Equo processo, approvata la direttiva europea sul diritto di difesa per gli accusati in qualunque Stato membro si trovino

Equo processo, approvata la direttiva europea sul diritto di difesa per gli accusati in qualunque Stato membro si trovino

Redazione

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Lilla Laperuta

Conquistata un’altra tappa fondamentale nella tabella di marcia stabilita dall’Unione europea in favore del rafforzamento dei diritti procedurali di indagati o imputati in procedimenti penali. A breve infatti sarà pubblicata la direttiva approvata lo scorso 7 ottobre dai 28 Ministri della Giustizia dell’Unione europea sul diritto di difesa per i sospettati e gli accusati in qualunque Stato membro si trovino. Il nuovo provvedimento, si ricorda, costituisce l’ulteriore tassello integrante una strategia legislativa globale volta a garantire un nucleo minimo di diritti processuali nei procedimenti penali nell’Unione europea. Le iniziative già intraprese in questa direzione sono la direttiva 2010/64/UE, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali che dovrà essere recepita entro il 27 ottobre prossimo, e la direttiva nota come «Lettera dei diritti» (2012/13/Ue) da recepirsi entro il 2 giugno 2014.

Queste le nuove principali garanzie-chiave:

a) l’accesso ad un avvocato (“di persona”) per garantire non solo che gli indagati siano consapevoli dei propri diritti, ma anche che tali diritti non siano violati attraverso maltrattamenti o comportamenti intimidatori da parte della polizia;

b) l’accesso ad un avvocato deve essere fornito il prima possibile; al più tardi, al momento dell’arresto;

c) le comunicazioni confidenziali con l’avvocato devono essere sufficientemente tutelate;

d) l’assistenza legale deve essere resa disponibile sia nello Stato di emissione che in quello di esecuzione per coloro che sono ricercati sulla base di un mandato di arresto europeo;

e) la presenza dell’avvocato è prevista dall’interrogatorio alla sentenza e deve essere verbalizzata, oltre che negli interrogatori, anche nel corso dei riconoscimenti, dei confronti e durante la ricostruzione della scena del crimine;

f) il diritto di comunicare di persona con autorità consolari in caso di arresto;

g) il diritto di comunicare al più presto con una persona indicata dall’accusato (ad esempio, un parente o il datore di lavoro), per informarla dell’arresto.

La direttiva creerà obblighi in capo agli Stati membri che, una volta implementati (il termine previsto per l’adeguamento è di 3 anni) potranno essere fatti valere dinanzi alle autorità giurisdizionali degli Stati membri.  La Corte di giustizia europea costituirà il mezzo di ricorso in caso di mancato rispetto e ciò, congiuntamente al potere della Commissione di promuovere procedimenti di infrazione contro gli Stati membri, costituirà un forte incentivo affinché questi ultimi rispettino i propri obblighi derivanti dal nuovo provvedimento.

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