I diritti della comunità e gli “altri”

I diritti della comunità e gli “altri”

Sabetta Sergio

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I diritti fondamentali o diritti dell’uomo a cui si ricollegano i diritti reali propri di ciascun soggetto, come membro economico di una comunità, se teoricamente si riconoscono a ciascun essere umano per il solo fatto di esistere, di fatto sono parte della sfera economica entro cui il soggetto agisce e per cui viene riconosciuto. L’esternalità al gruppo, quale comunità con proprie regole e interessi, comporta la perdita della possibile realizzazione dei diritti fondamentali per il singolo, che li acquista potenzialmente solo nel momento in cui entra nel territorio della comunità e ne diventa parte della catena economica.

La sfera economica per cui è parte ha una sua variabilità nei confini, il cui allargarsi rientra nelle possibilità tecnologiche, il rapporto fra il commercio e la tecnologia determina l’ampiezza della sfera comunitaria e la possibilità di inclusione od esclusione; gli aspetti identitari psicologici e sociali agiscono quale consolidamento dell’inserimento nell’ambito tecnologico e quindi economico, l’ideologia che ne nasce razionalizza le potenzialità espresse (Le Couteur – Burreson).

La comunità nella sua potenzialità espansiva tecnologica ed economica crea la sfera dei diritti che possono convivere con la negazione degli stessi per gli altri, fino alla loro inclusione nella potenzialità del ciclo economico, circostanza che viene esaltata dal crescere della tecnologia stessa.

Lo stesso sviluppo dei sistemi coloniali ha imposto ed evidenziato tale sottile distinzione nelle sfere dei rapporti umani, basti pensare all’espansione coloniale olandese per la ricerca monopolistica nelle spezie nelle isole del sud-est asiatico (Le Couteur – Burreson).

Anche in questo caso i diritti dell’uomo, come una qualsiasi ideologia, lascia emergere solo una parte del campo visivo si che l’invisibile diventa un contrappeso al visibile e l’importanza accordata al riconoscimento pubblico di tali diritti fa scomparire le relazioni che lo sottendono, ne nasce una esigenza di chiarezza a pena di subirne uno svuotamento (Moreau).

D’altronde il riconoscimento generalizzato di tali diritti indipendentemente dalle capacità produttive tecnologiche, in presenza di masse umane notevoli non compenetrate e difficilmente nell’immediato gestibili economicamente, porta al rischio per reazione della menomazione di un’applicazione fattuale di tali diritti.

Il riconoscimento dei diritti naturali acquista pertanto una valenza formale, volontaristica ma non reale, se non inserita nel ciclo economico in quanto la società è “ il luogo degli interessi e dei bisogni” (Moreau) ed una cosa è il potere della volontà e un altro quello della tecnica, dobbiamo considerare che la lotta per imporre strutture familiari ed economiche è anche una lotta politica e quindi ideologica che necessita di una teoria della società civile (Moreau); la conflittualità diventa pertanto uno degli elementi teorici insiti allo sviluppo tecnologico, come già evidenziato da Hegel nell’analisi dell’incipiente sviluppo industriale, circostanza che impone l’intervento di un ente regolatore supremo il quale viene dallo stesso individuato nello Stato, senza per questo poterne riconoscere l’assoluta imparzialità.

D’altronde già per i fisiocratici la nazione non è che un dato contabile pratico (Chatelet) e lo stesso Adam Smith designa la nazione quale spazio economico per un’attività di mercato in cui l’uomo acquista valore non tanto per l’esistere quanto per il suo inserirsi nell’attività economica (Mairet), essere cittadini e titolari di diritti vuol dire valorizzare e non tanto solo esistere, come gli indigeni privi di diritti nell’età coloniale percorrono ma non valorizzano lo spazio (Korinman-Ronai).

Tuttavia, l’essere parte del sistema economico se da una parte riconosce i diritti fondamentali e i conseguenti diritti reali, dall’altra non garantisce l’emotività dell’appropriarsi effettivo dei diritti se il soggetto deve porsi senza legami stabili, con una flessibilità totale che lo rende informe e vulnerabile (Bauman).

 

Bibliografia

  • P. Le Couteur . J Burreson, I bottoni di Napoleone. Come 17 molecole hanno cambiato la storia, Longanesi 2006;

  • AA. VV. , Storia delle ideologie, a cura di F. Chatelet e G. Mairet, Rizzoli 1978;

  • Z. Bauman, L’etica in un mondo di consumatori, Laterza 2010;

  • G. W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza 1974.

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