Garante privacy: per la tranquillità di utenti e consumatori no alle telefonate mute

di Redazione

È proprio sul fenomeno delle telefonate mute, quelle cioè nelle quali il destinatario, dopo aver sollevato il ricevitore, non viene messo in comunicazione con alcun interlocutore che il Garante per la privacy, nel comunicato stampa del 15 dicembre 2011, ha dettato alcune prescrizioni. Ciò che ha spinto l’Autorità all’intervento è lo spropositato aumento delle segnalazioni per chiamate di questo tipo che gli abbonati rivolgono all’Autorità.

Il fenomeno nasce dall’uso da parte delle aziende di sistemi di instradamento automatico di telefonate con la finalità di mettere in comunicazione gli utenti contattati con i call center addetti alla promozione di servizi e prodotti di quelle stesse aziende: tuttavia, tali sistemi se impropriamente utilizzati possono provocare gravi disagi agli utenti.

È quanto accaduto con un’importante società energetica, la prima ad essere finita nel mirino del Garante. Il sistema utilizzato dalla società prevedeva, infatti, la possibilità di inoltrare ai numerosi call center un numero di telefonate anche molto superiore alla capacità ricettiva degli operatori: questo al fine di evitare tempi morti o inattività. Di conseguenza, però, non per tutte le chiamate c’era sempre un operatore disponibile, pertanto, chi rispondeva si trovava spesso di fronte ad una telefonata “muta” che, soprattutto se ripetuta, generava negli utenti fastidi e anche allarme.

L’Autorità ha, dunque, prescritto una serie di misure per evitare di insidiare la tranquillità di utenti e consumatori: è necessario, infatti, che chi si dota di sistemi di chiamata di questo tipo utilizzi accorgimenti che impediscano la reiterazione di una telefonata “muta” ed escludano la possibilità di chiamare quel numero per almeno trenta giorni.

In caso di mancato adempimento alle misure prescritte la società rischia una sanzione amministrativa che va da 30mila a 120mila euro.

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