Green pass in tribunale: le regole per gli avvocati

di Luisa Di Giacomo, Avv.
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Continua la serie di Domande&Risposte per aiutarvi a chiarire i dubbi sull’applicazione del green pass. Un modo semplice e chiaro per ottenere risposte ai molti dubbi che ancora nascono.

Oggi parliamo di avvocati ed accesso ai Tribunali (Palazzi di Giustizia) e delle regole per accedere alle udienze.

Per tutto quanto non specificamente menzionato qui, restano valide le risposte già date nei precedenti articoli.

Indice:

  1. Chi deve avere il green pass per accedere ai tribunali?
  2. Chi non è sottoposto all’obbligo di green pass per accedere in tribunale?
  3. Quale tipo di green pass servirà per l’accesso in tribunale?
  4. Da quando entra in vigore l’obbligo di green pass per gli avvocati?
  5. Quali sono le conseguenze in caso di mancata esibizione o possesso del green pass per i magistrati ed i dipendenti del tribunale?
  6. Quali sono le conseguenze in caso di mancata esibizione o possesso del green pass per gli altri soggetti?
  7. Quali sono le conseguenze in caso di mancata esibizione o possesso del green pass per gli avvocati?

1. Chi deve avere il green pass per accedere ai tribunali?

I magistrati, togati ed onorari, il personale dipendente del Tribunale, gli avvocati, i consulenti di parte, i periti ed i consulenti del Giudice.

2. Chi non è sottoposto all’obbligo di green pass per accedere in tribunale?

Le parti dei processi civili e penali ed i testimoni. Tuttavia, dal 1° febbraio 2022 e fino alla cessazione dello stato di emergenza (31 marzo 2022) è obbligatorio il green pass base (ottenuto col tampone) per accedere a pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari, attività commerciali (fatte salve quelle necessarie per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona, individuate con apposito dpcm che verrà emesso entro quindici giorni a decorrere dall’8 gennaio); dunque, poiché il Tribunale è a tutti gli effetti un ufficio pubblico, è probabile un chiarimento su questo punto.

3. Quale tipo di green pass servirà per l’accesso in tribunale?

Per tutti i soggetti, indipendentemente dal ruolo e dal motivo per cui entrano in Tribunale al di sopra dei 50 anni di età, servirà il green pass rafforzato, in quanto per tutti i cittadini italiani o residenti in Italia vige l’obbligo vaccinale. Per chi ha meno di 50 anni sarà sufficiente il green pass base (anche per gli avvocati, in quanto, nel momento in cui si scrive, è ancora possibile per gli infra cinquantenni recarsi al lavoro col green pass base).

4. Da quando entra in vigore l’obbligo di green pass per gli avvocati?

Su questo punto non c’è chiarezza e gli organismi dell’avvocatura hanno richiesto un chiarimento al Ministro Cartabia. Alcuni Tribunali italiani l’hanno resa immediatamente obbligatoria, a partire dal giorno di entrata in vigore del decreto 1/2022, ovvero dall’8 gennaio 2022. Secondo gli organismi forensi l’obbligo dovrebbe decorrere dal 1° febbraio prossimo.

5. Quali sono le conseguenze in caso di mancata esibizione o possesso del green pass per i magistrati ed i dipendenti del tribunale?

In quanto lavoratori dipendenti, i magistrati ed il personale del Tribunale saranno soggetti alle conseguenze previste per il personale dipendente, ovvero divieto di accesso al luogo di lavoro, addebito di assenza ingiustificata con sospensione dello stipendio, ma senza alcuna sanzione disciplinare

6. Quali sono le conseguenze in caso di mancata esibizione o possesso del green pass per gli altri soggetti?

Chi non sarà in possesso del green pass o non lo esibirà al controllo non potrà accedere gli uffici giudiziari.

7. Quali sono le conseguenze in caso di mancata esibizione o possesso del green pass per gli avvocati?

Gli avvocati non potranno accedere al Palazzo di Giustizia.

Di conseguenza non potranno svolgere il loro ruolo di patrocinio in udienza.

È fondamentale rilevare che in questo caso l’assenza dell’avvocato non verrà considerata un legittimo impedimento, ovvero l’avvocato verrà considerato assente ingiustificato in udienza, con tutte le conseguenze di carattere deontologico e di responsabilità professionale che ne deriveranno.

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Luisa Di Giacomo

Si è laureata a pieni voti all’Università di Torino, ha studiato in Francia e negli Stati Uniti e da quindici anni svolge la professione di avvocato. Mediatore professionista e docente presso Master e corsi specialistici in materia di mediazione, dal 2012 si occupa esclusivamente di privacy e protezione di dati personali. Ha conseguito il Master Federprivacy nel 2016, è DPO in una ventina di Comuni ed Enti Pubblici in Piemonte e consulente privacy per aziende in ambito sanitario e tecnologico.


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