Diritto e Istituzioni nel vantaggio competitivo

Diritto e Istituzioni nel vantaggio competitivo

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

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         Gli economisti classici trovano nel costo del fattore lavoro l’unico elemento che differenzia i mercati per il resto considerati omogenei per definizione, si che la produttività di ciascun paese non è altro che il frutto della comparazione statica dei costi di produzione per unità di lavoro.
         Porter ha introdotto una concezione dinamica della competizione collegandola a quella di strategia in cui vi è un uso ampio e selettivo dell’innovazione quale fonte creatrice ma anche distruttrice.
La competizione vuol dire possedere elementi di superiorità difendibili nel tempo e come tali non rilevabili mediante semplici indicatori di performance i quali non potranno non riguardare che situazioni passate o presenti ma non future, ossia manifesteranno la presenza attuale di vantaggi competitivi ma non la loro sostenibilità nel tempo, in altre parole il “potenziale competitivo” inteso come capacità rigenerativa nel tempo delle fonti proprie del vantaggio competitivo stesso.
Possiamo considerare il vantaggio competitivo in termini di singola impresa o di sistema paese.
Nel primo caso si dovranno considerare tre strategie diverse :
 
 
1.     leadership di costo, in cui l’impresa punta ad ottenere il più basso costo nel settore in cui opera;
 
2.     differenziazione, in cui l’impresa cerca di creare una propria immagine spendibile che la differenzi dai concorrenti, eventualmente limitandola ai soli suoi prodotti;
 
3.     focalizzazione , l’impresa cerca un segmento di mercato compatibile alla propria organizzazione produttiva e di vendita.
 
 
Tradizionalmente si individuano due tipologie di vantaggi competitivi la prima propria dell’impresa ( firm – specific ), la seconda collegata ad una specifica localizzazione ( location – specific ) , tali vantaggi possono essere variamente combinati fra loro a seconda che il vantaggio si basi esclusivamente su elementi propri dell’export o anche sulla localizzazione, se non esclusivamente su questa.
In un’epoca storica di crescente globalizzazione le scelte di delocalizzazione e di dispersione geografica sono destinate ad accrescersi, creando maggiori interazioni tra vantaggi competitivi e vantaggi per delocalizzazione ( Dunning, Erramilli ).
Come osserva Caroli la delocalizzazione è legata alla valutazione di due aspetti:
 
·        i vantaggi acquisibili con l’insediamento in un determinato ambito territoriale ;
 
·        la trasferibilità di tali elementi alle varie unità dell’impresa localizzate in altri territori.
 
 
          In realtà i fattori location e firm – specific non sono isolabili ma interagiscono fra loro ed il problema per l’impresa non è solo la ricerca di una maggiore efficienza, quanto la definizione di una strategia competitiva, che tenendo conto dei vari fattori legati al vantaggio competitivo, riconfiguri una propria catena del valore internazionale.
          Se quanto finora detto è riferibile esclusivamente a livello di impresa, questa vive in un contesto paese si che il discorso sul vantaggio competitivo dovrà forzatamente allargarsi all’intero sistema paese e pertanto alle sue leggi e alle sue scelte di politica economica che potranno esaltare o erodere qualsiasi vantaggio acquisito, basti pensare a riguardo alle vicissitudini dei nostri distretti industriali.
          Mentre l’impresa si posiziona strategicamente nell’ambiente economico in funzione delle valutazioni da lei effettuate, in quanto l’ambiente è strumentale all’economicità aziendale, l’ente pubblico è parte di un “sistema di aziende pubbliche” condizionato da vincoli istituzionali, l’insieme delle cui azioni dovrebbe tutelare l’interesse collettivo. Questo comporta la nascita di esigenze di sistema per una efficace economicità, in altre parole cresce la necessità che vi sia un gioco di squadra in cui il risultato positivo del sistema pubblico non può essere dato da alcuna azienda pubblica singolarmente ma dall’ordinato agire di tutti gli istituti.
          Ecco emerge le necessità di un corretto assetto istituzionale, in particolare sulla distribuzione dei poteri decisionali relativi alle fonti di finanziamento al fine di sviluppare il binomio autonomia – responsabilità nell’agire collettivo.
           Come nella teoria del caos, un errore iniziale può metastatizzarsi in un errore di sistema a livello di risultato finale, tale da ridurre significativamente la qualità del risultato distruggendo qualsiasi capacità di sistema nel sostenere o creare un vantaggio competitivo a livello di paese, emerge chiaramente l’interazione tra paese e imprese nell’acquisizione di un effettivo e difendibile vantaggio competitivo e il relativo rischio per politiche esclusivamente settoriali che non siano parte di una strategia più ampia e complessiva, frutto di una visione globale.
 
 
 
 
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
 
·        M. Caroli, Globalizzazione e localizzazione dell’impresa internazionalizzata, Franco Angeli, 2000;
 
·        D. Depperu – D.Cerrato, Modelli D’internazionalizzazione, competitività e performance delle imprese, in “Economia & Management”, 53 – 70, ETAS, 6/2006;
 
·        M. E. Porter, Il vantaggio competitivo delle nazioni, Mondatori, 1991;
 
·        F. Longo, Federalismo e decentramento. Proposte economico aziendali per le riforme, Egea, 2001;
 
·        R. Laughlin, Il lato oscuro della protezione. In “Un universo diverso. Reinventare la fisica da cima a fondo”, Codice Edizioni – Le Scienze, 2006;
 
·        A. Zangrandi, Autonomia ed economicità nelle aziende pubbliche, Giuffrè, 1994.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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