Estetica, etica e controllo

Estetica, etica e controllo

Sabetta Sergio

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Lo spirito è irresistibilmente ammaliato dal posto lasciato vuoto dal senso” (Baudrillard, 81- Della seduzione, SE ed. 1997), ma il vuoto non è che il prodotto dell’insignificanza, di una potenza mancata del significante.

Il controllo è sempre stato visto come un feedback dei rapporti di forza economici, basato su una logica circolare in cui si instaurano rapporti economico- giuridici tra controllore e controllato, ma qualcosa di più profondo vive nella trauma dei suoi rapporti.

La logica prevalente oggigiorno è una interpretazione della logica come calcolo, ma Bochenski rigetta una tale interpretazione della logica verso un “sistema logistico”nel quale questa diventa un linguaggio con un proprio contenuto, dove le forme logiche sono strutture sintattiche che sviluppate costituiscono struttura per l’ontologia generale.

Se la logica è una elaborazione formale e sistemica il materiale è predefinito da una indagine ontologica che talvolta diventa informale e intuitiva nella categorizzazione delle entità in generale (Bochenski), si strutturano sistemi e sub-sistemi nei quali si intrecciano varie forme di controllo da quelle gestionali a quelle economico-contabili, da quelle strategico-direzionali a quelle sociali.

Come già ricordato, la complessità del sistema comporta una selettività dei collegamenti che, ai fini di una semplificazione gestionale, subiscono una differenziazione funzionale e una successiva gerarchizzazione (Luhman), questo porta alla necessità di modelli teoricamente perfetti quali strumenti atti alla comparazione e confronto con segmenti della complessità reale dei sistemi, al fine di capirne meglio il funzionamento (Turner).

L’instabilità e il rischio che ne consegue è anche in parte originato dall’eccesso di interconnessioni, che unite all’irresponsabilità dell’agire a seguito di una copertura pubblica totale da paragonarsi a una copertura assicurativa totale pagata dalla collettività, induce a una cultura del rischio che viene a superare sia le leggi morali che giuridiche, come osserva Turner le relazioni commerciali sono basate su leggi che devono essere riconosciute e applicate in quanto “vi sono delle implicazioni per quanto riguarda il modo di applicare la liberalizzazione degli scambi e quanto ai rapporti ricorrenti fra gli interessi commerciali, l’etica e le preoccupazioni di carattere politico” (Turner, 394, Just Capital, Laterza, 2004).

Gli azzardi morali uniti alla mancanza di una visione della complessità da parte della politica, che rinuncia in tal modo al suo dovere primario di mediare e guidare, frenando dove necessario, porta a rischi quali la trappola finanziaria degli alti debiti a fronte di una stabilità monetaria che non ne permette il rientro attraverso l’inflazione, quindi con una riduzione indiretta della capacità di spesa meno avvertibile nell’immediato, ma solo attraverso tagli diretti alla spesa e prelevamenti forzosi, pertanto molto più dolorosi.

Si superano le interconnessioni tra sistemi, non si affrontano le problematiche di instabilità che ne nascono, rimettendo tutto a chi verrà.

La necessità dell’aumento della produttività in tutti i settori economici al fine di mantenere la ricchezza, non può tramutarsi in un economicismo esasperato che superino i valori stessi che stanno alla base di una comunità escludendo di proposito qualsiasi aspetto morale (Sandel), pena il rinnegare le stesse basi della cultura occidentale e il decadere dei beni collettivi da riproporre a livello di e per singoli gruppi economici.

In questo il concetto di controllo acquista una valenza nuova di valutazione della sostenibilità del collettivo privato o pubblico che sia, un controllo che nella sua valenza etica ondeggiante tra una necessità individualista e le esigenze cooperative generaliste passa attraverso stati di fase, che culturalmente determinano dei salti di soglia con nuove esigenze e nuove etiche.

Essendo i sistemi sociali complessi e a multilivello vi è un’estetica che si esprime nel passaggio dell’osservatore tra la simmetria e l’asimmetria, nella prima vi è la ricerca del particolare entro degli obiettivi prefissati, nella seconda una visione generale in cui l’attenzione si fissa sulle intersezioni e i contatti tra sub-sistemi.

Nella simmetria i dati vengono filtrati per obiettivi, scremati secondo necessità, al contrario nell’asimmetria una massa di dati la più vasta possibile favorisce la ricerca di increspature che denotino anomalie, punti di attenzione a seguito dell’interferire di sistemi.

Nell’asimmetria si cercano i rapporti interni al sistema nonché le proporzioni e le percentuali che ne nascono, nell’asimmetria l’attenzione si sposta dall’interno del sistema alla periferia dello stesso, si seguono i contorni alla ricerca dei punti di interferenza con altri sistemi, solo cambiando il livello di osservazione si otterrà una nuova visione di insieme e ciò che era asimmetrico riacquisterà una nuova simmetria, la scomposizione caotica si ricomporrà in sistema, secondo un’ottica frattale.

L’insieme varierà come nei dipinti dei “divisionisti” o dei “macchiaioli”, nei quali le macchie di colore dai contorni imprecisi riacquistano un senso visivo all’allontanarsi al piano di osservazione.

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