Equo compenso: commento sul nuovo decreto 148/2017

Equo compenso: il D.L. 16 ottobre 2017 n. 148

Ianniello Nicola

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Commento al Decreto n. 148/2017

In sede di conversione del decreto legge in oggetto il Senato ha apportato modificazioni, in particolare l’aggiunta dell’art. 19 quaterdecies il quale dispone l’introduzione dell’art. 13 bis nella L. 31.12.2012 (legge professionale) e che in buona sostanza tenta di far entrare dalla finestra ciò che non riesce ad entrare dalla porta e cioè l’istituto dell’equo compenso.

Tale norma rispecchia, salvo aggiustamenti, il disegno di legge n. 2858 del senatore Sacconi, comunicato alla presidenza il 14 giugno 2017, il quale si preoccupa della crisi vissuta dalle professioni ordinistiche (un problema che sembra irrisolvibile fin dai tempi del Maestro Carnelutti che esclamava “Troppi avvocati!”) e ad un tempo della sfrenata concorrenza che si è scatenata per i c.d. Newcomers e per la quale non rimangono estranee neppure le gare al ribasso delle amministrazioni pubbliche.

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La dequalificazione della professione

Costoro vengono spinti ad accettare remunerazioni sottocosto con l’inevitabile dequalificazione delle prestazioni, tanto che il professionista oramai sembra sempre più spesso prendere il posto, nel rapporto contrattuale alla base dell’incarico, del soggetto più debole: già da tempo il professionista, nelle sue lamentele peraltro non infrequenti, ha dovuto fare ricorso all’art. 36 della Costituzione Italiana che reclama dignità in ogni retribuzione a favore di chi lavora e della sua famiglia in termini di proporzionalità tra la qualità e quantità del lavoro prestato.

Riflessioni

Ciò che viene avvertito ancor più incisivamente in tempi di forte calo dei redditi di guisa che non desta meraviglia se negli ultimi dieci anni le statistiche (TG1 del 1 dicembre 2017) indicano una diminuzione dei professionisti iscritti agli albi pari al 30%.
Mi sembra che sia ancora più realistico il pensiero di Gino Boeri, indimenticato avvocato milanese, il quale afferma che “nessuna professione è più pericolosa in tempi torbidi quanto quella dell’avvocato”.
Forse la volontà di rendere ogni cosa partecipe di un mondo basato solo sulle capacità imprenditoriali (alquanto avvertita nell’ambito europeo) travolgerà definitivamente anche gli studi professionali?

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