“Ha da passà 'a nuttata” , a proposito di Cass. Sez.U. 26972/2008

“Ha da passà ‘a nuttata” , a proposito di Cass. Sez.U. 26972/2008

di Cendon Paolo

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  1. Due sono le cose buone della recente sentenza Sez.U. 26972/2008 sul danno esistenziale/non patrimoniale:
 
(a) aver ricordato a tutti quali sono i pilastri del risarcimento in tema di danno non patrimoniale, e cioè il principio del “risarcimento integrale”, e la necessità dunque (ad es. in tema di famiglia, di lavoro, ma non solo) di tener conto degli “aspetti relazionali” della persona;
 
( b) aver rimarcato che, ai fini della condanna risarcitoria, occorrerà sia stato colpito a monte un bene della persona di rango costituzionale, con un deciso no quindi ai danni c.d. bagatellari (contro i quali, va detto,    quando davvero bagatellari,   gli esistenzialisti si sono sempre battuti; per quel che mi concerne,   nel saggio “Esistere e non   esistere”, del 2000, esemplificavo a un certo punto: “ .. nessuna protezione .. per attività quali l’invio sistematico di lettere anonime, la frequentazione giornaliera della sala-corse, il voyeurismo rispetto alla casa di fronte, le ubriacature del sabato sera, le scorribande da hooligan, la collezione di trofei amorosi, i bagni d’inverno nel mare ghiacciato, l’attaccare bottoni con tutti, il canticchiare sottovoce ai concerti sinfonici, l’appostamento a qualche Vip, le richieste di elemosina per strada, i travestimenti fuori carnevale, le ostentazioni aristocratiche, la coltivazione di società segrete”).
 
 2. E’ vero che ci sono poi, in quel testo delle Sez.U.,   scompostezze varie, crociate da streghe di Salem (povero danno esistenziale, quando mai, nel pensiero di chi l’ha concepito, ha preteso di essere risarcito sempre e comunque, oltre i confini dell’antigiuridicità!), contraddizioni, indulgenze eccessive per una locuzione che, fondata com’è su un “non” puro e semplice, più di tanto non può dire all’interprete, antianimalismi estremi, semplificazioni, confusioni continue fra piano del danno e piano del contra ius, ossessività da litania – dovute verosimilmente alla pressione di qualche assicuratore, a un po’ di arroganza da ermellini, soprattutto al fastidio per l’idea che, in tempi in cui più di una famiglia non arriva alla quarta settimana, qualche anima blandula possa ottenere il risarcimento per futilità e capricci vari –    ma questo non deve   farci perdere di vista il buono che c’è in quella pronuncia.
 
 3. Ci dovrà spingere, semmai, ad aiutare la Corte a venir   percepita/utilizzata, diffusivamente, nella sua parte migliore e più felice (si pensi anche al sì ribadito ufficialmente al consequenzialismo, oppure al sì al danno non patrimoniale da contratto, cose tutte “triestine” pure queste), a fare insomma gli “amministratori di sostegno” delle Sez.U. 2008, che in fondo, furori iconoclastici a parte, chiedono solamente che tutto nella sostanza, per quanto riguarda il danno esistenziale (non magari sub specie di “categoria”, piuttosto come “criterio di descrizione/accertamento di una data tipologia ripercussionale”, nella determinazione del quantum), rimanga esattamente come prima (cos’altro è mai stata    questa figura, però, se non uno specchio di sapore antropologico/costituzionale per dei contraccolpi da tempo   silenziosamente risarciti alla vittima?),   e che si chiamino però le cose con altri vocaboli –   sperando così che qualche giudice di pace troppo “pazzariello” rimanga, voglia il Cielo,   intimidito e disarmato.

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