Il congedo di paternità non si applica ai dipendenti statali: lo ha chiarito la Funzione pubblica

di Redazione

Lilla Laperuta

Nella nota del 20 febbraio 2013 il Dipartimento della Funzione pubblica ha escluso che si possa applicare ai dipendenti statali la disciplina del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo del padre lavoratore, prevista dall’art. 4, comma 24, L. 92/2012 (riforma del lavoro) e dal relativo decreto attuativo (D.M. 22 dicembre 2012).

La riforma del lavoro ha introdotto il congedo di paternità obbligatorio di un giorno, spettante al padre lavoratore entro i 5 mesi dalla nascita del figlio, e quello facoltativo di altri due giorni in sostituzione della madre durante il periodo di astensione obbligatoria. Durante le assenze ci sarà una indennità giornaliera Inps del 100% della retribuzione.

In particolare si è affermato che “….la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165 del 2001, atteso che, come disposto dall’art. 1, commi 7 e 8, della citata L. n. 92/2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Pertanto, per i dipendenti pubblici rimangono validi ed applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel D.Lgs. n. 151 del 2001 e nei CCNL di comparto”.

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