“Grande fratello” sulle società partecipate

“Grande fratello” sulle società partecipate

di Redazione

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Lo prevede il decreto taglia spese approvato in C.d.M. giovedì scorso: gli enti locali dovranno vigilare sui conti e i movimenti delle società partecipate. Esclusi i comuni sotto i 5mila abitanti

 

di Francesco Maltoni (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Enti locali, parte il “Grande fratello” sulle partecipate. Secondo quanto previsto dal decreto taglia spese, rivolto a tutti i livelli di governo e approvato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri, gli enti locali dovranno attivare un monitoraggio continuo delle società da essi partecipate, al fine di scongiurare voragini di bilancio non direttamente ascrivibili alla gestione dell’ente locale stesso.
L’occhio del governo, che ha puntato a ridurre gli sprechi dalle regioni alle province, ai comuni con il provvedimento ufficializzato la scorsa settimana, non ha dunque ignorato l’ambito delle società partecipate, che ora dovranno essere tenute sotto controllo da una struttura ad hoc, sotto la responsabilità dello stesso ente locale. Insomma, la norma introduce, in materia, il principio della gestione e organizzazione autonoma da parte degli enti locali chiamati a vigilare sui conti e i movimenti delle società partecipate. Dalla novità saranno esclusi i comuni sotto i 5mila abitanti.
Va premesso che, in ottica di risultati complessivi, sia dell’ente locale che delle società partecipate, la rilevazione verrà svolta con ricorso a bilancio consolidato, collegato alle varie competenze economiche. Secondo quanto prevede il decreto varato dal Governo, saranno direttamente le amministrazioni a disporre “preventivamente, in riferimento all’articolo 170, comma 6, gli obiettivi gestionali a cui deve tendere la società partecipata, secondo standard qualitativi e quantitativi“. Tutto ciò, prosegue il decreto, organizzando “un idoneo sistema informativo finalizzato a rilevare i rapporti finanziari tra l’ente proprietario e la società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa delle società, i contratti di servizio, la qualità dei servizi, il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica”.
Capitolo nevralgico della funzione di controllo sulle partecipate, sarà quella di garantire un comprovato livello di professionalità dei funzionari, al fine di instaurare uno metodico sistema di rapporti, seppur di natura eterogenea, con la partecipata stessa. Agli enti locali verrà comunque lasciata possibilità di basare gli standard di controllo secondo la tipologia e la prossimità delle relazioni che intercorrono tra l’amministrazione e la società di cui l’ente stesso è partecipante: una possibilità di manovra in più per i funzionari, che, comunque, non potranno discostarsi dallo spettro di standard qualitativi e quantitativi definiti a priori, in sede di relazione previsionale e programmatica.
Ciò che l’ente locale è convocato a realizzare, secondo il nuovo decreto approvato dal Governo, consta non solo nel controllo regolare in merito all’efficienza delle società partecipate, ma anche nelle eventuali “perdite di rotta” delle società stesse dagli scopi prefissati. Definiti, sempre in sede previsionale, gli obiettivi delle partecipate e il fabbisogno economico necessario per il loro raggiungimento, l’amministrazione è insomma chiamata a sorvegliare il rispetto degli standard fissati, sia nel merito dell’obiettivo che sui capitoli di spesa. In caso di allontanamento dal piano concordato, l’ente “individua le opportune azioni correttive, anche in riferimento – prosegue il decreto del governo – a possibili squilibri economico-finanziari rilevanti per il bilancio dell’ente”.
Per espletare al meglio questa funzione di controllo, l’ente locale non potrà prescindere dalla realizzazione di un ampio sistema di osservazione della partecipata, che tenga in considerazione la sostenibilità della società e la sua capacità di rispondere ai bisogni per cui è stata chiamata a intervenire. Dunque, si presterà attenzione agli aspetti più eminentemente societari, quali la salute finanziaria, la corretta distribuzione degli incarichi e l’affidabilità generale in sede contabile. Parallelamente, dovrà essere svolta una relazione attenta sulla qualità dei servizi erogati dalla partecipata, sui contratti stipulati e l’avvicinamento costante del comportamento della di essa ai vincoli e alle norme di provenienza pubblica, ivi incluse, naturalmente, le voci di bilancio.

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