Federalismo, la ricetta di Bankitalia

Federalismo, la ricetta di Bankitalia

Redazione

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Il Governatore Draghi: i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino. Per la prima volta in 30 anni entrate e spese degli enti locali sono diminuite

 

Articolo di Fortunato Laurendi tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

 

“Una manovra tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionali, orientata a favore della crescita, potrebbe, anche mediante una significativa riduzione dei premi al rischio che gravano sui tassi d’interesse italiani, sostanzialmente limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico”. Lo ha detto nel corso delle considerazioni finali il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aggiungendo che “il federalismo fiscale può aiutare, responsabilizzando tutti i livelli di governo, imponendo rigidi vincoli di bilancio, avvicinando i cittadini alla gestione degli affari pubblici. Due condizioni sono cruciali: che i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino; che si preveda un serrato controllo di legalità sugli enti a cui il decentramento affida ampie responsabilità di spesa”. Positivo il commento di Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia. “Un’ottima relazione – dice – dominata dalle indicazioni relative alla necessità di tornare alla crescita e di ridurre la spesa pubblica. Ma spicca in essa, ed è particolarmente apprezzabile, anche il passaggio sul federalismo fiscale, con le due relative “condizioni cruciali” indicate dal Governatore: che i nuovi tributi locali non si sommino a quelli centrali e che si istituisca un serrato controllo di legalità sugli enti a cui il decentramento affida ampie responsabilità di spesa. Una condizione, quest’ultima, finora totalmente da tutti ignorata e che – conclude – appare invece vieppiù indispensabile, come a suo tempo segnalato dalla Confedilizia”. E anche Adiconsum ritiene che sia di urgente attuazione la riduzione della fiscalità dello Stato centrale, a fronte dell’aumento dei tributi locali. “Non è possibile – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Vicario – che le due imposizioni si sommino a danno di cittadini e contribuenti. per dare forza alla ripresa sono necessarie politiche retributive migliori così da rilanciare i consumi, che oggi a mala pena tengono esclusivamente per l’erosione del risparmio familiare accumulato in passato”. “Le considerazioni finali del Governatore Mario Draghi sono improntate al realismo e all’ottimismo della volontà per permettere all’Italia di uscire dal tunnel della crisi e dal lungo periodo di bassa crescita”, dichiara il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, in una nota. “Si tratta – aggiunge – di un contributo molto importante e autorevole che richiama il Governo al dovere di procedere con rigore e determinazione riformista, eliminando la cattiva spesa pubblica e alleggerendo la pressione fiscale senza compromettere in alcun modo l’equilibrio dei conti pubblici”. Entrando nel merito delle dichiarazioni di Draghi, Brunetta ha anticipato quelle che potrebbero essere le linee della manovra del Governo di rilancio dell’economia. Il Governatore evidenzia come “per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose. Una manovra cosiffatta inciderebbe sulla già debole ripresa dell’economia, fino a sottrarle circa due punti di Pil in tre anni”. “Crescita e sostenibilità dei conti pubblici possono essere coniugate solo con tagli selettivi e orientati all’efficienza”, sottolinea Brunetta. Il Governatore sollecita infatti “un’accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato; affinando gli indicatori di efficienza dei diversi centri di servizio pubblico (uffici, scuole, ospedali, tribunali) al fine di conseguire miglioramenti capillari nell’organizzazione e nel funzionamento delle strutture; proseguendo negli sforzi già avviati per rendere più efficienti le amministrazioni pubbliche; impiegando una parte dei risparmi così ottenuti in investimenti infrastrutturali”. “Spetta adesso al Governo”, conclude il ministro, “far tesoro di queste indicazioni e procedere tempestivamente all’adozione di tutte le misure, già nell’agenda dell’esecutivo, per contribuire alla crescita e al rilancio dell’economia e del Paese”.

I DATI SULLE ENTRATE
Per la prima volta negli ultimi trent’anni, sia le entrate sia le spese delle amministrazioni locali sono diminuite. È quanto si legge nella relazione annuale della Banca d’Italia. Il calo delle entrate, spiega, è stato tuttavia più intenso. Il disavanzo è pertanto salito allo 0,5% del Pil (dallo 0,3 del 2009). Le entrate totali sono diminuite del 2,9% (al 15,3% del Pil) a causa della contrazione dei trasferimenti da altri enti pubblici e dall’estero (-8,3% complessivamente). Le entrate tributarie hanno ripreso a crescere (del 2,8%, al 6,1% del Pil), dopo essere calate nel 2008 e nel 2009. Nel 2010 le spese complessive delle Amministrazioni locali sono scese dell`1,9% (al 15,8% del Pil). La spesa sanitaria, prosegue il documento, rappresenta oltre la metà delle spese correnti delle amministrazioni locali e circa l`80% di quelle delle Regioni. Nel 2010 essa è cresciuta del 2,7 per cento (3,8 e 6,2 in media all’anno rispettivamente nel quinquennio e nel decennio precedente), rimanendo invariata in rapporto al prodotto (7,3%). Quanto ai derivati, Bankitalia sottolinea che è proseguita la riduzione dell’utilizzo di strumenti finanziari derivati da parte delle amministrazioni locali, risentendo della chiusura anticipata di operazioni in essere. Gli enti, dal giugno del 2008, ricorda Via Nazionale, non possono stipulare nuovi contratti fino all’entrata in vigore di un regolamento del Mef di riordino della disciplina.

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