giugno (lo schema iniziale prevedeva 131 articoli); si tratta di norme contenenti prevalentemente disposizioni di ricognizione degli articoli del codice penale e per le quali a settembre sarà varato uno specifico disegno di legge.

Questi i punti salienti del nuovo provvedimento evidenziati nel comunicato finale del Consiglio dei Ministri:

a) la facoltà di richiedere che il procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione sia celebrato in udienza pubblica;

b) la previsione di un limite di durata anche per il procedimento di secondo grado, con la perdita di efficacia del sequestro ove non venga disposta la confisca nel termine di 1 anno e 6 mesi dall’immissione in possesso da parte dell’amministratore giudiziario, nonché, in caso di impugnazione della decisione, entro 1 anno e 6 mesi dal deposito del ricorso. È altresì prevista la possibilità di prorogare i termini in parola per 6 mesi e per non più di due volte in caso di indagini particolarmente complesse;

c) l’introduzione della revocazione della decisione definitiva sulla confisca di prevenzione, volta a consentire agli enti assegnatari dei beni confiscati di gestirli senza timore di doverli restituire. A seguito del definitivo decreto di confisca, la revoca sarà possibile solo in casi eccezionali (difetto originario dei presupposti, falsità delle prove); in tal caso, salvo che per i beni di particolare pregio storico-artistico, verrà restituita solo una somma di denaro equivalente al valore del bene;

d) la disciplina dei rapporti tra la confisca di prevenzione e il sequestro penale, volta a regolare i rapporti tra diversi e contestuali provvedimenti giudiziari. Se insistono entrambi sul medesimo bene si applicano le norme della prevenzione per la relativa amministrazione e gestione (nomina amministratore giudiziario, relazione periodica);

e) la disciplina dei rapporti dei terzi con la procedura di prevenzione, volta a garantire la tutela della buona fede;

f) la disciplina dei rapporti con le procedure concorsuali, per risolvere le numerose questioni interpretative causate dalla mancanza di una specifica normativa in materia; i beni sequestrati o confiscati nel procedimento di prevenzione sono sottratti dalla massa attiva del fallimento e sono gestiti e destinati secondo le norme sul procedimento di prevenzione;

g) la disciplina degli effetti fiscali del sequestro, volta a risolvere le numerose questioni interpretative che la mancanza di una specifica normativa in materia ha determinato; l’amministratore assume la qualità di sostituto d’imposta, paga provvisoriamente le imposte relative ai beni sequestrati secondo le aliquote vigenti per i diversi redditi e all’esito della procedura, se i beni vengono restituiti, recupera nei confronti del proprietario;

h) in materia di certificazione antimafia, il codice semplifica ed omogeneizza una normativa resa particolarmente complessa dalla stratificazione delle norme nel tempo.

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