Doppio domicilio e percorso di mediazione familiare

Doppio domicilio e percorso di mediazione familiare

di Corbi Mariagabriella

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La legge 54/2006 ha avuto una un percorso molto accidentato, non a caso per il suo riconoscimento si sono resi necessari dodici anni e quattro legislature. In questi giorni è sottoposto ad ulteriore revisione e con il ddl sarà limitata la discrezionalità dei giudici, perché la bigenitorialità o «parità» del padre e della madre è stata spesso elusa, anche se era lo scopo primario della legge. Il decreto che approderà in discussione in Senato renderà giustizia al diritto del bambino di essere affidato a entrambi i genitori ed ostacolare gli «affidamenti esclusivi» alle madri, confidando che questa sia meno conflittuale.
Le novità principali sono costituite da:
– «doppio domicilio» del bambino;
– «l’obbligo di passare attraverso un centro di mediazione familiare prima della separazione».
La doppia residenza, già applicato in molti Paesi occidentali, è un ulteriore passo verso l’affidamento egualitario. «I danni da ”collocazione” esclusiva – osservano i senatori – sono evidenti».
Per ciò che concerne la mediazione familiare, questa è vista come uno «strumento di supporto alla coppia». Il principio ispiratore è dato dallo sradicare la vecchia tendenza giurisprudenziale che affidava il bambino ad uno solo genitore agevolando i principi di «bi-genitorialità».
L’altro elemento spinoso riguarda il mantenimento, fulcro delle separazioni. «Non è stato compreso – scrivono i senatori – il mantenimento diretto», che è «un diritto-dovere di entrambi i genitori» in «misura proporzionale al loro reddito», i due genitori, co- affidatari, devono responsabilizzarsi a «fornire personalmente al figlio i beni e i servizi di cui ha bisogno». Contrariamente all’opera dei magistrati che hanno pensato solo di stabilire un assegno per l’affidatario «risparmiandosi lo sforzo di individuare e ripartire i compiti di cura e, conseguentemente, i singoli capitoli di spesa», dai libri alle vacanze, dalle cure mediche alla casa, al cibo.
La mediazione familiare rappresenta oggi un valido strumento che offre ai coniugi un’opportunità per promuovere le risorse e sostenere competenze genitoriali  con particolare riguardo all’interesse dei figli.
Il percorso di mediazione familiare e la nuova figura professionale del mediatore familiare (formatosi con Master in Mediazione Familiare) rappresenta per  la coppia un’opportunità per visionare e valutare soluzioni innovative e personalizzate ai loro fabbisogni.
Il mediatore familiare, come figura neutrale ed imparziale, non giudica l’adeguatezza degli operati dei coniugi ma agevola e stimola in essi la ricerca di risorse idonee a sopperire le problematiche e i conflitti mediante  nuove forme di  comunicazione.
In vista  di separazione lo scopo della  mediazione familiare consiste nel raggiungimento di accordi prima sperimentati e poi scritti e firmati dalle parti coinvolte.
Gli accordi sottoscritti saranno visionati all’avvocato che, verificata la conformità del contenuto alla legge, provvede all’esecuzione mediante omologa del magistrato.
L’origine della mediazione familiare è negli Stati Uniti alla intorno fine ’60 e da qui si propaga in Canada sino a raggiungere e svilupparsi   in tutta l’Europa occidentale e negli anni ’90 compare in Italia come conseguenza dell’incremento del numero delle separazioni e dei divorzi.
Da allora, è tutto un tentare e promuovere un approccio conciliativo che ha portato a sperimentare, sulla scia di esperienze internazionali, strumenti integrativi e/o alternativi al processo giudiziario per la risoluzione dei conflitti .
Tale tendenza consente ad uno snellimento giurisdizionale, è notevole l’ induzione alla negoziazione delle parti in conflitto circa le rispettive richieste, uscendo dalla controversia con un accordo più “a misura” di coppia di gran lunga lontano da una logica che vuole sempre un vincitore e un perdente.
Bisogna dire che la mediazione familiare non è solo rivolta alle coppie che hanno già deciso di separarsi: come servizio di aiuto in caso di conflittualità familiare, possono avvalersi dell’ausilio del mediatore tutti coloro che si trovano a vivere una situazione di conflitto familiare e che sentono la necessità di trovare “una zona neutra” dove “confrontarsi per riconoscersi”,  esplicitare le proprie idee, o ritrovare un proprio ruolo coniugale o genitoriale deteriorato dal tempo o da contesti conflittuali.
Concludendo bisogna riconoscere l’importanza sociale che riveste la Mediazione Familiare nel prevenire che i due ex coniugi mettano in atto comportamenti lesivi per l’altro, per i figli o per sé stessi, è uno strumento atto ad elaborare il trauma della separazione, allo stato di disagio e mancanza di autostima dovuti alla sensazione di non avere chances per la soluzione dei propri problemi. La possibilità di esplicitare in un ambiente neutrale e avvalendosi del supporto del mediatore può rivelarsi utile nel contenimento e razionalizzazione dell’ansia, rabbia ed angoscia che una separazione scatena. In tale ottica, tale apporto professionale, utilizzando tecniche ben precise, viene interpretato come una transizione, cioè come passaggio fra una forma di equilibrio ad un’altra attraverso la capacità di proiettarsi, mediante il linguaggio, e trovando varie risorse per affrontare e risolvere i vari problemi Alternative Dispute Resolution (risoluzione alternativa delle controversie).
 
La mediazione rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi. Generalmente, e’ vero, il mediatore non impone nulla in merito al contenuto degli accordi (sui quali soltanto i coniugi hanno diritto di parola) egli ha comunque il dovere di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minaccino l’interesse dei bambini. Sono allora i figli, “i terzi assenti nel processo di mediazione”, i beneficiari privilegiati di questo tipo di intervento. Anche se non detto esplicitamente, infatti, le problematiche legate ai figli minori (scuola, amicizie, affetti, rapporti mantenuti con i genitori biologici) sono sempre preponderanti rispetto agli altri aspetti (economici, organizzativi) che si presentano nel corso di una crisi familiare.
 
Dottoressa in Scienze dell’educazione
Consulente dell’educazione familiare
Mediatrice Familiare

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