Il Conservatorismo

Il Conservatorismo

Viceconte Massimo

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Sommario: Definizione del conservatorismo.Caratteri del conservatorismo.Il conservatorismo nelle diverse epoche storiche.I fondamenti del conservatorismo.L’origine della società secondo il conservatorismo.La negazione di uno stato naturale individualista.Il governo conservatore

 

* NOTA

Partendo dall’ampia analisi compiuta da Zeev Sternhell,abbiamo ritenuto di comporre una sorta di trilogia di saggi ,pubblicata sulla Rivista Diritto & Diritti, composta da una parte generale ( Giurisdizionalismo e diritto positivo) https://www.diritto.it/docs/29529/Giusnaturalismo_e_diritto_positivoTesto_corretto.pdf , e due parti specifiche ,delle quali la prima “Le origini della moderna democrazia e la c.d. dittatura della maggioranza”

https://www.diritto.it/categories/30_filosofia, la seconda Il Conservatorismo.L’ossatura del lavoro si rifà,senza meno al testo di Zeev Sternhell citato in bibliografia,con approfondimenti vari.

 

Definizione del conservatorismo

Progressismo e conservatorismo sono due categorie dello spirito che attraversano tutte le epoche.

Possiamo definire come “conservatorismo” quell’atteggiamento che rifiuta, in nome della tradizione, ogni cambiamento nell’assetto politico/sociale/culturale della società ;esso rappresenta la difesa dell’esistente,nella presunzione che ciò che esiste,per il fatto solo di esistere è”buono” [ secondo una certa corrente perché è stato voluto così da Dio].

Nell’antichità romana si parlava del c.d. “laudator temporis acti”.Con tale termine si intendeva l’estimatore dei costumi e delle forme politiche del passato:p.es. durante il principato colui che rimpiangeva l’epoca repubblicana; nella tarda epoca repubblicana colui, che , a fronte della (secondo lui) degenerazione dei costumi,dovuta all’affermarsi della cultura greca nel mondo romano,rimpiangeva i costumi più rigidi dell’antica Roma.

Quando si parla di conservatorismo ci si può riferire a 1) conservatorismo politico ( ossia conservazione delle istituzioni politiche); 2)conservatorismo sociale ( conservazione delle classi esistenti; conservazione dei costumi delle generazioni precedenti);

3)conservatorismo culturale(respinge le nuove forme culturli esaltando le antiche).

Ai progressisti corrispondono, secondo le categorie della politica,per lo più i c.d. democratici;ai conservatori corrispondono i c.d. liberali.Ma ciò non è sempre vero.

Caratteri del conservatorismo.

  • Appellarsi alla continuità storica della società ( la tradizione come fondamento di tutto)

  • Considerare buono l’esistente,accettare la propria condizione sociale in quanto derivante dalla condizione dei propri ascendenti(antenati)

  • Accettazione pressoché totale delle istituzioni politiche in essere, respingendo i cambiamenti soprattutto se violenti e repentini.

  • Negare l’esistenza di un presunto stato di natura

  • Affermare l’esistenza di un patto storico tra le generazioni

  • Respingere l’idea di un progresso continuo della società

Il Conservatorismo nelle diverse epoche storiche

Medioevo

Il conservatorismo fu senz’altro atteggiamento tipico del Medioevo.

L’incertezza della vita continuamente messa in pericolo dalle invasioni barbariche, il conseguente rifugiarsi degli individui nella religione,sia come istituzione che potesse in qualche modo proteggerli materialmente ,sia che desse all’animo quello scudo che potesse fare sopportare le disgrazie che colpivano pressoché quotidianamente le famiglie, fece sì che non ci fosse spazio per interessi diversi dalla salvaguardia della incolumità fisica e delle proprietà senza che si potesse menomamente concepire e formulare programmi per un futuro che si presentava estremamente incerto.

Ne derivò un quadro caratterizzato da un forte immobilismo con le sole vie di uscita dell’ascesi e del sogno.

< Una profonda rassegnazione per la miseria terrena caratterizza lo stato d’animo con il quale viene osservata la realtà quotidiana, non appena alla giovanile gioia di vivere o al cieco godimento subentra l’età della riflessione. Dov’è il mondo migliore che ogni epoca è portata a vagheggiare?

L’aspirazione a una vita migliore ha avuto di fronte a sé in ogni tempo tre vie per raggiungere la meta lontana. La prima portava direttamente fuori dal mondo: è la via dell’ascesi. In questo caso una vita migliore sembra raggiungibile unicamente nell’aldilà e può essere soltanto una liberazione da ogni cosa terrena; ogni attenzione prestata al mondo ritarda la salvezza promessa. Ogni civiltà superiore ha percorso questa strada; il Cristianesimo aveva inculcato questo ideale così fortemente negli spiriti, sia a livello di vita individuale che come fondamento culturale, da impedire quasi, per molto tempo, di percorrere la seconda via.

Questa era la via che conduceva al miglioramento e al perfezionamento del mondo stesso. Il Medioevo ha conosciuto appena questo ideale. In questo periodo il mondo era considerato buono e era cattivo nella misura in cui poteva esserlo, vale a dire che tutte le istituzioni, in fin dei conti volute da Dio, erano buone; è il peccato dell’uomo che tiene il mondo nella miseria. Quell’epoca non conosce, infatti, come stimolo al pensiero e all’azione, la lotta consapevole per migliorare e riformare le istituzioni sociali o politiche. Praticare il proprio mestiere in maniera virtuosa è l’unica cosa che possa giovare al mondo, ed anche in questo caso il vero scopo dell’operare

resta l’altra vita. Anche dove viene creata una nuova forma sociale, all’inizio la si considera come un ripristino del buon diritto antico o come la abolizione di abusi tramite una delega data all’autorità a questo preposta. L’istituzione cosciente di organismi concepiti davvero come nuovi è rara anche nella intensa opera legislativa che la monarchia francese conobbe sin dai tempi di San Luigi e che i duchi di Borgogna continuarono nei loro stati. Che con quel lavoro si dia modo all’ordinamento statale di svilupparsi verso forme più efficaci è un fatto del quale non sono ancora, o solo a malapena, consapevoli. Non hanno in mente un progetto per il futuro, né un ideale; ancora una volta è soprattutto l’applicazione immediata del loro potere e l’adempimento dei loro doveri per amore del benessere comune che li spinge a emanare ordinanze e insediare collegi di giudici.

Niente ha così fortemente contribuito a creare quell’atmosfera di pessimismo e di disperazione nei confronti dell’avvenire quanto questa assenza di una volontà collettiva di costruire un mondo migliore e più felice. Nel mondo stesso non c’era alcuna promessa di cose migliori. Chi anelava al meglio e tuttavia non riusciva ad allontanarsi dal mondo e da tutte le sue piacevolezze, aveva davanti a sé solo la disperazione; non trovava in alcun luogo né speranza né letizia; al mondo restava ancora poco da vivere, e in quel poco non c’era che miseria. Quando si intraprenderà la strada del miglioramento del mondo, inizierà una nuova epoca, nella quale la paura di vivere cederà il posto al coraggio e alla speranza. In realtà questo concetto è ribadito soltanto nel XVIII secolo. Il Rinascimento aveva attinto da altre gioie il suo ottimismo. Solo il XVIII secolo innalza l’idea di rendere migliore l’uomo e la società a suo dogma fondamentale, e l’ideale economico e sociale del secolo seguente perde solo quell’ingenuità, non il coraggio e l’ottimismo.

La terza via a una vita migliore è quella del sogno. E’ la via più facile, che però lascia la meta sempre ugualmente lontana. Se la realtà terrena è così inevitabilmente penosa e la rinuncia al mondo così difficile, allora lasciateci colorare la vita di belle apparenze, fuggire nel mondo dei sogni e ,delle fantasie luminose, mitigare la realtà con l’estasi dell’ideale. E’ sufficiente un semplice tema, un unico accordo, per far risuonare la fuga avvincente: è sufficiente la speranza nella felicità sognata di un passato più bello, uno sguardo sul suo eroismo e la sua virtù, oppure l’allegro raggio di sole della vita in mezzo alla natura e secondo il suo esempio. Su questi pochi temi, il tema eroico, il tema della saggezza e il tema bucolico è stata costruita tutta la cultura letteraria dall’antichità in poi. Il Medioevo, il Rinascimento, il XVIII e il XIX secolo, tutti insieme non trovano molto di più che nuove variazioni sulla vecchia canzone.

Tuttavia, questa terza via a una vita migliore, l’evasione dalla dura realtà verso una bella illusione, è solamente un motivo letterario? Sicuramente è qualcosa di più. Influisce sulla forma e sul contenuto della vita sociale altrettanto bene come le altre due tendenze, ed è tanto più forte quanto più primitiva è la civiltà.> ( Huizinga, L’Autunno del Medioevo)

Rinascimento

Sappiamo che nel rinascimento vi fu un risveglio delle coscienze,favorito anche dalla riscoperta della civiltà romana,di cui gli italiani si sentivano a ragione gli eredi.

Quasi contemporaneamente si verificava quella frattura nel mondo cristiano nota coma Riforma che diede origine al protestantesimo, che consentiva il contatto diretto tra l’individuo e la divinità senza la necessaria mediazione delle strutture ecclesiastiche.

Alcuni fanno risalire a questa età il progressismo con l’affermazione del principio che l’uomo poteva essere l’artefice del proprio mondo e del proprio destino.

Altri avvertirono sì questa forte novità, questa “svolta” nello svolgimento della storia dell’uomo,svolta che si consolidò nel Secolo XVII,c.d. Secolo dei Lumi,dove il principio della ragione critica che governa il mondo dell’uomo fu affermato ancor più decisamente,ma non la valutarono positivamente ,ritenendola la causa di tanti disordini e sovversioni che si verificarono fino alla epocale rivoluzione francese ed in particolare al tremendo periodo del “terrore”, che certamente dovette scuotere tante coscienze di coloro che vi assistettero o ne ebbero notizia. immediata, e di conseguenza continuarono a praticare,sostenere e diffondere i principi del conservatorismo

La querelle des anciens e des modernes.

Parte integrante di questa dialettica /progressismo//conservatorismo fu la famosa disputa sulla superiorità dei moderni o degli antichi.In quest’ultimo caso,ove cioè si fosse riconosciuta la superiorità degli antichi avrebbe prevalso l’ideologia conservatrice,riconoscendo autorità alla storia e al passato,epoche nelle quali si sarebbe creato ,in tutti i campi ,il meglio;nell’altro caso,ove cioè si fosse riconosciuta la superiorità dei moderni avrebbe prevalso l’idea di un perenne progresso.A favore di quest’ultima posizione si schierarono,in primis,gli illuministi,a favore della prima posizione si espressero i conservatori.A tale corrente può ascriversi il Vico con la sua celebre teoria dei corsi e ricorsi,per la quale dopo un periodo di sviluppo ne seguiva un altro di regresso e così via per sempre nella sua storia ideale eterna.

Alla base delle teorie conservatrici v’è una concezione del mondo ,opposta a quella dell’ individualismo razionalista,secondo la quale è la ragione che detta le regole al mondo e afferma l’esistenza di diritti universali, concezione,quella conservatrice, che invece valorizza il sentimento,gli istinti ,la fede religiosa e che accetta i diritti in quanto storici e i privilegi esistenti e in genere i diritti particolari.

Generalmente vngono considerati i padri fondatori del conservatorismo moderno Giambattista Vico, Edmund Burke,Herder Johann Gottfried

 

 

I fondamenti del conservatorismo

L’uomo non è il vero attore della storia

.Non compete a lui determinare il suo destino.L’umanità non è guidata da sé stessa ma è guidata dalla provvidenza.La storia ubbidisce solo al disegno divino.

La ragione invocata dagli illuministi non è capace di dominare gli eventi storici attraverso l’organizzazione delle istituzioni politiche.

L’uomo è quello cha hanno fatto di lui i suoi antenati.

E ancora <L’uomo perché agisce crede di agire da solo; e poiché ha coscienza della sua libertà,dimentica la sua dipendenza.Nell’ordine fisico intende ragione,e sebbene possa, per esempio , piantare una ghianda,innaffiarla,ecc. è capace tuttavia di convenire che non è lui a fare le querce e ,poiché vede l’albero crescere e perfezionarsi senza che il potere umano vi abbia parte,e poiché,d’altra parte,non è stato lui a fare la ghianda; ma nell’ordine sociale,in cui è presente e operante,si mette a credere di essere realmente l’autore diretto di tutto ciò che si fa per suo mezzo:in un certo senso,è la cazzuola che si crede architetto.L’uomo è intelligente,è libero,è sublime,senza dubbio:ma non per questo cessa di essere un utensile di Dio>(De Maistre)

<Il corso della Provvidenza passa anche su milioni di cadaveri per raggiungere quel fine che è il suo > ( Herder op.cit.

<Che sei tu mai uomo singolo con le tue passioni,capacità, contributi?>…<La sconfitta delle mie forze,che sono fatte per quella totalità che è un giorno,un anno,una nazione,un secolo,tutto questo attesta che nulla son io,che tutto è la totalità> e ancora <non vedi formica che col tuo piccolo passo non fai che arrampicarti sulla grande ruota del destino> .

M anche come attore della storia è visto il soggetto collettivo rappresentato dalla comunità, dal gruppo,dalla nazione,dall’etnia cui appartiene l’uomo con le sue tradizioni,la sua lingua la sua cultura.I conservatori vedono il corpo sociale come un organismo vivente.

 

Contro il mito del progresso continuo della società

 

Kant pensava che l’uomo fosse chiamato a un destino tanto elevato che nessun individuo avrebbe potuto realizzarlo nei limiti della propria esistenza. Ciò comporta che le generazioni anteriori sembrano «solo affaticarsi per quelle che sopravvengono, per preparare a esse un gradino da cui possano elevare l’edificio al quale la natura mira». Ne deriva pertanto che nessun individuo e nessuna generazione bastano a se stessi e non rappresentano altro che un gradino nel cammino dell’umanità verso la libertà e la giustizia e verso nuove forme di organizzazione politica.Herder risponde che «nessun individuo può credere di esistere in vista di un altro individuo o della posterità».Altrove : «Ogni essere vivente gioisce della sua vita e non sta a domandarsi e ad almanaccare per qual fine esiste. La sua esistenza è per lui scopo e il suo scopo l’esistenza». L’attacco a Kant prosegue con l’invocazione della provvidenza e con uno sguardo pieno di meraviglia sul mondo non europeo, che non è corrotto dal razionalismo: «Quel sentimento semplice, profondo, insostituibile dell’esistenza è la felicità, una piccola goccia di quel mare infinito della beatitudine totale, che è in tutto e si compiace in tutto. Di qui quell’indistruttibile serenità e gioia che molti europei hanno ammirato sui volti e nella vita dei popoli stranieri, perché essi non la provavano in sé nel loro irrequieto darsi da fare».

Qualche frase dopo, l’autore continua: «che cosa vorrebbe mai dire il fatto che l’uomo, come noi lo conosciamo sulla terra, sia fatto per una crescita infinita delle forze della sua anima», o l’idea che «tutte le generazioni sono state fatte soltanto per l’ultima generazione, che troneggia sull’impalcatura crollata della felicità di tutte le generazioni precedenti?».( da ZeevSternhell op.cit.)

Fin dall’ora famoso saggio Ancora una filosofia etc., Herder scriveva alludendo a un mero disegno della provvidenza operante nella storia. <Ma non esiston forse manifestamente un progresso, uno sviluppo, una sintesi in senso piú elevato di quello che si è vagheggiato?……>

<Lungi perciò da queste meschine obiezioni che falsano la visuale e la mira nostra, poniamoci dritti in faccia alla grandiosa totalità del processo.>

<E sempre tutto non è perciò altro se non eterno sforzo verso qualcosa……. Procede verso qualcosa di grande, quasi teatro di una finalità che tutto guidi sulla Terra>

<Se pur mi riuscisse di ricollegare le diverse scene senza confonderle, se potessi mostrare come dipendano le une dalle altre, si sviluppino l’una dall’altra, si perdano l’una nell’altra, come ognuna di esse, singolarmente presa, rappresenti soltanto un momento e, nel processo, divenga unicamente mezzo ad un fine, che visione, che nobile uso della storia umana, quale incitamento a sperare, ad agire, a credere, anche quando tutto sfugga al nostro sguardo, anche quando non tutto giungessimo a vedere.>.

E più esplicitamentepag.94 op.cit.< non pensò infine, la nostra creatura pansofa, che, per quanto riguarda l’umanità, doveva esistere un gran disegno totale di Dio>.

 

L’origine della società secondo il conservatorismo

Sull’origine della società si contrappongono,nel pensiero moderno, due visioni:

1) la visione giusnaturalistica che da uno stato di natura,in cui l’uomo è titolare di diritti universali-inalienabili, esposto però alle aggressioni continue dei propri simili,a seguito di un c.d. contratto sociale,in forza del quale gli individui rinunciano alla giustizia privata,nasce una società governata dalla volontà della maggioranza che in sostituzione della giustizia privata istituisce un giudice comune che decide di tutte le controversie;.

2)la visione del conservatorismo che rifiuta l’esistenza di uno stato di natura individualista,ravvisando solo la dimensione sociale dell’uomo, che forgia la società civile attraverso i costumi e la loro evoluzione,in ottemperanza a un patto storico generazionale,che lega padri e figli,governanti e popolo , affidando il governo della società a èlites.

Il patto storico

Il vero patto che dà origine alla società politica non è ,come volevano i philosophes del XVIII secolo, il contratto sociale descritto da Locke e Rousseau .

Nei secoli XVII e XVIII molti guardavano alla Costituzione inglese come ad un modello, sia i progressisti-razionalisti che i conservatori anti-illuministi.

Essa veniva rivalutata e spesso contrapposta al contratto sociale degli illuministi .

La Costituzione non è un contratto fittizio inventato da Rousseau, ma un contratto reale ove tutte le parti si collegano le une alle altre e si sentono collegate, è un’eredità trasmessa da una generazione all’altra.

<La società è certamente un contratto> dice Burke ma un contratto agli antipodi di quell’atto liberamente espresso da individui che agiscono in funzione dei loro bisogni e interessi, quindi per nulla utilitarista, come invece lo vogliono Locke e Rousseau. < Si tratta della condivisione di ogni scienza, di ogni arte, di ogni virtù e di ogni perfezione.>dice ancora Burke.

E ancora e più precisamente.< Dato che i suoi scopi non sono perseguibili se non nel corso di molte generazioni, diviene un’unione non solo fra i viventi, ma fra questi, quanti sono defunti e quanti ancora debbono nascere. Infatti, ogni contratto di ogni singolo Stato è solo una clausola del grande e primigenio contratto della società eterna, unione delle nature più meschine e di quelle più nobili, nonché connessione fra mondo visibile e mondo invisibile, secondo un patto immutabile sanzionato dal giuramento inviolabile che sostiene tutte le nature fisiche e morali, ognuna nel proprio luogo stabilito. >

Su questo punto si incentra il dibattito tra Burke e i membri della Revolution Society.

Secondo Burke la famosa Rivoluzione Gloriosa del 1688 non fu,come si vorrebbe una rivoluzione ma piuttosto e soltanto una riconferma della tradizione inglese.:< Questa[la rivoluzione] fu fatta per conservare le nostre leggi e le nostre libertà certe e antiche, e quell’antica struttura di governo che è la nostra sola garanzia di diritto e di libertà. Se si desidera conoscere lo spirito della nostra Costituzione e la linea politica prevalsa dal grandioso periodo che l’ha sancita fino ai nostri giorni, li si cerchi entrambi, per favore, nella nostra storia, nei nostri documenti e nei nostri decreti e diari parlamentari,>

Storicismo e tradizione (Vico)

Tale orientamento considera la nascita dello Stato in forza della socialità propria dell’uomo;nascita delle istituzioni attraverso uno sviluppo nel tempo.La società civile sarebbe stata ordinata dalla consuetudine non ordinata per legge; i costumi umani sarebbero usciti dalla natura comune delle nazioni.

La negazione di uno stato di natura individualista( in cui gli uomini perseguono utiliristicamente i propri scopi e ,titolari di diritti naturali , esercitano la giustizia privata)

La visione etico-religiosa di Herder

In Herder non esiste uno stato di natura individualista che permetta di concepire la società come il prodotto artificiale della volontà liberamente espressa da uomini uniti da un contratto prima sociale e poi di governo. Per Herder all’origine dell’umanità non si trova l’individuo ma una società costituita, una società patriarcale e autoritaria che vive nel timore di Dio nella quale egli vede la società ideale.L’opera di Herder (Ancora una filosofia della storia) comincia con uno sguardo pieno d’amore per l’epoca dei patriarchi, concepita come origine della specie: Herder canta «la storia dei primi sviluppi dell’umana specie, quale ci viene narrata nel più antico fra i libri» . La culla dell’umanità è là.

In questo modo Herder vuole risalire alle origini per cogliere «l’umanità nelle sue prime inclinazioni, nei suoi primi costumi e istituti […], le eterne basi, per tutti i secoli, dell’educazione degli uomini: saggezza a guisa di scienza».

Ecco dove risiede l’ideale: «la vita tranquilla e insieme errabonda, la paterna capanna dei Patriarchi», una famiglia dove la donna è «creata per lui», di discendenti fino alla terza e quarta generazione diretti dal padre di famiglia, «che tutti egli guidava sulle vie della religione, del diritto, dell’ordine e della felicità».

La visione storicistica di Burke

Il vero motore della società civile per Burke non è la volontà del singolo mossa dai propri interessi.

Il vero motore è la Tradizione e l’Ereditarietà..

E ancora :< la nostra riforma più antica è quella della Magna Charta. Si osserverà come Sir Edward Coke, il grande oracolo del nostro diritto, e in verità tutti i grandi uomini che lo seguono, fino a Blackstone, s’ingegnino a convalidare la discendenza genealogica delle nostre libertà. Essi cercano di dimostrare come l’antico documento, la Magna Charta di re Giovanni, si colleghi a un altro documento di diritto positivo promulgato da Enrico I e come entrambi non siano nulla di più che riaffermazioni dell’ancor più antico diritto vigente nel regno. Dal punto di vista fattuale, questi autori sembrano avere in gran parte ragione. Forse non l’hanno sempre; ma se i giuristi sbagliano su alcuni particolari, ciò conferma ancor più fortemente la mia posizione, mostrando il poderoso favore nei confronti dell’antichità costantemente nutrito dagli spiriti di tutti i nostri giurisperiti, di tutti i nostri governanti e di tutte le persone che essi desiderano influenzare, nonché 1’immutabllità della politica di questo regno nel considerare i più sacri diritti e le più sacre franchigie quali eredità>. I diritti veri non escono da un presunto stato di natura bensì dalla continuità della storia inglese.

<Multosque per annos stat fortuna domus et avi numerantur avorum>: una catena che risale alle origini.

<giacché io considero solo l’uomo in una società civile>Burke op.cit. pag.82

<L’uomo non può contemporaneamente godere dei diritti della condizione civile e di quelli di una condizione incivile.> Ibidem,pag.83

 

La visione di De Maistre

La società per de Maistre «è antica quanto l’uomo» e questo «stato immaginario […] chiamato “stato di natura” non è mai esistito. Ne consegue ovviamente che i diritti dell’uomo non esistono, poiché la società costituita è vecchia quanto l’individuo.

Gli inglesi non avrebbero mai chiesto la Magna Charta se i privilegi della nazione non fossero stati violati, ma non l’avrebbero chiesta nemmeno se i privilegi non fossero esistiti prima di essa.

 

Diritti storici e diritti assoluti

E’ tipico del conservatorismo valorizzare i diritti storici a fronte dei c.d. diritti assoluti.

Vedi Burke

:< Gli astratti “diritti dell’uomo”contro i diritti tradizionali che gli inglesi hanno ereditato dai propri avi.

Valorizzazone dei diritti storici

52 Nella famosa legge del terzo anno di regno di Carlo I, detta Petizione dei Diritti. il Parlamento dice al re: <I vostri sudditi hanno ereditato questa libertà’>, e ne afferma le franchigie non sulla base di princìpi astratti come “i diritti dell’uomo”, ma quali diritti d’inglesi e quale patrimonio trasmesso dai loro progenitori. Selden e gli altri grandi dotti che redassero quel documento conoscevano almeno quanto i predicatori dei nostri pulpiti e della vostra tribuna…… tutte le teorie generali concernenti i “diritti degli uomini”. Ma, per ragioni degne di quella saggezza concreta che ne

rimpiazzava la scienza teorica, preferirono questo titolo positivo, documentato ed ereditario a tutto quanto risulta caro all’uomo e al cittadino, ovvero a quel vago diritto astratto che avrebbe permesso a qualunque selvaggio spirito litigioso di bistrattare e di fare a pezzi la loro certa eredità.

53 La medesima linea di condotta pervade tutte le leggi che da quel momento sono state emanate con lo scopo di preservare le nostre libertà. Nel primo anno di regno di Guglielmo e di Maria, nel noto statuto detto Dichiarazione dei Diritti, le due Camere non pronunciano una sillaba relativa a «un diritto di progettare un governo da noi stessi». Si noterà come tutta la loro preoccupazione fosse quella di garantire la religione, le leggi e le libertà possedute da lungo tempo e poco prima messe in pericolo. «Prendendo nella più seria considerazione i mezzi migliori per organizzare uno Stato in modo che la loro religione, le loro leggi e le loro libertà non potessero essere nuovamente minacciate di sovversione>, inaugurarono tutte le loro sedute affermando <in primo luogo> – si trattava di uno di quei mezzi migliori – di fare <come di solito hanno fatto i loro avi in casi simili al fine di rivendicare i propri diritti e le proprie libertà antiche, asserire cioè» – e poi pregare il re e la regina <perché lo si potesse dichiarare e promulgare> – «che tutti e ognuno i diritti e le libertà affermati e sanciti sono i veri antichi e incontrovertibili diritti e libertà del popolo di questo regno>.

Rigetto dei diritti assoluti

< I diritti dell’uomo” sono una mina vagante che spazzerà via

le consuetudini normative.

89 Non c’è dunque da meravigliarsi se chi considera le istituzioni del proprio Paese come illegittime e usurpate, al massimo come illusione vana, è pronto ad accogliere, con entusiasmo bramoso e passionale, i modelli forniti da altri popoli. Fino a quando ne è preda, sarà inutile parlargli degli avi, delle leggi fondamentali del Paese nonché della forma immutabile di una Costituzione i cui meriti sono stati confermati dalla solida verifica di una lunga esperienza e da una crescita costante della forza e della prosperità nazionali. Per costui, l’esperienza è la povera sapienza degli illetterati e, quanto al resto, egli cela sottoterra una mina che spazzerà via con un’unica enorme esplosione tutti gli esempi tratti dall’antichità, dai precedenti, dagli statuti e dagli atti parlamentari: egli, infatti, possiede i “diritti dell’uomo”. Contro questi, non vi è consuetudine normativa, non vi è trattato che obblighi, non è ammessa transazione: ogni piccolo elemento detratto dalle loro pretese assolute costituisce frode e ingiustizia. Davanti a questi diritti dell’uomo, nessun governo ritenga che la propria lunga esistenza o la giustizia e la mitezza della propria amministrazione siano protezioni efficaci. Se la sua forma non quadrerà con le dottrine dei teoreti, poco conterà che esso sia antico e benevolo: subirà lo stesso destino della tirannia più violenta o dell’usurpazione più recente. Infatti, non è l’abuso del potere da parte dei governi a essere messo in discussione, ma la legittimità stessa del titolo con cui quelli amministrano.

 

Il governo conservatore

Oltre,ovviamente, a forme monarchiche del resto ammesse (purchè non assolute) anche dai teorici del contratto sociale(v.Locke) lo sbocco naturale dei regimi conservatori è rappresentato da una oligarchia ( governo delle élites).

A Burke va bene un Parlamento, purché questo non dipenda, né nel reclutamento né nel funzionamento, dalla volontà degli elettori, per quanto ristretto sia il corpo elettorale. Ancora una volta egli afferma la propria convinzione che il sistema inglese di rappresentanza è «molto vicino alla perfezione permessa dalla natura umana e dall’imperfezione che regge necessariamente gli affari umani». Un corpo elettorale il più limitato possibile, consultazioni le meno frequenti possibile, questo è il modo di limitare i danni. Il sistema al quale vanno davvero le simpatie di Burke è quello della «rappresentanza virtuale» (virtual representation) o «rappresentanza di fatto», che è uno dei grandi principi della sua linea politica. Consiste in una rappresentanza senza elezione, una rappresentanza della società per mezzo delle sue élites stabilite, per mezzo dei suoi elementi migliori secondo la natura delle cose. Sono i capi naturali che devono parlare a nome del popolo. Perché <la rappresentanza virtuale consiste in una comunanza di interessi e in una solidarietà di sentimenti e di desideri tra coloro che agiscono in nome di un gruppo di persone e le persone in nome delle quali agiscono, anche se i mandatari (trustees) non sono scelti da loro. Questa è la rappresentanza virtuale.Io penso che in molti casi tale sistema di rappresentanza sia migliore della rappresentanza reale. Ne possiede la maggior parte dei vantaggi senza molti dei suoi inconvenienti; corregge le irregolarità della rappresentanza.>.

 

Bibliografia

Zeev Sternhell Control’illuminismo-Dal XVIII secono alla Guerra Fredda Baldini Castaldi Dalai editore

De Maistre Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche e delle altre istituzioni umane

Huizinga L’Autunno del Medioevo Grandi Tascabili economici Newton 2007 Newton Compton editore,Srl

Edmund Burke Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia , Ideazione editrice 1998

Johann Gottfried Herder Ancora una filosofia della storia per l’educazione dell’umanità Einaudi editore 1971

Galli Carlo I Controrivoluzionari Antologia di scritti politici a cura di…Il Mulino 1981

 


Viceconte Massimo

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