Ricorrono per cassazione i condòmini eccependo, tra l’altro, la violazione e falsa applicazione degli artt. 844, 2043, 2051 e 2059 c.c.

La Corte di Cassazione investita della questione ricorda i propri precedenti per cui <<allorché le immissioni intollerabili originino da un immobile condotto in locazione, dunque, la responsabilità ex art. 2043 cod. civ. per i danni da esse derivanti può essere affermata nei confronti del proprietario, locatore dell’immobile, solo se il medesimo abbia concorso alla realizzazione del fatto dannoso, e non già per avere omesso di rivolgere al conduttore una formale diffida ad adottare gli interventi necessari ad impedire pregiudizi a carico di terzi (Cass. Civ. Sez. III sent del 28/05/2015 n.11125)>>.

Nel caso concreto, afferma il giudice di legittimità, <<la domanda risarcitoria poteva essere proposta nei confronti del proprietario solo se egli avesse concorso alla realizzazione del fatto dannoso, quale autore o coautore dello stesso, mentre il solo fatto di essere proprietario, ancorché consapevole, ma senza alcun apporto causale al fatto dannoso, non è idoneo a realizzare una sua responsabilità aquiliana. Apporto causale all’evento dannoso che la Corte territoriale ha escluso in base alla valutazione, logicamente argomentata, delle circostanze di fatto e delle risultanze probatorie, in considerazione, non soltanto della già evidenziata insussistenza di carenze strutturali dell’immobile e del divieto di immissioni sonore, specificamente previsto nel contratto di locazione, ma anche del comportamento tenuto dal proprietario dei locali, il quale risultava essersi in concreto adoperato presso il conduttore, sia verbalmente, che mediante diffida scritta, per la cessazione delle immissioni>>.

Appare evidente, infatti, che la domanda risarcitoria per responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c., può essere esperita solo nei confronti del soggetto a cui la responsabilità dell’evento dannoso può essere imputata, pertanto, l’azione è esperibile nei confronti dell’autore del fatto illecito e nei confronti del custode ex art. 2051 c.c.


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