Diritto ad un processo equo: approvata la legge che conferisce ai cittadini degli Stati membri dell’Ue il diritto all’informazione nei procedimenti penali

Diritto ad un processo equo: approvata la legge che conferisce ai cittadini degli Stati membri dell’Ue il diritto all’informazione nei procedimenti penali

Redazione

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Anna Costagliola

I Ministri della Giustizia dell’Unione europea hanno approvato una nuova legge proposta dalla Commissione a tutela del diritto degli imputati all’informazione durante il procedimento penale. La Commissione europea ha proposto la nuova legge nel luglio del 2010 nell’ambito di una serie di iniziative per affermare i diritti ad un processo equo da applicarsi in tutta l’Unione. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, autorizza infatti l’Unione a prendere provvedimenti per rafforzare i diritti dei suoi cittadini in linea con la Carta dei diritti fondamentali, in particolare i diritti della persona nella procedura penale. È in questa direzione che il nuovo provvedimento, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea, garantirà che i paesi dell’Unione forniscano a chiunque venga arrestato, ovvero sia oggetto di un mandato di arresto europeo una comunicazione dei diritti che elenca i diritti fondamentali spettanti nell’ambito del procedimento penale.

La novità, destinata a divenire operativa due anni dopo la pubblicazione della nuova legge nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, segna un importante e significativo passo in avanti nella tutela dei diritti dei cittadini europei. Fino ad oggi, infatti, le probabilità che i cittadini fossero informati correttamente dei propri diritti al momento dell’arresto o comunque nell’ipotesi di formulazione di accuse a proprio carico sono state assolutamente variabili in relazione a ciascuno Stato membro, sebbene tutti i 27 Paesi dell’Unione abbiano sottoscritto il diritto a un processo equo sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In alcuni Stati membri, ad esempio, gli indagati hanno sempre ricevuto solo informazioni orali sui propri diritti processuali, mentre in altri le informazioni scritte, fornite solo se richieste, sono apparse eccessivamente tecniche e complesse.

A scongiurare il rischio di errori giudiziari e a ridurre il numero degli appelli, il nuovo testo di legge interviene a garantire che gli indagati di un reato siano informati, da parte dello Stato membro che istruisce il procedimento, sui loro diritti in una lingua che comprendono. In caso di arresto, questi riceveranno informazioni per iscritto, in una comunicazione dei diritti redatta in un linguaggio semplice e di uso corrente. Detta comunicazione sarà fornita sistematicamente, anche se non richiesta, e, se necessario, gli indagati potranno ottenerne la traduzione.

La comunicazione dei diritti conterrà dettagli pratici relativi ai diritti delle persone arrestate o detenute, quali:

a) il diritto di non pronunciarsi;

b) il diritto ad un avvocato;

c) il diritto di essere informato dell’accusa;

d) il diritto alla traduzione e all’interpretazione in qualunque lingua, se non si comprende la lingua del procedimento;

e) il diritto di essere prontamente tradotto dinanzi a un’autorità giudiziaria;

f) il diritto di informare un terzo dell’avvenuto arresto o della detenzione.

Anche se la formulazione esatta della comunicazione è a discrezione degli Stati membri, la Commissione ha proposto un modello nelle 22 lingue dell’Unione, al fine di garantire la coerenza a beneficio di chi attraversa le frontiere e di ridurre le spese di traduzione.

Quello appena approvato dal Parlamento e dai Ministri della giustizia dell’Unione europea è il secondo provvedimento, promosso dalla Commissaria UE per la Giustizia, che è stato concepito per introdurre norme minime comuni dell’Unione nei procedimenti penali. Già nell’ottobre 2010 il Parlamento europeo ed il Consiglio avevano approvato la prima proposta che ha conferito agli indagati nei procedimenti penali il diritto alla traduzione e all’interpretazione nella propria lingua, dinanzi a tutti i giudici dell’Unione e in ogni fase del procedimento penale, anche nei contatti con il proprio legale. Questo primo passo verso un processo equo per tutti nell’intera Ue è stato seguito dall’odierno provvedimento, che pure contempla una serie di misure volte a stabilire norme europee comuni nei procedimenti penali, contribuendo ad aumentare la fiducia nello spazio europeo di giustizia.

Peraltro, nel giugno 2011, la Commissione ha presentato una terza proposta, attualmente oggetto di dibattito in sede di Parlamento europeo e di Consiglio, con cui si intende garantire il diritto di tutti gli indagati, in qualunque paese dell’Unione europea, di essere assistiti da un avvocato sin dal momento in cui vengono arrestati dalla polizia e fino alla conclusione del processo, nonché il diritto di comunicare con i familiari o con il datore di lavoro per informarli dell’arresto.

Nella direzione tesa a garantire i diritti minimi a un equo processo ovunque nell’Unione europea si inseriscono pertanto le proposte della Commissione europea, destinate a sfociare in altrettanti provvedimenti di legge, contenenti misure idonee ad assicurare gli indagati che beneficeranno dello stesso trattamento grazie a norme minime identiche in tutta l’Unione europea.

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