Ha senso una nuova assemblea costituente o una nuova bicamerale per le riforme costituzionali?

Ha senso una nuova assemblea costituente o una nuova bicamerale per le riforme costituzionali?

Trabucco Daniele

Versione PDF del documento

L’avvio della XVI legislatura ed il ruolo fondamentale assunto dalla Lega Nord nella compagine governativa, portano alla ribalta il tema delle riforme costituzionali, in particolare quello legato ad una trasformazione federalista dello Stato dopo la blanda revisione costituzionale del Titolo V nel 2001. E, da più parti, è stato invocata una nuova Assemblea Costituente o una nuova Bicamerale ritenute più duttili per il raggiungimento di larghe intese e più favorevoli a garantire un giusto compromesso fra le diverse forze politiche. Tuttavia, l’esperienza della Bicamerale D’Alema nel 1997 così come quella precedente Jotti-De Mita, che pure operò in un clima politico diverso, hanno dimostrato come procedimenti speciali alternativi all’art. 138 Cost., che disciplina l’iter di modifica della Costituzione, si sono rivelati strumenti di radicalizzazione della discussione sulle riforme costituzionali nonché di strumentalizzazione politico-elettorale. Pertanto, il seguire, per future revisioni costituzionali, la procedura aggravata dell’art. 138 non solo appare più in linea con il dettato costituzionale vigente ma evita discontinuità e rotture del sistema. Semmai, sarebbe opportuno, come osservato da Giuseppe De Vergottini costituzionalista bolognese, differenziare il metodo delle riforme e prevedere, accanto ad un procedimento ordinario di revisione, uno speciale e funzionale, sulla falsariga dell’art. 138 Cost., per le grandi riforme ma pur sempre idoneo ad attivare, secondo l’espressione di Costantino Mortati, le “controforze” rispetto alle dinamiche del principio maggioritario. Per garantire, però, il contraddittorio tra le forze politiche in un ambito così delicato, quale quello delle riforme costituzionali, risulterebbe comunque necessario alzare le maggioranze ora previste affinché ogni modifica della Carta non venga utilizzata in funzione di interessi egoistici della maggioranza politica sia frustrando il senso e la ragione d’essere delle norme costituzionali (cioè il loro essere norme condivise) sia finendo per politicizzare la Costituzione.
 
Daniele Trabucco
Università di Padova

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it